OMOFOBIA IN RETE

Solo nel mese del Pride +25%

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cms_26648/1.jpgDiscriminazione e violenza per motivi di orientamento sessuale; gay, lesbiche, trans, presi di mira non solo nella vita sociale ma anche nella loro vita social. Ogni mese, solo in Italia, vengono pubblicati online 5.300 contenuti con insulti omofobi e solo a giugno, mese del Pride, gli insulti sono saliti a 6.600 (ovvero il 25% in più). Approfittando del mese del Pride, Dentsu Italia, società di marketing specializzata in ricerche di mercato, ha analizzato le conversazioni digitali in riferimento all’hate speech e agli insulti più frequenti diretti alla community LGBTQ+. La ricerca è stata una vera e propria mappatura delle conversazioni online verbalizzate nel periodo dal 1° gennaio 2018 al 31 maggio 2022 su siti di news, blog, forum e social media. La ricerca rivela come il 40% degli utenti che promuovono l’hate speech contro persone LGBTQ+ sia di genere femminile con una concentrazione maggiore di conversazioni su Twitter (il 63%). Il documento prodotto permette di comprendere un certo grado di malessere presente all’interno di una società che abusa della presunta libertà di pensiero in rete per usare una forma di comunicazione violenta e altamente offensiva. Il fenomeno non è certamente limitato al solo mese dell’orgoglio gay, ma è una costante che si dipana nel corso dell’anno con valanghe di insulti, minacce, violenze verbali nei confronti di persone LGBTQ+.

cms_26648/2_1656813180.jpgNascondersi dietro uno pseudonimo o nickname per assumere il ruolo di hater, non è più una certezza per rimanere indenni di fronte alla legge: la Corte di Cassazione, infatti, con la sentenza 19359/2021 ha riconosciuto il carattere diffamatorio degli insulti omofobi lasciati su una delle piattaforme più frequentate al mondo, Facebook. Per i giudici la diffusione del messaggio, attraverso la pubblicazione delle frasi offensive sulla bacheca di Facebook, integra inoltre l’aggravante di cui all’art. 595 c.p. perché avvenuta su un social network ad ampia diffusione. Il fenomeno dell’odio online è purtroppo diventato una costante nel mondo dei social. Persone al di là di ogni sospetto diventano improvvisamente violente e usano il loro spazio digitale per vomitare la loro rabbia, la loro acredine, il loro dissenso, si sfogano cioè coram populo per assumere nello spazio del web e nel tempo di qualche minuto, una veste di improvvisa e immeritata notorietà basata sul gridare la propria rabbia nei confronti di persone comuni e personaggi pubblici. A conferma dell’ondata di rabbia, insulti e violenza verbale diffusi sulle piattaforme social, la sesta edizione della Mappa dell’Intolleranza relativa al 2020/2021 (un progetto ideato da Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con l’Università Statale di Milano, l’Università di Bari Aldo Moro, La Sapienza – Università di Roma e IT’STIME dell’Università Cattolica di Milano), ha estratto quasi 800.000 tweet dei quali quasi 560.000 negativi (il 69% circa vs. 31% positivi), contro una percentuale inversa lo scorso anno. Sono cresciuti non solo i messaggi di odio e di tenore discriminatorio, un segno evidente di una radicalizzazione del fenomeno nel corso del tempo, ma si è anche avuto un allargamento dei target dell’odio online. Le categorie interessate da tweet negativi e discriminatori rimangono le persone con disabilità che hanno ricevuto più tweet negativi di tutte le altre, le persone omosessuali, gli ebrei, le donne e gli islamici.

cms_26648/3.jpgOltre alla crescita di un fenomeno dilagante sotto ogni latitudine e oramai intergenerazionale, bisogna sottolineare che spesso ricerche e analisi sul dilagare dell’hate speech prendono sotto la lente di ingrandimento Twitter. Sebbene tra i social network non sia quello maggiormente utilizzato, la peculiarità di Twitter è di riuscire a modificare e costruire uno spazio pubblico contemporaneo grazie al suo specifico ecosistema mediale. Non solo. Twitter ha anche una grande semplicità d’uso con poche ed elementari regole: numero limitato di caratteri, uso dell’hashtag per avviare nuovi flussi comunicativi, possibilità di re-twittare, insomma è una comunità virtuale continuamente in relazione, una specie di piccolo mondo che dà la sensazione a chi lo abita di vicinanza e prossimità, una percezione tale da conferire all’utente di potersi permettere di dire qualsiasi cosa. Anche di insultare. Potere della disintermediazione e della personalizzazione, percorsi paralleli e fenomeni contemporanei che segnalano la progressiva affermazione dei media digitali nel far sì che utenti di ogni estrazione sociale, politica e religiosa possano prendere la parola in prima persona, eliminando definitivamente la mediazione degli old media. La nuova e succulenta possibilità da parte di ognuno di inscenare sulle piattaforme di condivisione un’autorappresentazione pubblica è un’opportunità di cui se ne approfitta l’utente generico, libero di protestare, inveire, indignarsi, odiare senza guardare in faccia nessuno nel marasma più totale di una molteplicità di attori.

Andrea Alessandrino

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