Non è il cervello a prendere decisioni, ma le coscienze dentro di noi

Nella maturità emotiva si cela la chiave della mancata influenza da parte del sistema sull’essere umano

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Sul Corriere della Sera di lunedì 7 novembre è uscito un articolo dal titolo:“Neuroeconomia: così il nostro cervello prende le decisioni” L’articolo in questione espone l’esito di alcuni studi dai quali emerge che le motivazioni all’acquisto di qualsiasi bene risiedono molto più spesso nelle emozioni piuttosto che nella pura razionalità. L’essere umano non sarebbe quindi così razionale nelle motivazioni all’acquisto, così come affermavano le teorie classiche.

Si legge nell’articolo: “…. È da tali considerazioni che si è sviluppata una nuova scienza, la neuroeconomia che mira a costruire un modello biologico dei processi decisionali in ambito economico. ……. Questa scienza mostra infatti come, nel prendere decisioni, il nostro cervello tenga in considerazione, oltre alla ragione, un altro elemento fondamentale: le emozioni, affetti e rapporti interpersonali come paura, propensione al rischio, rimpianto e fiducia. ………. Durante un esperimento è stato osservato che gli individui a cui veniva somministrata una dose di ossitocina (un neuro-peptide popolarmente chiamato “ormone dell’amore”) investivano somme di denaro più alte rispetto agli individui cui veniva dato un placebo. ….. La neuroeconomia tenta così di comprendere le basi neurochimiche delle nostre scelte, mostrando come nel “calcolo” finale che porta a una deliberazione di carattere economico il nostro cervello dia diritto di parola non solo alle aree razionali con i loro numeri, ma anche a quelle irrazionali con le loro emozioni.”

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Nel mio ultimo libro “Le 3 Menti Inconsce” riporto gli studi di McLean, che già negli anni ‘90 aveva individuato nel cervello tre aree che possono operare indipendentemente, sono il cervello retiliano, il mammaliano antico ed il neo mammaliano. Quindi, anche partendo da un approccio puramente razionale, siamo già a conoscenza che nell’essere umano operano tre soggetti indipendenti, il primo dei quali si occupa esclusivamente di tutte le funzioni del corpo fisico, il secondo che si occupa della gestione dei rapporti sociali attraverso le emozioni ed il terzo che gestisce i processi mentali quali la logica e la razionalità, attraverso il pensiero.

Ciò che alcune parti della scienza ancora si rifiutano di accettare è l’esistenza della coscienza, anzi delle coscienze, quali autori di tutte le espressioni della vita. Eppure la biologia insegna che la singola cellula è intelligente, è in grado di percepire gli stimoli provenienti dall’esterno e dopo averli valutati sulla base della propria memoria, di reagire ad essi. Questo è intelligenza, ma cos’è l’intelligenza se non un attributo della coscienza. Ciò che determina qualsiasi forma di vita è il Sé fisico.
Nel 2010, studi scientifici dell’ università di Bonn e di ricercatori americani hanno dimostrato che il suono di una voce che saluta fa bene alle piante, alcuni fiori reagiscono al contatto con la mano dell’ uomo. Gli studiosi sono così giunti alla conclusione che anche le piante hanno un’anima, quindi una propria coscienza che le guida nel loro vivere (nelle piante vediamo le prime, elementari, espressioni del Sé istintivo).

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Su un piano diverso, chi può affermare consapevolmente, guardando gli occhi di un cane, di un gatto, o di un qualsiasi altro mammifero, che non abbia una propria coscienza? Come noi percepisce gli stimoli attraverso i sensi, stimoli che gli provocano sensazioni di piacere o repulsione. Prova le stesse nostre emozioni, prova la gioia e il dolore, prova l’amore e la rabbia, sa amare, fino a morire per colui che ama. Come possiamo affermare che non abbia una coscienza? Esistono leggi in tutti i paesi civili che puniscono il maltrattamento degli animali, proprio in qualità di esseri coscienti e senzienti. In tutti gli animali vediamo operare il Sé istintivo nel suo pieno sviluppo.

È stato dimostrato che le scimmie sanno pensare, ma il pensiero, con la logica e la razionalità, ha raggiunto il suo apice nel mammifero umano. Eppure non possiamo identificarci col nostro pensiero. Ce ne rendiamo conto raramente, ad esempio quando vorremmo smettere di pensare e non ci riusciamo. Non siamo i nostri pensieri: chi pensa in noi è la parte più evoluta del mammifero, il Sé mentale.

L’ultima coscienza, quella che ci identifica e differenzia rispetto agli altri mammiferi, è la coscienza che ci permette di osservarci, è l’autocoscienza, è quella parte di noi che le religioni chiamano Anima incarnata.

Siamo dunque un insieme di coscienze, a vari livelli di consapevolezza: è una coscienza che governa la vita nella singola cellula. È una coscienza più evoluta che determina i rapporti sociali attraverso le emozioni. È un’altra coscienza che ci permette di costruire automobili, computer e grattacieli, con il pensiero e la razionalità. È una coscienza il nostro vero io, l’osservatore in noi.

cms_4949/4.jpgPer giungere alla conclusione che la coscienza è qualcosa che non risiede nella materia del corpo, mancava però ancora una tassello, che è puntualmente arrivato da alcuni ricercatori lo scorso ottobre. Uno studio effettuato all’Università di Southampton e ha dimostrato che la coscienza sopravvive dopo la morte. Lo studio, effettuato su 2000 persone che avevano avuto arresti cardiaci ha verificato che la coscienza ed il corpo possono seguire percorsi separati dopo ciò che noi definiamo “morte”. È infatti dimostrato che il cervello non può funzionare quando il cuore ha smesso di battere da almeno 30 secondi, eppure le persone studiate hanno riportato ricordi dettagliati di consapevolezza visiva di eventi accaduti fino a 3 minuti dopo che il loro cuore si era fermato.Se dunque potevamo affermare che esiste una coscienza ed è la coscienza che identifica i vari soggetti viventi, siano esso una cellula, una pianta, un mammifero o un essere umano, ora possiamo scientificamente affermare che la coscienza non è il corpo nel quale si manifesta.Così come un computer non può prendere decisioni autonome ed è solo uno strumento attraverso il quale un essere umano riesce ad elaborare informazioni complesse, fino a muovere macchinari e robot, allo stesso modo il cervello è lo strumento che utilizza la coscienza per manifestare sul piano fisico la propria volontà attraverso pensieri, parole ed azioni.

Non è dunque il cervello a prendere decisioni, bensì le coscienze dentro di noi. Dopo di che possiamo assolutamente confermare che chi ci spinge all’acquisto non è solo il Sé mentale. Siamo governati per il 95% del tempo dal Sé mentale e, soprattutto, dalle emozioni del Sé istintivo ed è quest’ultimo a prendere l’ultima parola nell’acquisto di un bene. Soprattutto quando quel bene ha a che fare con la nostra gratificazione e la nostra autostima. Se dovessimo acquistare un panno per lavare i pavimenti, molto probabilmente sceglieremmo sulla base di elementi puramente razionali, quali il materiale ed il prezzo. In questo caso chi sceglie è solo il Sé mentale. Ma se dobbiamo acquistare un automobile, o un capo di abbigliamento, allora chi sceglie è il Sé istintivo. Quando parliamo di abbigliamento, o automobili, tocchiamo la sfera della gratificazione e dell’autostima e, in ultima analisi, delle emozioni. Il Sé istintivo vive di emozioni e ci spinge ad agire in base al suo livello di maturità emotiva.

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La maturità emotiva del Sé istintivo dipende dalle esperienze maturate nei primi anni di vita, approssimativamente fino ai 13 anni. Tanto più il Sé istintivo è maturo e appagato, tanto meno ci influenzerà nelle scelte. Tanto più ha vissuto traumi, vuoti affettivi e mancanza di gratificazioni e tanto più sarà lui a spingerci a scegliere, cercando in quel modo di appagare i suoi bisogni e colmare i suoi vuoti affettivi.

In che modo il Sé istintivo ci spinge a scegliere? Producendo ormoni, quali l’ossitocina, che ci fanno star bene ed eliminano, come una droga, i rigidi controlli del Sé mentale. Vi è mai capitato che dopo aver effettuato un acquisto costoso, giunti a casa vi siete pentiti? Cosa è successo? Passato l’effetto temporaneo dell’ossitocina, il Sé mentale ha la possibilità di riprendere il controllo e di giudicare eccessivo, e magari dannoso per le finanze famigliari, il costo sostenuto per quella cosa che ci piaceva tanto.

Ovvio quindi che somministrando dosi di ossitocina ad un gruppo di persone, queste siano più propense ad effettuare acquisti. Ma l’ossitocina, se non viene introdotta nel corpo artificialmente, viene prodotta solo dal Sé istintivo quando sente il bisogno di appagare un suo bisogno e colmare un
suo vuoto.

cms_4949/6.jpgQual è la conclusione di quanto abbiamo affermato: più una persona è stata in grado di raggiungere un buona dose di maturità emotiva, meno sarà toccata dalla pubblicità e potrà effettuare i suoi acquisti libera da qualsiasi condizionamento interno o esterno.La buona notizia è che raggiungere la maturità emotiva è nelle nostre possibilità e i vantaggi che ne otterremo non si riferiscono solo alla sfera degli acquisti, perché liberandoci dai condizionamenti del passato avremo i più grandi benefici nella nostra vita sociale, negli affetti e nel lavoro.

Antonio Origgi

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