NUOVE CARTE IN TAVOLA: I GRANDI RAPPORTI INTERNAZIONALI CAMBIANO

Gli Stati Uniti sanzionano la Turchia per l’acquisto di missili russi: per la prima volta contro un alleato

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Colpo di coda dell’amministrazione Trump. L’ormai ufficialmente presidente uscente (il Collegio Elettorale degli Stati Uniti tenutosi il 14 dicembre ha ufficializzato Joe Biden come Capo di Stato eletto) pare si sia posto come obiettivo l’anticipare le mosse del suo successore, non tanto come gesto altruistico (risolvergli dei problemi ancor prima che si presentino) quanto per ridurne la portata potenziale (complicargli le mosse su tavoli importanti, come quelli internazionali).

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In questo caso il fendente di Trump è rivolto all’industria militare turca, il quale ancora fa grande affidamento su tecnologie ed expertise americani, che dunque richiedono una costante collaborazione tra le due Nazioni. Collaborazione che gli Stati Uniti non sembrano più così intenzionati a concedere volentieri: Washington ha deciso di “sanzionare” Ankara per l’acquisto dei sistemi di difesa missilistica S-400 (risalente ad oltre un anno fa) dalla Russia. Il 14 dicembre è stato varato il CAATSA, Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act, che ora implementerà il “castigo” imposto alla Turchia. Trattasi, a suo modo, di una decisione storica: per la prima volta le sanzioni statunitensi prendono di mira un alleato, in questo caso uno dei principali membri della NATO. Inoltre, per la seconda volta dopo la Cina, uno Stato viene sanzionato per l’acquisto delle S-400.

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Gli Stati Uniti, dunque, si stanno incanalando verso una direzione ben precisa: Joe Biden ha più volte definito il presidente turco Erdogan un “autocrate”, facendo più volte riferimento alla necessità di adottare con la Turchia una linea più dura di quella seguita dal suo predecessore nel suo quadriennio di mandato. Linea per la quale in molti, negli Stati Uniti, hanno imputato a Trump permissività verso la condotta di Ankara e dintorni. Lo stesso Congresso, un po’ incredibilmente sia tra i Democratici sia tra i Repubblicani, ha fatto constatare una crescente insofferenza verso la politica estera turca. Le sanzioni succitate, comunque, non dovrebbero colpire in modo diretto (detto nel gergo del gioco Battaglia Navale, con una mossa da “colpito e affondato”) le industrie militari statali e il settore privato: stando a quanto riporta il Financial Times, la portata è “calcolata”, ovvero volta a non danneggiare oltre un certo limite le reazioni militari tra Turchia e America. Ma, forse, sufficienti quanto basta a convincere la prima a non superare determinati limiti. Anche perché le carte in tavola, e con esse i rapporti internazionali tra le grandi potenze, sono cambiate.

Francesco Bulzis

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