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Fabio Volo vs Aiello – Consigli di lettura e ascolto di Jennifer Iacovino (Scrittrice)

09_NOTE_DI_CULTURA_musica.jpg

cms_19288/1.jpgQuante volte ti sei detto di voler tornare indietro nel tempo o di volere ancora tempo per soccombere agli sbagli, alle distrazioni, alle parole non dette, all’emozioni non vissute, alle occasioni mai colte.

Questo è quello che succede a Lorenzo, protagonista del romanzo “Il Tempo che Vorrei” (2009) di Fabio Volo. Lorenzo proviene da una famiglia non agiata, a 13 anni lascia la scuola per andare a lavorare nel bar di famiglia fino a quando incontra Roberto che gli insegna l’amore per la musica, per la letteratura, apre gli occhi Lorenzo e trova il coraggio per riprendersi il suo tempo, cambia lavoro.

Inizialmente, assunto in un’agenzia di recupero crediti, si ritroverà difronte a storie simili alla sua e si troverà a comprendere e a maturare. Poi l’incontro con Enrico, un pubblicitario che capirà le potenzialità di Lorenzo. Da questo momento il protagonista fa i conti con se stesso, con i suoi sensi di colpa, con l’aver abbandonato la famiglia, con l’aver voltato le spalle ai suoi valori, di aver lasciato andare la donna che amava per la convinzione di non saper amare.

Lorenzo si ferma, rivorrebbe il tempo in cui non ha saputo dire ti voglio bene al padre, il tempo in cui non ha saputo dire ti amo, il tempo a cui non ha saputo dare un senso. Preso da rabbia, rancore, insicurezze e rivincite sociali si è reso conto di non aver saputo guardare alla bellezza del presente, pensando che ci sarebbe stato tempo

“C’è un Tempo” come scrive e canta l’emergente Aiello, “c’è un tempo per capire se ha un senso aspettare o se aspettare poi fa rima con morire e nel frattempo muore lentamente ogni sera…”

A 11 anni di distanza tra il romanzo “Il tempo che Vorrei “e la canzone “C’è un Tempo”, due artisti di età differente, raccontano le attese e l’importanza del tic tac dell’orologio con la stessa intensità.

Il tempo non ha età, non cambia significato con il passare degli anni, il tempo ci aspetta per poterlo vivere, il tempo spera in uno sguardo fisso e continuo per non perdere l’orientamento e mai come in questo ultimo periodo, che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, assume la sua centralità. Quanto tempo abbiamo avuto durante il lockdown per soffermarci a riflettere che il tempo è abbastanza per fare tutto, che senza la frenesia ogni cosa va al suo posto, che abbiamo il tempo per parlare, il tempo per chiarire, il tempo per guardarci, il tempo per aspettarci, il tempo per chiederci se è giusto rimandare o dare vita all’ ADESSO.

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