NON CHIAMATELI EROI

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“Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro…”

(dal Giuramento di Ippocrate)

cms_17159/DSC_2838.jpgCaro Lettore, ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…ormai abituati a questa nostra condizione, guardiamo fuori dalle finestre la primavera che incalza con i suoi profumi e suoni; è da qualche giorno che ci giunge notizia di reparti di terapia intensiva che iniziano a chiudere poiché i posti letto sono stati finalmente liberati e vediamo le immagini commoventi di equipe di medici e infermieri che festeggiano e ballano, senza però mai distrarsi dal loro lavoro che è una vera e propria missione.

Dall’inizio di questa pandemia, con l’esplosione dell’emergenza, spesso si è usato e abusato il termine ‘eroe’ per definire medici e infermieri che in prima linea hanno combattuto e combattono tutt’ora sul fronte del covid-19; credo che il termine eroe non sia quello opportuno poiché eroe è colui che compie delle gesta straordinarie e poco ha a che fare con l’essere umano. Tanti medici e infermieri hanno perso la vita sul campo di battaglia e probabilmente averli definiti eroi ci ha come ‘de-responsabilizzati’ dal pensiero che in realtà – come detto anche da alcuni medici – non si tratta di essere eroi, bensì persone che fanno del coraggio e della volontà la loro vocazione professionale.

Spesso l’essere umano tende a vedere come straordinario qualcosa che teme di ammettere che è fuori dalla propria portata ma soltanto perché non c’è la spinta motivazionale di compiere determinate azioni; è indubbio che questa pandemia è stata caratterizzata da una molteplice diversità che non è soltanto relativa alla sua diffusione sul territorio nazionale e mondiale, ma anche a ciò che le persone si sono trovate a vivere: c’è chi è stato costretto a restare a casa e ad uscire soltanto per necessità, c’è chi tutti i giorni ha continuato ad uscire per andare a lavorare, rischiando il contagio, c’è chi avrebbe potuto restare a casa e invece ha scelto di fare del sostegno e dell’aiuto agli altri il proprio scopo esistenziale in questo periodo e mi riferisco alle decine di volontari – di associazioni e non solo – che hanno portato e portano da ormai quasi due mesi medicine e spesa ai più bisognosi.

L’eroicità non è una dimensione da attribuire all’essere umano perché, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, in realtà toglie valore al coraggio e alla professionalità di persone che combattono tutti i giorni per il bene dell’altro. I medici e gli infermieri, più di qualsiasi altra categoria professionale, si sono trovati a patire la fatica, la privazione degli affetti familiari per preservarli da un possibile contagio; penso ai tagli fatti alla Sanità a livello regionale e nazionale: forse solo adesso inizieremo a renderci conto della assoluta importanza dell’incentivare tutto quello che ha a che fare con la salute pubblica. Forse inizieremo a renderci conto che ci sono categorie professionali che guadagnano sin troppo poco rispetto alle enormi responsabilità ed alla povertà dei sistemi di protezione. Il mio pensiero oggi va a tutti questi Colleghi con anche tutti gli operatori che hanno continuato a lavorare nelle strutture residenziali per minori, per disabili e per anziani.

cms_17159/2.jpgSanità e assistenza rappresentano un ambito fondamentale e complesso che va costantemente protetto e tutelato dalle Istituzioni perché ne va del benessere e della vita di ognuno di noi; apparentemente oggi non vi ho parlato di tematiche psicologiche ma vi assicuro che la consapevolezza di tutto questo è all’origine della nostra salute psichica. Ci sono categorie e situazioni – come vi dicevo la scorsa settimana – che sono state dimenticate dai dpcm del Consiglio dei Ministri e le conseguenze di tale dimenticanza diventeranno con molta probabilità emergenza dal punto di vista psicologico e psichiatrico, come già rilevato dalle prime indagini a livello nazionale. Pertanto, il mio augurio a tutti noi è che da qui a due settimane si ricominci a vedere una piccola luce in fondo al tunnel: la fase 2 non riguarda solamente le restrizioni o la riapertura delle imprese e delle aziende ma deve necessariamente riguardare anche la preoccupazione per lo stato di salute psicologica di tutti noi, in particolare di coloro che, come medici e infermieri, hanno lottato in prima persona sul campo di battaglia per sconfiggere il virus e le sue conseguenze letali.

Insieme potremo farcela, continuiamo a rispettare le regole e ne usciremo.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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