NEW YORK AND LONDON FASHION WEEK

COLLEZIONI SPRING-SUMMER 2021

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Il consueto fashion month dedicato alle collezioni e tendenze che indosseremo la prossima primavera-estate ha avuto inizio con la fashion week newyorkese per poi passare il testimone alla città di Londra. Se è vero che, anche se faticosamente, il fashion system sta cercando di ripartire, è altrettanto vero che questa versione post pandemia di fashion digitale sta passando quasi sotto silenzio. Le fashion week di New York e Londra sono andate in scena in forma ridotta e anche i pochi fashion show in presenza non hanno generato quell’attenzione che ci si aspettava. D’altronde, non lo ripeterò mai abbastanza, una sfilata in presenza resta un’emozione unica, un appuntamento imprescindibile per i clienti, i buyers, i fotografi e per i fashion editor. Guardare una sfilata in streaming non riesce, anche per gli occhi più allenati, a trasmettere la bellezza di un ricamo, la caduta di un abito su una silhouette, la costruzione delle linee che solo stando seduti a pochi metri dalla passerella si possono cogliere. Nel pieno del fermento per la Milano fashion week, di cui vi parlerò dettagliatamente nel prossimo articolo, in quasi nessun addetto ai lavori le passate fashion week hanno lasciato traccia, scarni sono stati gli articoli, poche le sorprese, zero glamour, nessun red carpet di influencer, labile il genio creativo dei designers, pochi, che hanno deciso di sfilare.

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Da sempre le fashion week di Milano e Parigi sono le regine delle collezioni e delle tendenze per le stagioni future, da sempre New York e Londra sono le “seconde linee” del fashion system, ma in quest’era digitale è stato un Deserto dei Tartari. Nella settimana newyorkese sono stati molti i designers di peso come Michael Kors, Marc Jacob e Ralph Lauren che hanno deciso di non sfilare e dove il fashion system si è dovuto attenere a strettissime regolamentazioni per contrastare la diffusione del covid-19 che negli Stati Uniti registra il più alto numero di casi accertati al mondo. Si è dovuto privilegiare sfilate all’aperto, con distanziamento, misurazione della temperatura, mascherina e invito obbligatorio, mentre per i pochi fashion show al chiuso le presenze sono state ridotte alla metà della capienza della location prescelta. Hanno aperto Carolina Herrera, Marina Moscone e Jason Wu, ma la vera stella polare è stata la sfilata di Tom Ford che ha chiuso una dolente settimana della moda made in USA.

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Il designer Tom Ford, nonché presidente del CFDA (camera nazionale della moda americana) aveva auspicato il ritorno dei designer americani a sfilare a New York, ma palesemente disatteso, ma anche alquanto curioso visto che era stato lui il primo, lo scorso anno, ad abbandonare New York per Los Angeles. Aveva chiesto forza e coraggio al fashion system americano, ma ha preferito presentare la sua collezione in digitale e non “coraggiosamente” in presenza. La donna Tom Ford della prossima primavera-estate ha voglia di vivere la post pandemia rifugiandosi nel passato, nell’opulenza e nella spensieratezza degli anni ’70. La collezione è un tripudio di tailleur dai pantaloni flare, camicie in seta, stampe animalier e geometriche, colori eccentrici, una varietà di caftani da sfoggiare al mare o, ancor meglio, per partecipare ad un party glam-chic in piscina. D’altronde lo stesso designer ha dichiarato: “sono vestiti che si indossano per divertirsi, sperando di lasciarci alle spalle questo tragico periodo”. Tom Ford cambia completamente rotta, non crede nel trend post pandemia che vorrebbe il nuovo fashion minimal, comfy, dalle nuance neutre, un fashion fatto di capi senza tempo slegati dai trend alert del momento. Per il designer il fashion è sempre stato lusso, glamour, divertimento, provocazione, trend da indossare ,qui ed oggi, e nemmeno una pandemia potrà cambiare questa visione dell’indossare un abito.

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Tutt’altra visione ha ispirato il designer Nicky Zimmermann dove la sua passione per la botanica ha trovato ampio sfogo nella creazione dei suoi abiti. La sua donna è poetica, una donna che ama i long dress in pizzo, ma soprattutto floreali, impalpabili, con maniche e gonne voluminose, tante ruches, la vita segnata. La palette colori delicata non è mai sfacciata e dove i fiori sono i protagonisti in forma di accessori, ma anche in versione 3 D sugli abiti. Le stampe digitali sono davvero molto belle riuscendo a trasporre sulla silhouette tutta la bellezza della natura.

Il trait d’union delle sfilate newyorkesi è stato senza dubbio il long dress, il pizzo, il mood gipsy, le stampe, tra tutte quella floreale, i colori vivaci, la voglia di stravaganza e di riposizionarsi nella società attraverso un abito. La voglia di lasciarsi alle spalle la pandemia è forte quanto la speranza che la prossima estate si possa viverla con meno restrizioni e più gioia di quella appena trascorsa.

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La fashion week londinese si è articolata in tre parti: sfilate digitali, sfilate in presenza e sfilate “ibride” (metà digitali e metà in presenza). Anche i designers londinesi al coraggio hanno preferito la prudenza, ci sono stati solo sette fashion show fisici, mentre i grandi nomi della moda anglosassone come Burberry, Erdem e Victoria Beckham hanno optato per il digitale.

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L’apertura della London fashion week è stata digitale e affidata all’iconico brand del lusso inglese, la maison Burberry. Il designer, Riccardo Tisci ha presentato la sua collezione facendo sfilare modelle e modelli in un inquietante bosco inglese dove però i rimandi della sua collezione non sono affatto da ritrovare nella flora e nella fauna di un bosco, ma nel mondo marino. Tutta la collezione di Tisci ci riporta al mare, dai pantaloni spalmati che sembrano “bagnati” alle t-shirt che raffigurano squali o divinità marine. Le stampe riproducono animali marini, onde che si infrangono sugli scogli, l’iconico trench viene “contaminato” dall’azzurro delle onde trasformandosi,all’occorrenza, in un gilet. La palette colori è un totale omaggio al bianco e all’azzurro del mare in tutte le sue declinazioni.

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La designer Victoria Beckham ha scelto la sua galleria d’arte preferita, Victoria Miro per presentare la sua collezione per la prossima primavera estate composta da venti outfit e di portare tutta la sua famiglia facenti funzione di pubblico (…i miei ospiti preferiti e unici per questa stagione ha scritto la Beckham sui social). La sfilata è stata trasmetta su tutte le piattaforme ufficiali della fashion week, sul sito del brand e sul suo profilo Instagram della designer. La collezione ripropone il fil rouge del fashion secondo la designer: linee minimal, palette colori neutra, un grande ritorno dei pantaloni flare (trend alert per la prossima estate con la vita bassa) che per la designer assumono quasi una valenza di strascico. Come è ben noto la Beckham non fa mai l’orlo ai pantaloni che indossa, un esempio da non seguire se si vuole salvaguardare stile e durata dei propri pantaloni.

Anche durante la fashion week londinese si sono viste tantissime stampe, floreale e foulard su tutte, ancora tanti long dress, volumi over, linee morbide, ruches, mood anni ’70, ma a differenza di New York che ha puntato sulla stravaganza e l’eccentricità, Londra ha cambiato rotta puntando sul bon ton e sul mood lady like perfettamente incarnato dagli abiti della maison Erdem e dalla collezione di Victoria Beckham. Oggi gli occhi dell’intero fashion system sono puntati su Milano e sulle collezioni che stanno sfilando nella settimana meneghina della moda. Il made in Italy confermerà i trend visti a New York e a Londra o ne detterà di nuovi lanciando il guanto di sfida alla moda francese?

T. Velvet

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