NETANYAHU A GANTZ: FORMIAMO GOVERNO UNITARIO

Un’altra sconfitta per il populismo internazionale

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Benjamin Netanyahu non ha più la maggioranza, ed è costretto a virare su un clamoroso piano B.
È questo il dato inequivocabile risultante dal verdetto elettorale israeliano. Il primo ministro uscente, dopo che in campagna elettorale aveva inasprito i toni al punto tale da promettere l’annessione della Valle del Giordano, rischiando di sotterrare qualsiasi speranza di pace con la Palestina, nel giro di una notte si è trasformato in “responsabile”, come lui stesso ha definito il comportamento che intende tenere in sede contrattuale. "Benny, dobbiamo formare un governo di unità nazionale. La nazione si aspetta che siamo responsabili e lavoriamo insieme. Per questo ti chiedo di incontrarci, in qualunque momento e in qualunque luogo", è l’appello lanciato dal leader del Likud a Benny Gantz, leader del partito di centro Blu e Bianco, tramite un video pubblicato su Twitter. Un’emergenza per Netanyahu, dovuta al fatto che, senza l’incarico da premier, le probabilità che lui vada sotto processo con l’accusa di frode e corruzione già il prossimo mese, è altissima,. L’appello potrebbe effettivamente essere accolto da Gantz. Infatti, dopo che già le elezioni del 9 aprile scorso non avevano portato ad un vincitore netto, costringendo il Paese ad una seconda tornata elettorale, la situazione parrebbe ripetersi adesso: nessuna coalizione pre-elettorale ha infatti i 61 seggi necessari per formare una maggioranza. "Inizieremo subito i negoziati e parlerò con tutti”, ha affermato il leader centrista.

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Ago della bilancia potrebbe però essere Avigdor Lieberman, estremista di destra (seppur laico) che con il suo partito Israel Beytenu ha ottenuto ben 9 seggi, sottraendone probabilmente alcuni proprio a Netanyahu. Il laicismo del partito di Lieberman non esclude, infatti, un “tradimento” al Likud ed una conseguente alleanza col partito di Gantz, che causerebbe una svolta assoluta nella politica israeliana, che passerebbe dal sionismo religioso di Netanyahu ad un nuovo laicismo nazionalista. Nel programma di Lieberman, ad esempio, sono presenti proposte come i Shabbat lavorativi ed i matrimoni civili, quasi impensabili per i religiosi più accaniti. Netanyahu vuole assolutamente scongiurare l’ipotesi di essere tagliato fuori. Prima dei risultati elettorali, aveva affermato: “Ci sono solo due opzioni: un governo guidato da me o un governo pericoloso insieme ai partiti arabi anti-sionisti. E faremo il possibile per impedire che sia varato un governo del genere, riferendosi all’ipotesi di un governo di centro-sinistra guidato da Gantz e sostenuto anche dai 13 parlamentari della Lista Unica Araba. Anch’esso sarebbe ovviamente una svolta storica per Israele, che ammetterebbe la minoranza araba al governo, dopo anni in cui Netanyahu aveva dato silenzio assenso alla loro discriminazione. Il suo comportamento è stato ripagato dagli arabi con la più alta affluenza alle urne mai registrata per questi ultimi: il 60% degli arabi aventi diritto ha espresso la sua preferenza, non solo verso la Lista Unica, ma anche verso il partito Blu e Bianco di Gantz. Le soluzioni sul tavolo sono molte, ma tutte difficilmente percorribili. Ora spetta al Presidente Rivlin, esponente storico del Likud, evitare una terza tornata elettorale. Ovviamente lui preferirebbe fare in modo da favorire una permanenza in ruoli di potere da parte di Netanyahu, ma non è detto che potrà riuscirci.

Giulio Negri

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