NESSUNA INDAGINE SU AVVELENAMENTO NAVALNY

Il Dipartimento Investigativo di Mosca si è rifiutato di aprire un’inchiesta

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La mattina del 20 agosto 2020, il principale oppositore del presidente russo Vladimir Putin, Aleksej Navalny, e la sua portavoce erano bordo dell’aereo S7 Airlines diretto a Mosca da Tomsk, nell’ambito di una campagna elettorale. Durante il volo, Navalny iniziò a manifestare sintomi di malessere perdendo conoscenza. Da allora, l’atterraggio di emergenza a Omsk, il coma, il timore per la vita del politico dalle mille battaglie, in un Paese dove le libertà politiche sono ridotte all’osso. I medici russi avevano escluso l’avvelenamento, ed inizialmente dichiarato che l’uomo non fosse trasportabile, viste le sue condizioni. Solo di fronte alla pressione di tutta la comunità internazionale, oltre a diverse proteste interne, fu accettato il trasferimento del paziente all’ospedale universitario della Charité di Berlino. Lì, contrariamente a quanto reso noto dalla Russia, fu certificato che Navalny era stato avvelenato, probabilmente all’aeroporto di Tomsk, con l’agente nervino Novichok, già utilizzato in passato per uccidere l’ex spia russa Sergej Skripal.

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Tre mesi dopo, grazie alle cure ricevute in Germania, Aleksej Navalny sta bene, ma ancora non esiste alcuna pista che possa portare ad un colpevole dell’attentato alla sua vita. Pista, questa, che probabilmente non verrà mai trovata. È infatti competenza delle autorità russe indagare sull’evento, ma, contrariamente a quanto era trapelato nei giorni immediatamente successivi alla certificazione dell’avvelenamento, il Dipartimento investigativo dei servizi di sicurezza russi (Fsb) si è rifiutato di aprire un’inchiesta penale. Lo ha riportato la testata online Meduza citando il Fondo Anticorruzione che fa capo proprio al principale dissidente politico del Paese.

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I legali del Fondo Anticorruzione avevano chiesto all’Fsb di lanciare un’inchiesta penale per "sviluppo e produzione di armi chimiche" in base al fatto che gli esperti dell’Opac hanno confermato la presenza su Navalny della neurotossina Novichok, sviluppata in epoca sovietica. I servizi di sicurezza russi avrebbero però risposto che a loro parere non ci sono le basi per aprire un’inchiesta. Anche se i sostenitori di Navalny continueranno sicuramente nella loro battaglia per la verità, è probabile che, ancora una volta, questa decisione dell’Fsb ponga la parola fine sull’ennesimo caso di attentato alla vita di un individuo scomodo al regime dello “zar” Putin. Quest’ultimo, appena due settimane fa, aveva fatto buon viso a cattivo gioco, dichiarando, riferendosi all’avvelenamento del suo oppositore e alle richieste di trasferimento all’estero che erano giunte: "Non appena la moglie di questo cittadino si è appellata a me, ho subito chiesto ai procuratori di verificare la possibilità di andare all’estero per le cure". L’impossibilità legale per organi internazionali di indagare sul caso Navalny lascia dunque a Mosca totale discrezionalità sulla vicenda, ed un grande amaro in bocca a chi continua a sperare che un giorno un grande Paese come la Russia possa scoprire i valori della libertà e della verità.

Giulio Negri

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