NEL SILENZIO CADONO (FALSI) DEI E MUOIONO (VERI) DEI

Fashion news

NEL_SILENZIO_ASSORDANTE_CADONO_(FALSI)_DEI_E_MUOIONO_(VERI)_DEI_T.jpg

Dopo il divorzio tra il designer Alessandro Michele e la maison Gucci con relative “crisi abbandoniche” da parte del fashion system che si è sentito privato di un grande genio, che l’aveva definita una defenestrazione brutale, un palese atto d’ingratitudine da parte di Gucci, oggi è un altro designer, Demna Gvasalia, considerato dal mainstream fashionista uno dei più grandi designer del fashion system contemporaneo, ad essere nell’occhio del ciclone assieme alla maison per cui lavora come direttore creativo: Balenciaga. La sottoscritta, guardata con sospetto e ilarità, ha ritenuto da sempre e non da oggi che sarebbe troppo comodo e i miei articoli sono lì a testimoniarlo, i due designers grandemente sopravalutati, ma ritenendoli dei veri geni nel far scalpore con fashion show al limite del buon gusto (vedi la sfilata di Gucci del 2018 ambientata in sala operatoria con le modelle che avevano in mano una testa mozzata che riproduceva le loro fattezze), saper cavalcare l’indignazione del momento (vedi diritti civili) salvo poi dimenticarsela, mettere sul mercato oggetti al limite del ridicolo e venduti a cifre stellari (vedi, ma è solo l’ultima, la Trash Pouch di Balenciaga che riproduce un sacchetto per la spazzatura in vendita a millesettecento euro), uscire con campagne pubblicitarie che hanno superato la decenza (vedi le campagne pubblicitarie di Balenciaga con minori accostati a rimandi bondage ed istigazione alla pedofilia).

cms_28532/foto_1.jpg

La campagna pubblicitaria: “Balenciaga Objects doveva promuovere oggetti cadeau per Natale, ma che è stata subito ritirata con le scuse di rito e un’azione legale, con relativa richiesta di risarcimento di venticinque milioni di dollari, contro l’agenzia pubblicitaria e il responsabile della creazione del set pubblicitario. La campagna pubblicitaria mette in primo piano dei bambini che hanno tra le mani degli zaini-peluche a forma di orsetti, rimando al mondo dell’infanzia, ma in versione fetish, rimando al mondo del bondage (pratica sessuale che consiste nel legare ed immobilizzare il partner consenziente). Il fotografo Gabriele Galimberti, dopo le molteplici minacce di morte, ha tenuto a sottolineare che lui ha solo avuto il compito di fotografare il set e non di allestirlo, ha tenuto a sottolineare di non capire nulla di moda e che doveva fotografare solo oggetti da regalare a Natale, ma allora cosa c’entrava mettere in primo piano bambini con aria inquietante che stringono in mano un orsetto fetish? Una domanda che evidentemente non dobbiamo fare al fotografo, ma ai responsabili del set e a chi ha avuto l’ultima parola sulla campagna pubblicitaria prima della sua diffusione.

cms_28532/foto_2.jpg

Ma la vera bufera, che ha sollevato l’indignazione globale tranne che in Italia, arriva con la campagna pubblicitaria che ha avuto come protagonista l’attrice, Isabelle Huppert e la top model, Bella Hadid scattata negli uffici della Borsa di New York e dove, grazie al lavoro del sito Diet Prada, zoomando sui fogli sparsi presenti sulla scrivania, sotto la famosa bag Hourglass per Adidas, compare uno stralcio di una petizione della Corte Suprema del 2018 in cui ci si interrogava se il bando della pornografia infantile violava il Primo Emendamento. Sempre secondo Diet Prada sul set appare anche un libro dell’artista belga, Micheal Borremeans che, in una serie di suoi quadri, ha raffigurato bambini nudi, bambini in atti violenti e di cannibalismo. L’ultima rincorsa al sensazionalismo e al far parlare di sé a tutti i costi, codice distintivo della maison in questi ultimi anni, sembra davvero essere sfuggito di mano, ma soprattutto potrebbe diventare un iceberg che rischia di affondare la maison come il Titanic. E’ davvero credibile che nessuno si sia accorto di nulla come sostenuto dalla maison? E’ davvero credibile che Demna Gvasalia non abbia visionato le campagne pubblicitarie prima che arrivassero agli organi di stampa? La cosa più sconcertante è il silenzio assordante della stampa, dei miei colleghi, degli addetti ai lavori che sgomitavano per una foto con Demna e che lo celebravano come il nuovo messia del fashion system. Se nel resto del mondo si boicottano le boutique Balenciaga mostrandole desolatamente vuote o imbrattate, se nel resto del mondo sui social si pubblicano video in cui si fanno a pezzi, si bruciano, si buttano i capi della maison, la stampa italiana tace. Il magazine “Business of Fashion” ha deciso di revocare il premio “Global Voices Awards” che avrebbe dovuto consegnare al designer georgiano lo scorso primo dicembre con la seguente motivazione: “teniamo la sicurezza dei bambini nel più alto rispetto. Le immagini delle campagne pubblicitarie sono contrarie ai nostri valori”. Il “New York Post” ha rincarato la dose dichiarando che per la sua smania di provocare, Demna Gvasalia sta trascinando la maison nella polvere.

cms_28532/foto_3.jpg

Questo scandalo è una macchia d’olio che si è propagata a livello globale, una macchia che sarà difficile togliersi di dosso, ma che avrebbe trovato come “unico” colpevole la stylist, nonché collaboratrice in passato di Demna e sua amica, Lotta Volkova ritenuta la stylist più cool dal mainstream fashionista. La stylist ha prontamente reso privato il suo account Instagram dove apparivano immagini di bambini legati e imbavagliati, di un bambino che tiene tra le mani un teschio, di bambini coinvolti in riti esoterici. La stylist non solo è ossessionata dai bambini, ma anche da orsetti di peluche ritratti legati con cinture…vi ricorda qualcosa? Immagini vomitevoli che non hanno nulla a che fare con la moda e men che meno con l’arte, ma la domanda più importante da farsi è: “come mai la piattaforma Instagram non abbia preso seri provvedimenti contro queste foto e giochi di parole come cannibalotta davvero riprovevoli? Il mainstream fashionista aveva definito Lotta Volkova, Demna Gvasalia e Gosha Rubchinskiy, tre grandi amici, tre trentenni con radici comuni e sangue russo, tre personalità dal grande talento e visione estetica che avevano contribuito al post-soviet style. Ma oggi vengono a galla le falle della stylist Volkova, ma anche del designer Rubchinskiy accusato, sempre da Diet Prada, di aver mandato messaggi equivoci ad un ragazzo sedicenne che aveva preso parte ad un casting. Dopo che Diet Prada aveva pubblicato gli screen della conversazione tra il designer e il ragazzo, altri ragazzi hanno mosso accuse contro Rubchinskiy, reo, a loro dire, di aver avuto gli stessi atteggiamenti nei loro confronti. Nella chat si legge della richiesta del designer di avere foto del minore scattate in bagno, anche se il designer si è sempre giustificato dichiarando che quella sia la prassi per partecipare ad una campagna pubblicitaria. Tuttavia restano ancora molti dubbi, visto che anche l’agenzia, Hug Fashion Talk per cui lavorava il ragazzo ha reso pubblici i messaggi tra il designer e il ragazzo, perché farlo se tutto era nella prassi? Ma la cosa più incredibile è che in Italia nessuno ne parli, che nessuno si indigni, che nessuna delle influencer nostrane prenda le distanze dalla maison come, anche se in ritardo, ha fatto l’influencer Kim Kardashian che avrebbe sciolto la sua lunga collaborazione con la maison dichiarando: “da madre sono rimasta sconvolta dalle immagini inquietanti, occorre la massima considerazione per la sicurezza dei nostri bambini e ogni tentativo di normalizzare l’abuso di minori non deve aver posto nella nostra società”. Dov’è la nostra influencer più potente, Chiara Ferragni, prontissima a scagliarsi contro la regione Marche che, a suo dire, non favoriva il diritto all’aborto, ma non altrettanto prontissima a scagliarsi contro Balenciaga in difesa dei bambini e della loro dignità? Un silenzio assordante che macchia tutto il fashion system e tutti noi fashion editor italiani.

cms_28532/foto_4.jpg

Per concludere voglio ricordare un designer che ha lasciato un segno indelebile nel fashion system grazie all’eleganza, alla ricercatezza dei tessuti e delle linee senza mai cadere nel gioco della provocazione: Renato Balestra. Il designer scomparso lo scorso ventisei novembre all’età di novant’otto anni era stato uno studente di ingegneria che aveva scelto di dedicarsi alla moda, anche grazie ai colleghi di studi che mandarono, a sua insaputa, un suo bozzetto al Centro Italiano della Moda che, fiutando il suo talento, lo invitarono a partecipare ad una sfilata con una sua creazione. Fu così che Renato Balestra abbandonò gli studi di ingegneria per dedicarsi completamente all’haute couture, prima lavorando nell’atelier delle sorelle Fontana, dove realizzerà abiti e costumi di scena per le più grandi dive italiane e hollywoodiane dell’epoca, poi creando una propria maison di haute couture. Fu il primo a riconoscere lo stretto legame tra moda e arte, sarà per sempre ricordato come il pittore della moda grazie al suo amore incondizionato verso i colori, amore che lo portò alla creazione di una nuance di blu chiamata “blu Balestra”, un mix di nuance che hanno dato vita ad un blu brillante che ha reso elegante, al pari del nero, il blu anche per i red carpet e le serate di gala. Lo scorso anno aveva intrapreso una nuova avventura approdando al ready-to-wear con la sua prima collezione di pret-a-porter con un logo rivisitato e più contemporaneo che da oggi camminerà con le gambe delle sue figlie e della sua adorata nipote. Un omaggio doveroso ad un grande vero del fashion system che non ha avuto mai bisogno di campagne pubblicitarie o di sfilate choc per far parlare di sé, gli è bastato il suo genio creativo e le sue creazioni per entrare nella storia. Uno dei mali del nostro tempo è dimenticare chi è stato veramente un’icona, un faro da seguire per rincorrere fuochi di paglia che bruciano nello spazio di una campagna pubblicitaria o di un fashion show dove sfilano teste mozzate…ogni riferimento è puramente voluto!

T. Velvet

Tags:

Lascia un commento



Autorizzo il trattamento dei miei dati come indicato nell'informativa privacy.
NB: I commenti vengono approvati dalla redazione e in seguito pubblicati sul giornale, la tua email non verrà pubblicata.

International Web Post

Direttore responsabile: Attilio miani
Condirettore: Federica Marocchino
Condirettore: Antonina Giordano
Editore: Azzurro Image & Communication Srls - P.iva: 07470520722

Testata registrata presso il Tribunale di Bari al Nrº 17 del Registro della Stampa in data 30 Settembre 2013

info@internationalwebpost.org
Privacy Policy

Collabora con noi

Scrivi alla redazione per unirti ad un team internazionale di persone dinamiche ed appassionate!

Le collaborazioni con l’International Web Post sono a titolo gratuito, salvo articoli, contributi e studi commissionati dal Direttore responsabile sulla base di apposito incarico scritto secondo modalità e termini stabiliti dallo stesso.


Seguici sui social

Newsletter

Lascia la tua email per essere sempre aggiornato sui nostri contenuti!

Iscriviti al canale Telegram