NEL MONDO 1,1MLN DI MORTI. OMS:"REMDESIVIR POCO EFFICACE CONTRO COVID

In Italia 10mila nuovi casi e altri 55 morti. Arcuri, Crisanti, Ricciardi, Locatelli

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cms_19549/johns-hopkins-university-1580683593.jpgNel mondo 1,1 milione di morti

Sono 39.266.928 i casi accertati di coronavirus a livello globale, con 1.103.517 milioni di morti. Lo riferisce l’osservatorio della Johns Hopkins University, che dall’inizio della pandemia registra la diffusione dei contagi nel mondo. Il Paese più colpito sono sempre gli Stati Uniti, con 8.048.865 casi accertati e 218.575 decessi.

cms_19549/OMS.jpgOms: "Remdesivir poco efficace contro Covid"

Doccia fredda sull’antivirale remdesivir. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha fatto sapere che sembrano tramontate le speranze che il farmaco contro l’Ebola remdesivir - e altri tre medicinali esistenti - potesse essere utile contro Covid-19. I trial su quattro farmaci, condotti su 11.000 pazienti in 30 Paesi, evidenziano che questi medicinali "sembrano avere poco o nessun effetto" sulla sopravvivenza e sulla progressione della malattia tra i pazienti ospedalizzati, ha detto l’Oms a Ginevra.

Il Solidarity Trial dell’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite ha coinvolto remdesivir, il trattamento contro l’Hiv lopinavir/ritonavir, il farmaco contro la malaria idrossiclorochina e l’interferone, sviluppato per la sclerosi multipla. Anche l’Unione europea aveva scommesso sul remdesivir. La Commissione europea ha annunciato questo mese un contratto per garantire forniture aggiuntive del farmaco antivirale per un massimo di 500.000 pazienti. Nonostante i dubbi sulla sua efficacia, remdesivir è stato il primo farmaco a ricevere l’approvazione dell’Ue per il trattamento di casi gravi della malattia causati dal nuovo coronavirus.

Anche lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto il remdesivir, così il desametasone e altri medicinali, come hanno reso noto i suoi medici. Sebbene il desametasone non sia stato incluso negli studi dell’Oms, una sperimentazione britannica ha dimostrato questo cortisonico riduce la mortalità tra i pazienti Covid-19 ospedalizzati.

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cms_19549/Min_Sanita_ISS.jpg10mila nuovi casi e altri 55 morti

Sono 10.010 i nuovi casi di coronavirus in Italia. Lo rende noto il ministero della Salute. Nelle ultime ore sono stati registrati altri 55 decessi, che portano il totale a 36.427 dall’inizio dell’emergenza. Da ieri sono stati eseguiti 150.377 tamponi.I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 638. I ricoveri ordinari sono 6.178 .

cms_19549/arcuri.jpgArcuri: "Regioni attivino 1600 posti terapia intensiva"

"Totale disponibilità a lavorare insieme per contrastare la seconda ondata, valorizzando l’esperienza fatta a marzo/aprile, sapendo che "il tempo è una variabile fondamentale". Lo ha detto, a quanto si apprende, il commissario Domenico Arcuri nell’informativa dopo la conferenza Stato-regioni.

"A ieri abbiamo somministrato oltre 13 milioni tamponi (11 milioni dal commissario e 2 milioni da Regioni); abbiamo inviato due giorni fa una lettera alle Regioni in cui si chiedeva di comunicare il fabbisogno di tamponi e reagenti per poter chiudere la nuova offerta e attendiamo le indicazioni" delle regioni "per poter procedere ulteriormente. Altri 5 milioni di tamponi sono già acquistati".

"In questi mesi alle Regioni -ha aggiunto Arcuri- abbiamo inviato 3059 ventilatori polmonari per le terapie intensive, 1429 per le subintensive; prima del Covid le terapie intensive erano 5179, abbiamo attivato fino a 9463 posti, ora risultano attive 6628, dovevamo averne altri 1.600 che sono già nelle disponibilità delle singole regioni ma non sono ancora attive; chiederei alle regioni di attivarle".

"Abbiamo altri 1.500 ventilatori disponibili, ma prima di distribuirli vorremmo vedere attivati i 1.600 posti letto di terapia intensiva per cui abbiamo già inviato i ventilatori".

cms_19549/Andrea_Crisanti.jpgCrisanti: "Siamo a punto di rottura, misure non funzionano più"

"Non si riesce a fare tracciamento sul territorio e non si riesce ad arrestare la trasmissione. Siamo arrivati al punto di rottura in cui le misure non funzionano più". Andrea Crisanti, direttore Microbiologia e virologia dell’università di Padova, si esprime così a Mattino Cinque.

"Non dobbiamo guardare i casi di ogni giorno, dobbiamo guardare i casi e le persone che riusciamo a isolare: una persona ha in genere 10-15 contatti, noi siamo al di sotto di un rapporto 1:1. Se una persona si infetta, nei precedenti 5 giorni ha incontrato 10-15 persone. Bisogna intercettare la maggior parte di queste persone e tutto questo non accade. Farei uno stress test sull’app Immuni per capire se funziona", aggiunge.

"Non mi voglio intromettere in una decisione politica, ma è giunto il momento di capire cosa sta succedendo nelle scuole", dice dopo il provvedimento con cui Vincenzo De Luca, governatore della Campania, ha disposto la chiusura delle scuole. "Ora abbiamo i test rapidi, dovremmo usarli per campionare. Ci viene detto che nelle scuole ci sono stati 1500 casi: è preoccupante, se pensiamo che tra i bambini sono l’1%. I test rapidi sono un po’ meno efficaci, ma sono validi per questa situazione: se facciamo i test rapidi a scuola, possiamo vedere se c’è trasmissione. Poi, se vogliamo vedere quanti sono gli infetti, bisogna eseguire test più accurati".

cms_19549/Walter_Ricciardi.jpgRicciardi: "Chiudere palestre e più smart working ma scuole aperte"

E’ arrivato il momento di "prendere decisioni importanti e urgenti: alcune regioni sono ai limiti della sostenibilità. Occorre potenziare lo smartworking, da attuare sempre ove possibile, e tenere aperte le scuole, chiudendo le attività non essenziali come palestre e circoli". Lo afferma all’Adnkronos Salute Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute e ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica di Roma, dopo l’impennata di positivi registrata in Italia. Secondo l’esperto "la strada e chiara", dopo il coprifuoco annunciato in Francia e le numerose regioni italiane in sofferenza: "Penso a Lombardia, Campania, ma anche Lazio, Puglia, Piemonte".

"Dove gli indici di contagio sono nettamente superiori a 1 occorre intervenire", altrimenti c’è il rischio che la situazione sfugga di mano, ribadisce Ricciardi. E se il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha annunciato la chiusura delle scuole fino al 30 ottobre, "questa è una decisione scientificamente non motivata - precisa l’esperto - Vanno chiuse, piuttosto, le attività non essenziali". Per interrompere la corsa del virus. Quanto al ’nodo’ dei trasporti pubblici locali, "c’è un forte ritardo: non è stato fatto nulla. Se non è possibile intensificare le corse, vanno scaglionati gli ingressi a scuola".

Mentre i casi di Covid-19 aumentano in modo esponenziale, "è bene ricordare che la mascherina va portata sempre. A mio modo di pensare anche a scuola e anche in classe", sottolinea Ricciardi, precisando che si tratta di "un mio parere personale" e ribadendo che "le scuole devono restare aperte".

cms_19549/LOCATELLI.jpgLocatelli: "No dati per lockdown a Natale"

"Non ritengo vi siano elementi che possano indirizzarci a prevedere un prossimo, nuovo lockdown, né tantomeno un lockdown da realizzarsi in un tempo così definito, ma ancora relativamente lontano, quale le festività natalizie". Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) e componente del Comitato tecnico-scientifico (Cts) per l’emergenza coronavirus, non è allarmista e ritiene che si possa ancora invertire la marcia dei contagi da Covid-19. "Sarà determinante quello che ognuno di noi nei comportamenti individuali sarà in grado di fornire come contributo per evitare che l’incremento di nuovi casi giornalieri assuma un andamento esponenziale sfuggendo al controllo", è convinto l’esperto intervistato dal ’Corriere della Sera’.

Ma i trasporti hanno favorito la crescita dell’epidemia? "I mezzi di trasporto, soprattutto in alcune ore del giorno, certamente rappresentano un potenziale luogo dove possono formarsi assembramenti, da evitarsi nel modo più assoluto", risponde il numero uno del Css. Tuttavia, aggiunge, "non sono disponibili dati che possano far ricondurre la modifica del trend della curva dei contagi al loro utilizzo né, tantomeno, sono stati segnalati focolai. I mezzi di trasporto offrono un servizio prezioso per il nostro Paese che è pertanto da preservare. Sono serviti a far ripartire la scuola che è fondamentale rimanga aperta: la trasmissione intra-scolastica rimane una dinamica di trasmissione molto limitata. Un ruolo chiave nelle grandi metropoli è quello dei city mobility manager, che possono trovare soluzioni per incrementare corse e mezzi".

Quanto ai focolai intra-familiari, che sono circa il 70% del totale, per Locatelli "il rischio è che la famiglia, intesa sia come persone sia con riferimento alla sfera abitativa, possa essere percepito come il luogo in cui si è meno portati ad adottare misure atte a preventive il contagio". Ma su cosa è basato il limite di 6 persone a cena, applicato anche in Francia? "La cosiddetta ’regola del 6’ non è una legge - precisa l’esperto - ma una raccomandazione che, pur in assenza di un’indiscutibile evidenza scientifica, è fondata su un principio ispiratore improntato a massima precauzione e strettamente connesso alla logica di evitare assembramenti in luoghi chiusi".

Infine il carico delle infezioni sul Servizio sanitario nazionale: "Al momento nessuna regione ha esaurito le risorse a disposizione" in terapia intensiva, evidenzia Locatelli. "I dati che si riferiscono a una tendenza all’esaurimento dei posti letto nelle rianimazioni pertengono alla dotazione aggiuntiva specifica per i pazienti affetti da Covid-19. Esiste però tutta la quota, assai elevata, di posti letto convenzionali nelle rianimazioni degli ospedali che, quando la curva dei contagi era limitata, avevano ripreso a svolgere le funzioni di supporto normalmente dedicate ad altre patologie. Anche se si assistesse a un ulteriore incremento del numero di pazienti - rassicura il presidente del Css - sono disponibili posti di terapia sub-intensiva prontamente convertibili in intensiva. Sempre che dovesse essere necessario".

"Siamo certamente in tempo" per cambiare passo, dice, "ma dipende da come i singoli cittadini e, insieme, come Paese, siamo disposti a fare, perché questo possa avvenire. E’ quindi fondamentale che tutti, nessuno escluso, facciano quanto è nelle proprie possibilità per limitare la diffusione del virus. Non ci possiamo proprio più permettere deviazioni dalle buone regole", ammonisce. "La ripresa della curva epidemica coinvolge tutte le regioni, con maggior concentrazione in alcune - osserva Locatelli - Guardiamo ad esempio Lombardia, Campania e Piemonte. Sono numerosi i focolai sparsi nel Paese. E’ prioritario identificarli e interrompere le catene di trasmissione per limitarne appunto la propagazione. E’ chiaro che, quanto più elevato è il numero di focolai e la dimensione numerica dei nuovi casi, tanto più impegnativo o addirittura impossibile diventa il compito dei dipartimenti di prevenzione".

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