NEL FANTASTICO MONDO DELLA SOCIOLINGUISTICA

Gennaio gennaieggia tra gennaioli, gennaresi, gennari e simili

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cms_24439/1.jpgIn un Paese, come quello in cui abbiamo la fortuna di essere, in cui per un lemma si apre un caleidoscopio di declinazioni in ogni cifra espressiva (ciascuna scrigno di interazioni socioculturali) e, segnatamente, in spazi editoriali e/o formativi dedicati, ritengo che nel fare cultura non si può omettere un alveo riservato alla sociolinguistica (piccolo tributo che indegnamente rendo a William Labov (che auspico sia considerato nei futuri percorsi didattici liceali).

Entriamo in tema.

Identitario del mese di Gennaio

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Gennaio è il primo mese dell’anno nel calendario giuliano e gregoriano, mentre era l’undicesimo nell’antico calendario romano.

Etimo

cms_24439/3.jpgIl nome gennaio deriva dal latino tardo Ienuarĭus, variante di Ianuarius ‘di Giano, pertinente a Giano’, derivato di Ianus ‘Giano’, nome del dio romano bifronte (la doppiezza ha origini che si perdono nella notte dei tempi, consentitemi la nda) a cui il mese era dedicato.

Alla base dei derivati non sempre c’è la forma toscana e poi italiana in -aio, ma a volte anche la variante letteraria e dialettale gennaro (esultino pure i lettori partenopei…), che presenta l’esito non toscano -aro invece di -aio, a volte altre forme ancora più marcatamente dialettali (diverse per la consonante iniziale, per la vocale protonica, per la stessa terminazione) e a volte anche la base latina.

La forma verbale

Gennaieggiare/gennareggiare

cms_24439/4.jpgPer quanto possa sembrare cacofonica la forma verbale esiste davvero e dilaga in molti proverbi .

Le due varianti del verbo sono costruite rispettivamente sull’esito toscano (Ienuarĭu(m)gennaiogennaieggiare) e sull’esito non toscano -aro (Ienuarĭu(m)gennarogennareggiare).

La variante gennareggiare si trova nei proverbi dialettali, nella forma tipica se gennaio (non) gennareggia…, e significa ‘che gennaio si comporta da gennaio, facendo freddo’.

cms_24439/5.jpgL’Atlante Paremiologico Italiano (Franceschi 2000) e il Dizionario dei proverbi di Boggione e Massobrio (2004) riportano il proverbio Se gennaio non gennareggia febbraio mal pensa [= ‘agisce, si comporta male’], presente sia in alcuni dialetti pugliesi, come il salentino (ci scinnaru nu scinnariscia febbraru male pensa e ci li ia tutti, facia quajare lu vinu intra le utti = ‘se a gennaio non fa freddo, febbraio pensa male e se li avesse tutti [i giorni] farebbe intorbidire il vino nelle botti’) o il tarantino (Cə scennarə no scənnarescə, fəbbrarə malə penzə), sia nel siciliano (si jinnaru ’un jinnarìa, frivaru malu pensa).

È inoltre presente nella variante bresciana (se zenèr no ’l zenerèsa, fevrer ’l fa ’na gran scorèsa = ‘se gennaio non gennareggia, febbraio fa una gran scoreggia’) e nel ladino (ladino veneto: se genàr no genaréza, febràr fa na scorésa = ‘se gennaio non genareggia, febbraio fa una scoreggia’; ladino friulano: se genâr nol genàre e fevrâr nol febràre, març mal al fâs e mal al pense = ‘se gennaio non gennareggia, se febbraio non febbrareggia, marzo fa male e pensa male’).

Il verbo risulta tipico anche dei proverbi dialettali della Svizzera italiana (cfr.saggio di E. Ghirlanda, Il mese di gennaio negli usi e nei dialetti della Svizzera italiana (1968) come nel famoso detto: se snair u snàira, ènca màisc u màisgia = ‘se gennaio gennaieggia, anche maggio si comporta da maggio’

L’attributo

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Gennaiese/gennarese

È possibile rintracciare in rete alcuni aggettivi (anche sostantivati), non registrati dai dizionari sincronici, usati in riferimento ad alcune colture e i cui nomi derivano dal mese della raccolta.

Così, ad esempio, il cavolfiore tipico della zona napoletana annovera tra le specie il gennaiese/gennarese, il febbraiese/febbrarese, l’aprilatico e il dicembrese.

Sempre per i cavolfiori la provincia di Salerno è prevalentemente interessata alla produzione e alla commercializzazione dei tipi precocissimi e precoci (novembrino, natalino e gennaiese) e scarsamente impegnata nei tipi a media e tardiva maturazione (febbrarese, marzatico e aprilatico), che costituiscono, invece, il grosso dell’apporto napoletano (dal resoconto stenografico delle sedute dell’Assemblea e degli organi parlamentari della V Legislatura della Repubblica italiana, Seduta di giovedì 15 luglio 1971, Assemblea, p. 30129).

Gennaino

L’aggettivo gennaino è attestato esclusivamente in rete ed è spesso associato a condizioni meteorologiche favorevoli: ad esempio, c’è chi approfitta di una giornata gennaina, fredda ma serena (o di un cielo gennaino, di una domenica gennaina, ecc.), per fare una passeggiata:

Non mancano, tuttavia, esempi in ambiti del tutto differenti, come il mercato calcistico:

Gennaiolo/gennaiuolo

In rete è attestato (ma le occorrenze sono piuttosto sporadiche) anche l’aggettivo gennaiolo (con la variante gennaiuolo), usato anch’esso principalmente in relazione alle condizioni meteorologiche (il gelo g., il sole g., il tepore g., la neve g. [qui solo esempi puntati?], ecc.) o all’inusuale fungo che nasce nel mese di gennaio, quando il clima è particolarmente caldo e umido. L’aggettivo gennarolo (anche nella forma sostantivata) è invece usato quasi esclusivamente in riferimento a San Gennaro (il cui nome deriva sempre da Ienuarius).

Gianuario

L’aggettivo gianuario non è un derivato di gennaio ma del latino Ianuarĭus, e significa ‘di gennaio’. Il termine è registrato dal dizionario Tommaseo-Bellini e da due dizionari sincronici, il GRADIT e lo Zingarelli. Il Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (TLIO) registra anche un sostantivo gianuario (riportando anche le varianti ormai in disuso gianuaro, ianuario, ianuariu), presente già in testi del ’200 e del ’300, generalmente in contesti latineggianti o in riferimento alla denominazione usata dai Romani, come nelle citazioni seguenti:

Secondo il GRADIT e lo Zingarelli, la voce gianuario è di basso uso e viene impiegata prevalentemente nell’espressione calende gianuarie, chiamate anche le gianuarie.

Concludo la carrellata delle curiosità linguistiche rinviando all’Accademia della crusca (cui ho indirizzato le mie ricerche) per ulteriori approfondimenti e ringraziando chi volesse compendiare le polisemie che ho riportato con suoi contributi sociolinguistici.

Antonella Giordano

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