NELLO SGUARDO DI EMMAUS

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Facendo ritorno da una camminata, magari attraverso campi o boschi, gli occhi conservano dentro in modo prolungato immagini, spazi, emozioni, colori. Lo sguardo brilla, parla, comunica, riflette.

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Quanto è stato osservato, vissuto, continua ad essere presente. Anche se lo sguardo si concentra sul percorso del rientro, rimangono segnate, come in sovrimpressione, immagini uniche ed evocative.

Vibrazioni interiori – quelle che nascono dentro inattese, impreviste – di una fecondità inesauribile.

cms_21657/1.jpgCamminando per sottoboschi, il rumore dei propri passi dà voce a storie trapassate, narrate da foglie e ramaglie, che hanno avuto l’ardire di sfidare piogge e temporali tremendi e che rievocano forze indicibili che hanno saputo, potuto sopravvivere a geli capaci di fiaccare anche le tempre più tenaci. C’è un prima e un poi. Un avviarsi e un tornare. Comunque un andare, che ha bisogno di sogni, di mete, di desideri, di contatti, di giorni nuovi.

Era nuovo il giorno...ma, era stanco il passo, basso lo sguardo, di quei due uomini che si allontanavano da Gerusalemme dopo i fatti che avevano riguardato Lui. Tutto era crollato.

Il silenzio avvolgeva i loro pensieri. Il freddo e lo sconforto impregnavano le loro ossa e i loro ricordi. Eppure, il sole li aveva svegliati all’alba, l’alba di un giorno che era diventato unico, speciale, e che stava ancora davanti a loro: e non se ne accorgevano, ancora. Quel sole li stava proprio avvolgendo, ascoltando e, impercettibilmente, stava tornando a riscaldare il loro cuore sgomento, deluso, tradito.

Non sono pochi, anche nelle nostre giornate, i momenti che assomigliano più facilmente a un tramonto piuttosto che a una alba nuova. Poi, su quella strada che portava fuori da una Gerusalemme ostile, tutto si svela, tutto sembra tornare ad avere un senso, una luce propria. Lo sconosciuto che si è fatto compagno di strada li sta guardando dentro: li fa parlare; li avvolge di attenzione; li ascolta; cammina con loro. Poi, comincia a parlare, a mostrare loro la luce presente nascosta nella loro delusione.

“Speravamo”.

Il loro cuore si riscalda. Torna a bruciare voglia di vivere. Qualcuno, quello sconosciuto che non sapeva cosa fosse accaduto nei giorni precedenti, si ferma, li guarda, li avvolge, li sostiene.

Finalmente, anche i loro occhi si aprono. E vedono. E riconoscono. Ma Lui è già andato. Ora sono i loro occhi a brillare. E a raccontare la gioia vissuta. Il loro sguardo diventa profondo, avvolgente, lucente. I loro passi veloci. I loro occhi raccontano.

Basta uno sguardo vero, attento, profondo, penetrante, per assicurare protezione a un bambino, per dare sicurezza a un ragazzo, per dare luce a chi guarda alla sera della vita, a chi sente la vita scivolargli dalle mani come un veliero che veloce si muove verso un orizzonte sconosciuto. Tutto diventa possibile, quando ci si scopre custoditi negli occhi di un altro.

“Guardami!”

Guardami. Abbracciami. Portami dentro la tua vita: questo è il grido di chi ha conosciuto la paura, lo smarrimento, l’angoscia, l’ostilità, l’abbandono, la sconfitta.

Questa, alla fine, è la nostra richiesta costante. Questo basta per vivere.

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Questo consente di andare, nella pace e nel silenzio, sino ai confini della realtà, fino a intraprendere voli insondabili, verso quella luce che nasce dentro, che si sente dentro, che avvolge, che sostiene. Basta uno sguardo…per poter vivere.

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Un volto amabile, una persona gentile, un gesto bello…sono i sentieri attraverso cui, a volte, ci giungono attimi di felicità.

Quante volte ci è capitato che un volto gentile ci ha illuminato tutta la giornata? Magari ci è accaduto nel posto più impensato: a scuola, in ufficio, in un negozio, in tram, in chiesa, per la strada. Che sollievo trovare un volto sorridente!

Purtroppo capita sempre meno di quanto noi ne abbiamo bisogno.

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Il trucco “cosmetico” delle ragazze, se è ben fatto, può aiutare, ma non basta. Due occhi “truccati” possono suscitare una bella impressione quando sono guardati da lontano, ma da vicino la loro bellezza e luminosità possono nascere soltanto da dentro. Due occhi buoni e luminosi, che illuminano l’ambiente e danno gioia a chi li guarda, possono nascere solo dal cuore, perché la vera bellezza nasce dentro.

Vogliamo essere un dono per gli altri? Vogliamo portare un po’ di luce dove viviamo? Vogliamo rendere più bella la vita nostra e degli altri? Riformiamo il nostro dentro con quello che può illuminare lo sguardo: i sentimenti.

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La gentilezza, la cortesia, la capacità di ascoltare gli altri, di essere solidali, l’attenzione… sono il “trucco” che fa luminoso il nostro sguardo e fa dire a chi esce da casa: “Oggi spero di incontrare persone che mi aprano gli occhi e il cuore”.

(Servizio fotografico realizzato da Marina Tarozzi)

Fausto Corsetti

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