NELL’ORRORE DEL LAGER “NOTE” DI SPERANZA

11 marzo 2021 a Ferramonti: Kurt Sonnenfeld e la musica dei sogni infranti

NELL_ORRORE_DEL_LAGER__NOTE__DI_SPERANZA__09_NOTE_DI_CULTURA_musica_1615428901.jpg

Mi sono sempre chiesta come, in guerra, si possa parlare di amore e di speranza. Non ho saputo darmi una risposta. Eppure, la storia dell’orrore è riuscita a raccontare la speranza attraverso una delle forme espressive più belle: la musica.

A 80 anni - 11 marzo 1941 - dall’arrivo dei deportati nel Campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (CS) il Museo Internazionale della Memoria dedica una giornata a Kurt Sonnenfeld: il grande musicista che raccontò il sapore amaro del futuro perduto degli ebrei deportati in questo angolo di terra di Calabria.

cms_21230/1.jpgAlle ore 10.00, in diretta dal sito www.campodiferramonti.com,il Museo presenta Ferramonti Day.

La Direzione, infatti, ritiene significativo celebrare il giorno di arrivo dei prigionieri al Campo, perché paradossalmente essere internati a Ferramonti si rivelò non una certezza di morte, bensì una possibilità, una speranza di salvezza. Sempre vivo è stato il loro impegno a favorire nel Campo una vita dignitosa con relazioni democratiche, con atteggiamenti improntati a solidarietà e tolleranza, con istituzioni ed attività culturali, artistiche e sportive, lasciando nella storia del Campo e della Europa una traccia indelebile (fonte: https://www.parchiletterari.com/eventi-scheda.php?ID=04830)

Ferramonti per non dimenticare

Mi astengo dal descrivere cosa è stato Ferramonti di Tarsia, il luogo calabrese in cui è stata scritta la storia di prigionia degli ebrei italiani e stranieri arrestati durante la Seconda Guerra mondiale perché penso che nessuna parola possa esprimere meglio del video che segue la realtà di questo posto in cui tanti uomini e donne furono rinchiusi.

Eppure, si trattò (per oscuri disegni della sorte) di “privilegiati” perché a fronte dei tanti che morirono di malaria e di stenti molti furono quelli che non vennero deportati verso Auschwitz, Dachau o Birkenau per essere bruciati nelle camere a gas.

cms_21230/2.jpg

La collocazione geografica del campo di Ferramonti di Tarsia, zona malarica ma decentrata rispetto agli snodi ferroviari della tratta verso la morte, si rivelò provvidenziale per gli internati e di ostacolo al progetto di sterminio realizzato nel Terzo Reich.

cms_21230/3.jpg

Il video che vi riporto è di enorme importanza (fatto salvo il contenuto autocelebrativo evidente nei reportages diffusi dalle Forze militari di liberazione) perché risulta essere l’unica testimonianza. Furono gli inglesi a girarlo pochi giorni dopo il loro ingresso nel campo (14 settembre 1943).

L’ho trovato fortunosamente nel web (fu pubblicato dall’Imperial War Museum di Londra nel 2004). Eccolo al link:

https://www.youtube.com/watch?v=2BxviE9jUsE

La musica della speranza

Nella tragicita’ del vissuto nei campi musica e canto divenivano simbolo di resistenza alla devastazione.

Il canto e la musica assicurava alla storia individuale di ciascuno dei prigionieri il senso che nello scenario degli eventi non era possibile trovare. Una delle forme piu’ ricorrenti era il Lagerlied, un canto comunitario il cui contenuto, non ve lo nascondo, mi appare al solo pensarci parossistico.

Nei lagerlieder , melodie degli anni Trenta, si cantava il sole radioso inseguendo l’idea di una liberta’ vicina mentre la realtà del momento era mostruosa.

Le vite, violate da privazioni e dolore, respiravano momenti di tregua attraverso la musica. Ai bunter abend, le serate colorate spesso assistevano anche le autorita’ che gestivano i campi: aguzzini convinti ma tolleranti anche in Germania nei confronti delle espressioni artistiche.

Alcune fonti riportano che la milizia fascista si fermava dinnanzi alle baracche per ascoltare una musica tanto bella.

Il valore musicale di Ferramonti negli anni è andato ben oltre il livello locale, abbracciando una prospettiva nazionale e internazionale.

Gli spartiti degli internati, sparsi in tutto il mondo, sono ancora oggetto di ricerche musicologiche.

La musica perseguitata: Kurt Sonnenfeld

cms_21230/4.jpg

Le opere di Sonnenfeld sono state scritte tutte dopo il 1945 ma, per le vicende biografiche, il musicista è notevole espressione della "Musica perseguitata".

Era di origine ungherese. I suoi genitori emigrarono a Vienna negli anni ’30. Essendo ebrei, vennero perseguitati dai nazisti.

Prima di essere deportati ad Auschwitz e poi massacrati nelle camere a gas, caricarono Kurt, allora 12enne, sul treno per il Brennero raccomandandogli di rivolgersi solo ai doganieri italiani e dire loro: "sono ebreo voglio essere protetto perché sono un bambino".

I doganieri lo aiutarono e lo trasferirono nel campo di Ferramonti nel febbraio del 1941 da dove, dopo tre settimane di detenzione, fu inviato nel carcere di San Vittore.

Liberato dalla prigionia nel 1943, rientrò fortunosamente a Milano dove proseguì gli studi di musica e visse fino alla morte, avvenuta nel 1997.

Studioso di Mozart e compositore di poemi sinfonici la sua musica era ritenuta di grande bellezza ma non gli ottenne di poter vivere in buone condizioni economiche.

I manoscritti del M° Sonnenfeld sono stati donati dalla sua erede alla Biblioteca del Conservatorio di Milano e, in particolare, allo "Spazio della Memoria Musicale" che si occupa di raccogliere le opere dei compositori perseguitati.

Antonella Giordano

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos