NAVALNY CONDANNATO DALLA CORTE RUSSA

L’attivista dovrà scontare 2 anni di carcere e 5 mesi di colonia penale

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La vicenda del politico russo varca con forza i confini nazionali fino ad arrivare dall’altra parte del mondo, dando vita ad un moto rivoluzionario improntato sulla libertà di parola perché, secondo molti, la Russia ne sarebbe priva. Schiacciata dalla personalità di Putin, che con il suo protagonismo e la smodata corruzione rischia di rovinare un paese ricco di potenzialità e di grandezza storica, ci si appella alla libertà puntando sul blogger e politico Navalny. Quest’ultimo, ormai famoso per le battute contro “orde di immigrati regolari e clandestini” e, inoltre, protagonista tra le prime linee delle manifestazioni di stampo nazista e xenofobo, si erge a paladino del cambiamento con un partito apertamente nazionalista e xenofobo. Eppure, nonostante queste dichiarazioni, conferma comunque di essere favorevole all’autorizzazione dei matrimoni omosessuali con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile alla mentalità europea e USA, da cui probabilmente spera appoggio e supporto sia politico che militare.

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Continua così la politica anti-Putin, considerato da Navalny il dittatore per eccellenza da eliminare dalla Russia; nel frattempo, però, il blogger finisce in ospedale a causa di un sospetto avvelenamento da gas nervino Novichock, confermato successivamente da un medico tedesco misteriosamente morto negli ultimi giorni. A questo punto per Navalny i sospetti sono più che conferme e il dito è puntato il suo acerrimo nemico, complice una dichiarazione rilasciata in maniera diretta e consapevole: il dado è tratto.

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Una volta tornato in patria, per Navalny è subito scattato l’arresto. La condanna, resa nota nella giornata di ieri, è di 2 anni di detenzione e 5 mesi di colonia penale. Ma la battaglia politica dell’attivista continua: cerca di portare alla luce scenari e lati oscuri del nemico persino dalla sua cella in una delle carceri più celebri della Russia. Intanto le manifestazioni nel paese si susseguono senza sosta, con oltre 300 persone fermate dalle forze di polizia.

Alessia Gerletti

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