NATURA AMICA

Angelica, l’erba degli angeli. Una panacea per tutti i mali

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L’Angelica (Angelica archangelica L.) è una pianta erbacea di notevoli dimensioni (può raggiungere i 2 metri di altezza), caratterizzata da un profumo intenso e pungente. Presenta una grossa radice a fittone fortemente aromatica e un fusto eretto, robusto, striato, con sfumature più o meno intense di colore rosso violaceo. Le foglie sono grandi e ben sviluppate (possono raggiungere i 50 cm di lunghezza), caratterizzate da un lungo picciolo e una guaina dilatata che avvolge il fusto. I fiori sono bianco-giallastri, raccolti in grandi infiorescenze a ombrella formate da 30-40 raggi.

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Il suo nome giustifica ampiamente l’apprezzamento e il rispetto riservatole nei secoli precedenti da erboristi, medici, sacerdoti e maghi. La derivazione dal greco aggelos, ci riporta a un’antica leggenda secondo la quale l’arcangelo Michele su ordine di Dio, istruì gli uomini sulle virtù curative e magiche possedute da questo vegetale. Nella Tradizione cristiana, infatti, l’Angelica è associata alla festa di San Michele che si celebra l’8 maggio (che corrisponde circa al suo periodo di fioritura). In un’altra leggenda si narra che durante una furibonda pestilenza l’arcangelo apparve a un monaco e gli svelò che per debellare la mortale epidemia bastava tenere in bocca un pezzetto di radice di questa pianta.

cms_23435/2_1633825447.jpg Nel Medioevo era considerata una vera e propria panacea, utile per curare un numero incalcolabile di malattie e per contrastare gli effetti delle sostanze velenose. Era considerata un’erba “scacciadiavoli” (capace di liberare i luoghi e le persone dalle influenze demoniache) e un valido rimedio per proteggersi dagli incantesimi e dai malefici. In cucina è particolarmente apprezzata per il suo aroma forte e penetrante, accompagnato da un gusto dolce-amaro, pungente, con un effetto riscaldante. I germogli e le foglie tenere possono essere consumati crudi in insalata o lessati, conditi con olio e limone oppure impiegati nella preparazione di salse, brodi e zuppe a base di pesce, crostacei o carne. I piccioli fogliari e i fusti giovani vengono canditi e utilizzati nella preparazione di dolci e torte decorate. La radice viene mangiata lessata, ma solo dopo una lunga bollitura, per “spurgarla” da possibili effetti collaterali (azione irritante e vescicatoria). L’olio essenziale, soprattutto quello ricavato dai semi, viene impiegato per aromatizzare liquori (tra cui Vermouth, Chartreuse, Gin, Bitter, Anisette, ecc.) alimenti vari (marmellate, dolci, budini, gelati, caramelle, ecc.), profumi, deodoranti, saponi, creme e dentifrici.

Dal punto di vista erboristico, la sfera d’azione dell’Angelica si focalizza sull’apparato digerente agendo come aperitivo, stomachico, digestivo, carminativo e depurativo. Viene quindi consigliata in caso di nausea, inappetenza e cattiva digestione. Alle sue indiscusse proprietà toniche, antispasmodiche, antisettiche, espettoranti e diaforetiche si aggiunge un’azione cicatrizzante e lenitiva per la pelle. L’olio essenziale contenuto nella radice (la cui quantità e qualità variano in rapporto al clima e luogo di provenienza) agisce efficacemente contro vari ceppi di batteri e funghi (l’idea medievale che fosse una pianta efficace nella prevenzione e nella cura della peste non era del tutto peregrina).

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L’Angelica agisce in modo specifico anche sul sistema nervoso, risultando un ottimo rimedio contro gli stati di affaticamento generale e di stress. In base ai dati più recenti della letteratura scientifica risulta che a piccole dosi provoca un effetto eccitante a livello cerebrale, mentre somministrata a quantità elevate esercita un’azione psicotropa e depressiva. Le sue potenzialità medicinali trovano applicazione in caso di ciclo mestruale irregolare e di dolori e disturbi periodici ad essi collegati (da non somministrare in caso di gravidanza e allattamento). L’estratto di Angelica, impiegato a dosi elevate può esercitare un’azione irritante e vescicatoria. È controindicato per le persone sofferenti di ulcera gastrica e duodenale. Inoltre per la presenza di furanocumarine, può provocare nelle persone particolarmente sensibili, a seguito di esposizione prolungata al sole o ai raggi ultravioletti, fenomeni di fotosensibilizzazione, con rischi di allergie, scottature e irritazioni cutanee. Generalmente le parti del corpo più colpite sono le mani e le braccia (gli effetti sono simili a quelli provocati dalla Pastinaca selvatica). In passato dai semi ridotti in polvere, si otteneva un rimedio piuttosto efficace per la cura e il trattamento della pediculosi (infestazione da pidocchi).

Viene coltivata soprattutto in Germania, Belgio, Ungheria e Francia. In Italia l’Angelica archangelica è presente, allo stato selvatico solo in alcuni valli delle Alpi (in zone soleggiate e fresche riparate dal vento). Più diffusa è l’Angelica sylvestris L. (Angelica selvatica), una pianta spontanea che rispetto alla specie precedente presenta dimensioni più ridotte, un odore meno intenso e una differente morfologia dei piccioli fogliari e dei semi.

Diana Filippi

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