Musumeci:Se violano ordinanza ci rivolgiamo a magistratura(Altre News)

Scuola, medici di famiglia: "Da oggi test su operatori ma mancano kit" - Maltempo, Zaia: "Una tragedia, ho visto persone in lacrime" - Crisi Covid,a Firenze ristoratore suicida - Il padre di Gioele:Basta fango sulla mia famiglia

ITALIA_25_8_2020.jpg

Migranti, Musumeci: "Se violano ordinanza ci rivolgiamo a magistratura"

cms_18788/migranti_nave_barcone_tagliato_fg_ipa.jpg

Cosa faremo alla mezzanotte, se i soggetti che sono chiamati a dare attuazione alla legittima ordinanza del presidente della Regione, non lo faranno? A noi rimarrebbe solo una strada: rivolgerci alla magistratura perché ci troveremmo di fronte a una palese omissione, con tutto quello che può determinare in un contesto di epidemia. Se il governo impugnasse la nostra ordinanza, faremo valere le nostre ragioni nelle sedi opportune". Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, sulla sua ordinanza che prevede la chiusura degli hotspot. "Se il governo dovesse venirci incontro - ha aggiunto - potrà chiederci 2-3-5-8 giorni di tempo per trovare la possibilità di ricollocare i migranti e di mettere i sigilli in tutti i centri di accoglienza"."Se non lo farà - ha concluso- li apporremo noi, e metteremo fine a questa indecorosa pagina della nostra Isola. La gente non ne può più e non possiamo accettare che questa gente venga trattata in maniera disumana".

"C’è chi parla di codicilli, di ordinanza legittima o nulla. Intanto, stanotte si sono confermati 58 positivi a Lampedusa. E altri tamponi arriveranno in giornata per l’esito, al secondo controllo che ho disposto. Ulteriore dimostrazione che la mia ordinanza interviene su materia sanitaria e non sulla politica migratoria. Dal Viminale attendiamo risposte, non altro", ha scritto sui social il governatore siciliano che dopo qualche ora, da Catania, ha sottolineato come "Lampedusa è un’isola abbandonata a se stessa".

"E’ caduto nel vuoto l’appello del sindaco Totò Martello, così come il sopralluogo del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Appelli inascoltati, tant’è che ancora oggi la dichiarazione dello ’stato d’emergenza’ non c’è", ha detto il governatore, ricordando che "i numeri degli arrivi in Sicilia sono impressionanti: solo a luglio sono arrivati 7067 migranti e ad agosto altri tremila. Nel 2019 sono stati a luglio 1088, ad agosto 1268 in tutto il mese".

A Catania per illustrare l’ordinanza sullo sgombero degli hotspot e dei Centri di accoglienza per i migranti, con le relative modalità di attuazione Musumeci ha evidenziato che "da parte nostra non c’è alcuna volontà di scontro con lo Stato centrale anche perché lo Stato siamo noi. La Regione, i Comuni, le ex province. Dal governo centrale ci attendiamo lo stesso rispetto". "Invece di rispondere con atti concreti sull’emergenza immigrazione, il governo centrale trova la soluzione: creiamo campi di concentramento, che chiamano tendopoli in un deposito militare a Vizzini, abbandonato da anni. Ci troviamo con tende che ci ricordano luoghi e scene da dimenticare assolutamente", ha sottolineato.

Il provvedimento è stato firmato dal governatore sabato notte. "Ad atteggiamenti improntati - ha aggiunto - ad arroganza, superficialità o ai silenzi che fanno perdere tempo alla risoluzione dei problemi noi diciamo no". "Abbiamo rivendicato il diritto di tutelare la salute dei siciliani - ha concluso Musumeci- di chi si trova in Sicilia, alcuni milioni di cittadini che chiamiamo turisti e di quelle persone che vengono ammassate in hotspot e centri accoglienza meglio identificate come migranti". "Le competenze sono vostre? Anche quelle sanitarie? Se è vostra la competenza, siete fuori legge perché in questi centri non c’è alcuna garanzia di sicurezza", ha detto poi affermato rivolgendosi al Governo Conte. "Il governo centrale la smetta di mostrare i muscoli e faccia il proprio dovere, che finora non ha fatto del tutto. Noi andremo avanti. No al un politica di bassa cucina e a campagna elettorale su questa materia. Ho il dovere di tutelare la salute della gente che sta sull’isola".

Scuola, medici di famiglia: "Da oggi test su operatori ma mancano kit"

cms_18788/test_sangue_coronavirus_fg.jpg

Avvio ’in salita’ per il test agli operatori della scuola da parte del medico di famiglia, previsti da oggi e fino al 7 settembre. "Noi siamo pronti, ma ci sono delle difficoltà ’di partenza’ che non dipendono dai medici. Purtroppo in diverse regioni ci segnalano che i kit non sono ancora disponibili", spiega all’Adnkronos Salute Domenico Crisarà, vice segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) secondo il quale si tratta di un ’intoppo’ "comprensibile in questa situazione di emergenza. Useremo dunque questi primi giorni per prendere appuntamenti: speriamo tutto si risolva nelle prossime ore", aggiunge Crisarà che invita, però, a migliorare la macchina organizzativa.

"Come medici di famiglia Fimmg - aggiunge - abbiamo ritenuto doveroso dare il nostro apporto per la ripartenza della scuola in sicurezza e in presenza. Ma è importante anche poter contare su una organizzazione efficace. Ovviamente a partire dalla distribuzione dei test: molti colleghi hanno cominciato a chiederli alle strutture di riferimento venerdì senza trovarli. Sarebbe poi utile, nelle zone più disagiate, fare arrivare i kit direttamente ai medici".

Ora come ora, infatti, "siamo noi a dover ritirare il materiale, ma fare 120 km per il ritiro - come può accadere in alcune aree del Paese - si trasforma in uno spreco di tempo sottratto ai pazienti. Si potrebbe pensare di far arrivare i kit ai colleghi attraverso la Protezione civile o la Croce rossa".

La ’macchina organizzativa’, continua Crisarà, "ha necessità di essere ottimizzata. Al momento ci sono dettagli da regolare che, però, possono fare la differenza". Un piccolo esempio. Il kit, che permette di avere una risposta in 7 minuti con l’analisi del sangue prelevato dal dito, è fatto da pochi pezzi: la ’saponetta’ (il supporto per l’analisi), il reagente, il capillare (una pipetta che estrae il sangue dal dito), il pungidito. "In alcuni casi - spiega il rappresentante sindacale - questa mattina non erano disponibili i capillari. Una stupidaggine, ma questo non permette di partire con i test".

L’organizzazione delle Regioni, dice Crisarà, "non è stata proprio perfetta. Ci aspettavamo che almeno negli ultimi giorni della scorsa settimana i kit fossero pronti, e che stamattina si sarebbe potuto procedere rapidamente. Anche perché, non avendo il materiale, il medico ha difficoltà a sollecitare i pazienti. Senza i kit in mano anche dare gli appuntamenti, con tutta la buona volontà, è difficile", conclude.

Maltempo, Zaia: "Una tragedia, ho visto persone in lacrime"

cms_18788/maltempo_veneto_fotopolizia.jpg

"E’ un’autentica tragedia. Molte parti della città sono in ginocchio. Ho visto persone con le lacrime agli occhi, con negozi inondati da un metro, un metro e mezzo d’acqua: questo vuol dire devastazione. Il governo deve prendere provvedimenti immediati, spero in un decreto subito". Lo ha detto Luca Zaia, governatore del Veneto, in un video su Facebook durante il sopralluogo che ha effettuato nella città di Verona colpita da una forte ondata di maltempo.

"Ora bisogna fare la conta dei danni, e poi presenteremo il conto al governo - ha aggiunto Zaia - sia per quanto riguarda la città di Verona che il Veronese. Un appello ai cittadini di raccogliere foto e video oltre a documentazioni da inviare al Comune e, una volta chiuso il ’pacchetto’, lo invieremo al governo".

"Ho sentito i massimi esponenti a livello nazionale e ho già dichiarato lo stato di crisi e adesso si tratta di dare seguito a questo e fare in modo che i cittadini siano ristorati a Verona e nel Veronese - ha sottolineato Zaia - Non posso non ricordare, per la vicinanza che ho con il mondo dell’agricoltura, quello che è accaduto nella Valpolicella. Verona deve essere aiutata e siamo qui per questo. Siamo qui, ci rimbocchiamo le maniche e vediamo di portare a casa i risultati".

Poi durante il punto stampa in Comune a Verona ha spiegato: "C’è stata prima la grandine e ci sono ancora i cumuli in città, e poi una pioggia fuori dal normale. Io dico che qui non ce la caviamo con poco. Verona è messa in ginocchio così come molte altre zone del Veneto. I danni sono ingenti, non tutta la città è stata colpita ma le zone interessate sono devastate, sono in ginocchio. E’ una tragedia paragonabile, anche se su diversa scala, al disastro dell’alluvione del 2010, alla tempesta Vaia, alla tromba d’aria della Riviera del Brenta".

"I veronesi hanno dimostrato di prendere di petto questa situazione e si sono rimboccati le maniche e hanno cominciato subito a pulire. Ho visto gente in lacrime. Spero che il governo dichiari lo stato di emergenza e faccia un provvedimento urgente in Consiglio dei ministri" ha ribadito.

IN VENETO FORMALIZZATO STATO DI CRISI - Il Presidente della Regione Veneto, con un proprio decreto, ha formalizzato la dichiarazione dello stato di crisi a seguito delle criticità riscontrate a causa delle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi in varie parti del territorio tra sabato e domenica. Il provvedimento, si legge in una nota, si è reso necessario per fronteggiare le conseguenze verificatesi a seguito di intense precipitazioni temporalesche, vento molto forte e grandinate che hanno causato danni nei territori provinciali di Belluno, Verona, Vicenza e Padova.

Nel pomeriggio di sabato 22, rileva il decreto, violenti temporali hanno colpito l’area dolomitica della provincia di Belluno, causando colate di fango e, a causa del forte vento, lo scoperchiamento e il danneggiamento di alcune abitazioni. I forti temporali di domenica 23 agosto hanno poi interessato l’intero territorio regionale, ma la loro intensità è risultata eccezionalmente forte in provincia di Verona, e in particolare nel capoluogo, nel vicentino, e nei colli padovani, causando l’abbattimento di centinaia di alberi, danni alle abitazioni e allagamenti diffusi.

La Protezione Civile regionale ha già stilato un primo elenco di Comuni colpiti, elenco che potrà essere successivamente ampliato man mano che verranno formalizzate alla Regione le segnalazioni dei danni subiti da altre Amministrazioni, attraverso l’inserimento dei nuovi Comuni nell’attuale decreto.

Ecco l’elenco dei territori colpiti: Provincia di Belluno: Rocca Pietore, Valle di Cadore, Cortina d’Ampezzo. Provincia di Verona: Verona, Castelnuovo del Garda, Sant’Ambrogio Valpolicella, Peschiera del Garda, San Pietro in Cariano, Pastrengo.

Provincia di Padova: Padova, Gazzo, Limena, Vigodarzere, Rubano, Baone, Torreglia, Cinto Euganeo, Galzignano Terme, Albignasego, Conselve, Agna, Ponte San Nicolò, S. Angelo di Piove, Brugine, Borgo Veneto, Arre, Campo San Martino, Piove di Sacco, Arzergrande, Arquà Petrarca, Battaglia Terme, Bovolenta, Corezzola, Monselice, Pernumia, Polverara, Tribano. Provincia di Vicenza: Vicenza, Bolzano Vicentino, Quinto Vicentino, Camisano Vicentino, Dueville, Caldogno, Monticello Conte Otto, Altavilla Vicentina.

Crisi Covid, a Firenze ristoratore suicida: "Lavorava poco"

cms_18788/Tavoli_vuoti_ristorante_Fg_2408.jpg

In ansia per il mutuo del suo locale, un ristoratore fiorentino si è tolto la vita. L’imprenditore, 44 anni, aveva acquistato l’immobile nella zona di piazza Santa Croce poco prima della pandemia di coronavirus e la ripresa delle rate del mutuo che sarebbero ripartite tra qualche giorno, con gli incassi diminuiti a causa della crisi Covid, sarebbe diventata per lui una vera ossessione. L’uomo si è tolto la vita tra il turno del pranzo e quello della cena di sabato scorso. Rimasto solo nel suo ristorante, ha compiuto l’estremo gesto. A ritrovare il cadavere sono stati i dipendenti. Sul posto è intervenuta una volante della polizia, che ha potuto soltanto constatare il decesso. "In questo periodo stava lavorando poco, come tutti noi - ha detto un collega ristoratore che ha parlato con la famiglia secondo quanto riferito dalla ’Nazione’ - Temeva di non riuscire più a pagare, di aver fatto dei sacrifici inutilmente". Il suicidio ha sconvolto i commercianti del centro storico di Firenze.

CONFCOMMERCIO: "SCONFITTA PER TUTTI NOI" - "Come presidente della Confcommercio fiorentina e della Fipe Toscana esprimo le mie più sentite condoglianze alla famiglia del ristoratore che si è tolto la vita. Quali che siano le ragioni che l’hanno portato al gesto estremo, sento profondamente che la sua morte rappresenta una sconfitta per tutti noi, nessuno escluso. Anche per la nostra categoria, che evidentemente non è riuscita a fare abbastanza per essere davvero vicina agli imprenditori del settore in questo momento di difficoltà". Lo scrive in una nota alla stampa Aldo Cursano. "Abbiamo lottato in tutte le sedi opportune perché venisse riconosciuta la gravità della situazione economica, perché venissero approvate varie forme di sostegno che tutelassero le imprese e l’occupazione, sottolineando sempre il grande valore di un comparto che oltre ad esprimere numeri in termini di fatturato, posti di lavoro, imprese, è anche emblema della tradizione tutta italiana dell’accoglienza - osserva Cursano - Eppure, il nostro impegno non è bastato a salvare la vita del collega fiorentino".

"Mi si dirà – continua Cursano - che le ragioni economiche sono state solo una parte dei motivi celati dietro al suo gesto, che evidentemente nasce nel contesto di una vicenda umana privata e delicatissima. Mi si dirà che non è compito di un’associazione di categoria intercettare le fragilità psicologiche dei suoi operatori. Ma nulla mi convincerà a sentirmi meno responsabile di questa morte che, forse, poteva essere evitata. Magari solo con una parola in più, una telefonata, un gesto concreto di solidarietà e vicinanza. Ecco perché è una sconfitta per tutti. Sabato è stato un giorno davvero triste per il mondo della ristorazione e per l’intera città di Firenze".

ASSOCIAZIONE RISTORATORI FIORENTINI: "GESTO GRANDE DISAGIO" - Gli fa eco il presidente dell’Associazione Ristoratori Fiorentini Marco Stabile: "quello del nostro collega è stato un gesto forte, di grande disagio. Mi stringo alla famiglia con dolore e preoccupazione. Dopo tanti anni di vita investiti per costruire la propria azienda e una posizione sociale, molti di noi ristoratori si ritrovano ad affrontare un azzeramento totale di quanto costruito e ulteriori debiti da affrontare (anche dovuti a tasse che non vengono nemmeno diminuite), senza poter contare su alcun miglioramento in vista. La città del resto è, e non sempre, frequentata da un turismo che non spende, se non nei musei. Ed è probabile che la situazione sarà purtroppo ancora peggiore dal prossimo autunno-inverno. Le istituzioni devono intervenire seriamente".

È quanto chiede anche il direttore della Confcommercio Toscana Franco Marinoni: "la vicenda impone una profonda riflessione su quanto si possa e si debba fare per sostenere il dramma sociale di migliaia di famiglie che hanno visto sparire dall’oggi al domani la propria fonte di sostentamento e che, questo è l’aspetto più grave, non vedono prospettive per l’immediato futuro. Non è un problema di alcuni, è il problema di una intera comunità".

FEDERCUOCHI - "Una tragedia annunciata" la definisce la Federcuochi. "In questi mesi Federcuochi ha fatto sentire la sua voce in tutti i tavoli istituzionali che hanno affrontato la crisi del comparto e ha più volte fatto presente al governo che il settore era ormai al tracollo. Un settore fatto di piccole realtà, come quella del ristoratore di Firenze, imprese in cui spesso lavora tutta la famiglia che, con il dramma del Covid e il lockdown, hanno perso tutto, risparmi, clientela, persino la speranza di potersi rialzare", avverte. "Con i provvedimenti presi finora dal governo si è fatto un passo avanti ma non basta, i tempi delle procedure sono troppo lunghi e le persone più vulnerabili, non vedendo altra via d’uscita si abbandonano a gesti estremi, come in questo caso. Siamo profondamente addolorati per questa morte assurda e vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza alla famiglia del ristoratore scomparso".

Il padre di Gioele: "Basta fango su Viviana e la mia famiglia"

cms_18788/parisi_viviana_gioele__pixel_daniele_mondello_fb.jpg

"Mia moglie non ha mai toccato mio figlio neppure con un dito". Lo scrive su Facebook Daniele Mondello, il padre del piccolo Gioele. "Credo che siano stati aggrediti da animali - dice - E quanto prescritto a Viviana era finalizzato a lenire il suo stato d’ansia: a causa del Covid, e dei mesi di clausura forzata in casa, temeva per la sua famiglia. La stessa paura che abbiamo avuto tutti". Poi aggiunge: "Finché vivrò e Viviana e Gioele mi daranno la forza di andare avanti lotterò fino alla mia morte per sapere la verità". E conclude: "Il mio dolore non ha confini ma non sono disposto a tollerare altro fango su Viviana, me o la mia famiglia".

Redazione

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos