Morto George Bush senior

Aveva 94 anni

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Il suo nome è associato alla Guerra del Golfo dal momento che nel 1990, durante il suo incarico da 41mo presidente degli Stati Uniti d’America, George H. W. Bush annunciò che il suo Paese avrebbe intrapreso una missione "totalmente difensiva" chiamata operazione Desert Shield per prevenire un’invasione dell’Arabia da parte degli iracheni.

Bush senior era da tempo affetto dal morbo di Parkinson, a causa del quale aveva subìto innumerevoli ricoveri.

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Nell’ultima uscita pubblica, ai funerali della sua adorata Barbara, scomparsa lo scorso aprile dopo un matrimonio di ben 73 anni, era apparso notevolmente provato.

Nato a Milton, nel Massachusetts, il 12 giugno 1924, frequentò un prestigioso liceo per poi perfezionare gli studi a Yale. Nonostante fosse esente dall’obbligo militare in quanto universitario, contravvenendo alla volontà di suo padre, decise di arruolarsi volontariamente in Marina all’indomani dell’attacco giapponese a Pearl Harbour.

Nel 1948 si trasferì in Texas, dove, grazie agli affari intrapresi nello sfruttamento dei giacimenti di petrolio, divenne milionario.

Durante la presidenza di Bush senior, oltre alla prima Guerra del Golfo, vi fu in Europa un importante evento che influenzò la politica e l’economia a livello mondiale: la caduta del muro di Berlino.

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Presidente, a differenza del figlio, per un solo mandato, l’America non gli perdonò la mancata riduzione delle imposte, promessa elettorale che non poté realizzare a causa della grave crisi economica in cui versava il Paese.

Ma non fu questo l’unico punto in cui le vicende politiche di Bush padre e Bush figlio differirono.

Malgrado lo stesso orientamento centrista e conservatore (Bush junior rappresentava in realtà il neo conservatorismo), essi avevano due diverse personalità: G. Bush senior trasmise, nel suo incarico di presidenza degli USA, l’immagine di un anti-esibizionismo al limite di altezzosità e goffaggine che, unitamente alla delusione per il rincaro delle imposte e dei prezzi, gli costò la rielezione a favore del successore Bill Clinton.

Anche nell’organizzare l’alleanza globale per dar vita alla “Tempesta nel deserto” - allorché, nel 1990, Saddam Hussein provò ad annettere alla Libia il Kuwait, con tutto ciò che implicava in termini di interessi economici europei ed americani - Bush padre dimostrò di possedere una capacità lucida da stratega che anni dopo suo figlio, a sua volta eletto presidente, non ebbe la capacità di realizzare (nota è la “Coalizione dei Volenterosi” da lui imbastita in modo a dir poco avventuroso, al fine di invadere l’Iraq).

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Punto in comune tra i Bush padre e figlio è stato inaspettatamente Osama Bin Laden, il famigerato capo di al Qaeda la cui famiglia fin dagli anni ’70 fu in stretto legame per affari di carattere economico e politico con la famiglia Bush.

Sarà lo stesso Capo del terrorismo islamico che George Bush junior proverà ad attaccare dopo gli avvenimenti dell’11 settembre 2001.

Bush il “vecchio”, non aveva mai, schietto com’era (diplomazia e capacità di affabulare erano proprie di suo figlio) fatto mistero della sua disapprovazione per l’elezione di Donald Trump, tanto che sua moglie e lui avevano disertato, in segno di protesta, la cerimonia di insediamento alla Casa Bianca.

La sua proverbiale riservatezza, al limite dell’antipatia, non poteva non riguardare la sfera privata dei sentimenti, anche se, probabilmente, rivelare alcuni particolari teneri della sua famiglia lo avrebbero reso un po’ meno austero e sicuramente più simpatico.

Se fosse stato meno pudico, magari affabulatore come Bush junior, forse avrebbe raccontato del dolore per Robin, sua figlia morta prima del compimento dei quattro anni per leucemia.

Per ricordarla soleva portare al collo una medaglietta recante una semplice incisione, “Per amore di Robin”, che per 50 anni non ha mai tolto.

Aspetti privati di un uomo pubblico che ha dimostrato, più che con le parole, con le azioni (legato alla sua Barbara per oltre 70 anni), l’incredibile capacità di essere tenace, fedele e, inaspettatamente, tenero.

Lucia D’Amore

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