Montenegro: tramonta il governo Dukanovic

Termina un’era di violenze e corruzione

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Il Montenegro torna a respirare dopo i 30 anni di corruzione del governo di Milo Dukanovic, presidente di orientamento filoserbo che ha sempre ottenuto la maggioranza dei voti facendo leva sulle minoranze etniche del paese. Infatti, alle ultime elezioni, il partito democratico di Dukanovic- lo stesso che ha contribuito all’indipendenza del Montenegro dalla Serbia - vince di pochi punti sull’opposizione. Nonostante questo, il partito vincente non avrà possibilità di amministrare.

Il partito di Dukanovic ottiene il 35% dei voti, mentre Per il futuro del Montenegro, una coalizione di opposizione, di orientamento filoserbo, il 32%. Tra gli oppositori figurano anche altri partiti come La pace è la nostra nazione, con il 12%, e Nero su bianco con il 5%.

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Le forze di opposizione annunciano di essere pronte a formare un’alleanza per ottenere la maggioranza dei seggi in parlamento, che in totale sono 81.

Zdravko Krivokapic, a capo di Per il futuro del Montenegro, è fiducioso di poter rafforzare la sua coalizione e dare al Montenegro una svolta politica che possa unificare un paese troppo diviso. Negli ultimi 30 anni, questo ha permesso alla corruzione di dilagare nello stato montenegrino, portando a un conseguente tracollo finanziario.

Lo stesso Dukanovic rappresenta l’immagine di un paese corrotto, dato che ha a suo carico diverse accuse, tra cui quella di contrabbando di sigarette in Campania e in Puglia. A queste si aggiungono diversi scandali e omicidi, come quello del giornalista Dusko Jovanovic nel 2004, molto temuto per le sue inchieste giudiziarie sulla corruzione del paese.

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Memore di ciò che ha vissuto il Montenegro negli ultimi anni, lo stesso Zdravko Krivokapic, rivolgendosi ai cittadini, ha dichiarato: “Celebrate la vittoria nelle vostre case. Ci sarà tempo per festeggiare e la vittoria potrà essere celebrata con dignità e senza scendere in piazza, senza creare tensioni. Il Montenegro è diviso in tutto e per tutto e se oggi non porgiamo una mano di riconciliazione, non la estenderemo mai. Non vogliamo vendetta, ma non possono esserci irresponsabilità e impunità come prima”.

Francesco Ambrosio

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