M.O., accordo di pace tra Israele ed Emirati(Altre News)

Libano, Berri: "Il Paese sta morendo davanti ai nostri occhi" - Gas, Erdogan: "Chi ci attacca pagherà un caro prezzo"

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Medio Oriente, accordo di pace tra Israele ed Emirati

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Israele ed Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto uno storico accordo di pace che porterà alla piena normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi del Medio Oriente. Lo riferiscono i media israeliani, parlando di una mediazione decisiva del presidente Usa, Donald Trump.

L’accordo di pace, che passerà alla storia con il nome di ’Accordo di Abramo’, è stato il frutto di lunghe discussioni tra Israele, Stati Uniti ed Emirati e di recente ha avuto un’accelerazione sottolinea ’Haaretz’. L’intesa è stata sancita in una telefonata tra Trump, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ed il principe della corona di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed.

Nei negoziati hanno avuto un ruolo importante anche il genero e consigliere di Trump, Jared Kushner, l’ambasciatore americano in Israele, David Friedman, l’inviato per il Medio Oriente, Avi Berkowitz, il segretario di Stato, Mike Pompeo ed il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Robert O’Brien.

Israele ha accettato di sospendere i suoi contestati piani di annessione di parti della Cisgiordania secondo quanto riferiscono i media israeliani, citando una nota congiunta dei tre Paesi protagonisti dell’intesa.

Delegazioni di Israele ed Emirati Arabi Uniti inoltre si incontreranno nelle prossime settimane per firmare accordi bilaterali riguardo gli investimenti, il turismo, i voli diretti, la sicurezza, le telecomunicazioni ed altre questioni.

"Questa storica svolta diplomatica farà avanzare la pace nella regione del Medio Oriente". Lo hanno dichiarato in una nota congiunta Stati Uniti, Emirati ed Israele, annunciando l’accordo di pace tra Tel Aviv ed Abu Dhabi.

L’intesa è la prova del "coraggio degli Emirati Arabi Uniti e di Israele nel tracciare un nuovo percorso che sbloccherà il grande potenziale nella regione. Tutti e tre i Paesi affrontano molte sfide comuni e trarranno reciproco vantaggio dallo storico risultato odierno", prosegue la nota.

"Le parti - si legge ancora - continueranno i loro sforzi a questo riguardo per raggiungere una soluzione giusta, globale e duratura al conflitto israelo-palestinese".

"Ora che il ghiaccio è rotto mi aspetto che altri Paesi arabi e musulmani seguano gli Emirati normalizzando le relazioni con Israele", ha detto Trump.

E’ una "giornata storica". Così su Twitter il primo ministro israeliano, Benjami Netanyahu, ha commentato l’accordo di pace raggiunto. "Oggi inizia una nuova era nella nostra relazione con il mondo arabo", ha poi dichiarato.

Lo stop ai piani israeliani di annettere parti della Cisgiordania è solo temporaneo, ha poi assicurato il primo ministro israeliano spiegando in conferenza stampa di aver accettato la richiesta del presidente Trump, nel quadro dell’accordo di pace con gli Emirati, di sospendere temporaneamente il progetto di annessione. "Non rinunceremo mai ai nostri diritti sulle nostre terre" e "non c’è alcun cambiamento nei miei piani di annessione, in totale coordinamento con gli Usa", ha dichiarato Netanyahu sottolineando che altri Stati arabi sono pronti a seguire l’esempio degli Emirati e a stabilire rapporti ufficiali con Israele.

Netanyahu ha dichiarato di lavorare per una normalizzazione con il Golfo dal 2009. "Ho sempre pensato che fosse possibile. Lo faccio costantemente, da anni", ha spiegato, sottolineando i suoi contatti con il Sudan e altri Stati che non hanno legami ufficiali con Israele. "Questo accordo mostra l’enorme cambiamento del modo in cui Israele è visto in Medio Oriente", ha aggiunto.

Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha espresso apprezzamento per l’accordo: "Ho seguito con interesse e apprezzamento la nota congiunta di Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti e Israele", ha dichiarato al-Sisi su Twitter, sottolineando che l’intesa "ferma l’annessione israeliana delle terre palestinesi" e rappresenta "un passo per portare la pace in Medio Oriente".

"Gli Emirati hanno accoltellato i palestinesi alle spalle", ha dichiarato un portavoce di Hamas, citato dai media israeliani, a proposito dell’accordo di pace tra Israele ed Emirati.

I media israeliani ricordano come lo Stato ebraico abbia firmato finora accordi di pace solo con altri due Paesi arabi, l’Egitto nel 1979 e la Giordania nel 1994. Gli Emirati, come la maggior parte dei Paesi arabi, non riconosceva Israele e non aveva relazioni diplomatiche ed economiche ufficiali, almeno fino ad oggi.

La leadership palestinese ha espresso "rifiuto" e "condanna" per l’accordo di pace che "normalizza" i rapporti tra Emirati ed Israele "in cambio di una sospensione temporanea del piano di annettere terre palestinesi e di estendere la sovranità israeliana su di esse". E’ quanto si legge in una nota al termine di una riunione d’emergenza convocata dal presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ’Wafa’, nel comunicato si sottolinea che questa mossa "mina l’iniziativa di pace araba" e si accusano gli Emirati Arabi Uniti di aver "tradito" Gerusalemme, Al-Aqsa e la causa palestinese.

Nel frattempo il ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Riyad al-Malki, ha annunciato che l’ambasciatore palestinese negli Emirati è stato immediatamente richiamato dopo l’annuncio dell’accordo di pace tra il Paese arabo ed Israele, raggiunto grazie alla mediazione Usa.

Onu - Soddisfazione è stata espressa dall’Onu per la dichiarazione congiunta "del presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump, del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e di Sua Altezza lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi", che "sospende i piani di annessione israeliana su parti della Cisgiordania occupata". A quanto ha reso noto un portavoce, il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres "accoglie con favore" l’accordo Israele-Emirati, sperando che crei "un’opportunità per i leader israeliani e palestinesi di impegnarsi nuovamente in negoziati significativi che realizzino la soluzione dei due Stati in linea con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, il diritto internazionale e gli accordi bilaterali". La pace in Medio Oriente, secondo Guterres, "è più importante che mai", visto che la regione si trova ad affrontare "le gravi minacce del COVID-19 e della radicalizzazione". Il Segretario generale, conclude il portavoce, "continuerà a lavorare con tutte le parti per aprire ulteriori possibilità di dialogo, pace e stabilità".

Libano, Berri: "Il Paese sta morendo davanti ai nostri occhi"

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’’Il Libano sta morendo davanti ai nostri occhi’’. Lo ha dichiarato il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, durante la seduta in corso al Palazzo dell’Unesco per ratificare lo stato di emergenza deciso dal governo dimissionario dopo al duplice esplosione che il 4 agosto ha colpito il Beirut. ’’Non abbiamo altra scelta se non quella di effettuare un intervento chirurgico, che è possibile attraverso la Costituzione’’, ha proseguito.

Secondo Berri serve modificare la ’’Costituzione basata sugli accordi di Taif’’ ed è necessaria ’’una legge elettorale che non si basi su un sistema settario’’. Invocando ’’un intervento chirurgico sulla Costituzione di Taif’’, Berri ha suggerito un sistema elettorale che sia ’’permetta in voto nei luoghi di residenza’’.

Infine Berri ha sottolineato che ’’l’esercito libanese è un simbolo di unità’’ per il Paese dei Cedri, che deve quindi ’’fidarsi’’ dei militari. L’esercito è stato inviato sul luogo dell’esplosione nel porto di Beirut in cerca dei dispersi e per rimuovere i detriti e le macerie.

Intanto è stato prorogato di un mese lo stato di emergenza a Beirut. Lo ha annunciato il ministro libanese della Sanità Hamad Hassan dal palazzo presidenziale di Baabda. Mentre domani l’ex ministro libanese dei Lavori pubblici e dei Trasporti Ghazi Al-Aridi sarà ascoltato domani dal pubblico ministero Ghassan El-Khoury. La sua udienza è prevista per mezzogiorno, spiega l’emittente Voce del Libano, affermando che la testimonianza dell’ex ministro si inserisce nell’inchiesta in corso sui materiali esplosivi che erano conservati da sei anni nel porto della capitale libanese.

Gas, Erdogan: "Chi ci attacca pagherà un caro prezzo"

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si dice pronto al dialogo con la Grecia, ma avverte anche che pagherà "un caro prezzo" chiunque dovesse attaccare la nave turca che sta conducendo delle esplorazioni nelle acque del Mediterraneo orientale. "Abbiamo detto che se attaccate la nostra Oruc Reis pagherete un caro prezzo", ha detto Erdogan durante un discorso ad Ankara senza fornire ulteriori dettagli.

La Turchia "non insegue avventure" nel Mediterraneo orientale e l’unico modo per risolvere le dispute con la Grecia sulle esplorazioni di risorse energetiche è attraverso il dialogo, aveva ribadito in precedenza il presidente turco parlando davanti ai membri del suo partito, l’Akp. "Il percorso per una soluzione nel Mediterraneo orientale è attraverso il dialogo e il negoziato - ha sottolineato - Non stiamo seguendo alcuna avventura non necessaria o cercando tensioni".

LA PREOCCUPAZIONE DEL PENTAGONO - Il Pentagono ha espresso "preoccupazione" per quanto sta avvenendo nel Mediterraneo orientale, dove oggi si sono tenute esercitazioni navali congiunte tra la Francia e la Grecia in risposta alle esplorazioni condotte dalla Turchia. Jonathan Hoffman, portavoce del dipartimento alla Difesa, ha detto che le Forze armate americane "sono molto preoccupate per gli incidenti nel Mediterraneo orientale".

La Francia e la Turchia, ha sottolineato, sono "entrambi alleati estremamente importanti della Nato e noi vorremmo vedere diminuire le tensioni, noi vorremmo dunque che continuassero a cooperare e a trovare soluzioni che non implichino la necessità di avere navi da guerra o aerei dispiegati in un ambiente meno che cooperativo".

LA POSIZIONE DELL’ITALIA - Alla vigilia della riunione straordinaria dei capi delle diplomazie dei 27, la vice ministra degli Esteri Marina Sereni ha spiegato qual è la posizione del nostro governo. L’Italia "è preoccupata per l’escalation della tensione" nel Mediterraneo orientale a causa della disputa da Atene e Ankara sulle risorse energetiche, ritiene "necessario un confronto franco con la Turchia ed è solidale con Grecia e Cipro" dice Sereni auspicando che su questo dossier, come su altri, l’Ue si mostri unita.

"Siamo preoccupati, come tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, per un’escalation della tensione che consideriamo negativamente, che è pericolosa in un quadro già sufficientemente complesso - afferma Sereni all’Adnkronos - sia per l’emergenza Covid che per la crisi libica". In questo contesto, "abbiamo ritenuto e riteniamo che sia molto importante che l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell abbia convocato un Cae straordinario, che avrà all’ordine del giorno, insieme all’altra vicenda molto preoccupante della Bielorussia, anche questa del Mediterraneo orientale".

L’Ue, sottolinea la vice ministra, "non può che essere solidale con la Grecia e con Cipro: noi, al pari di altri, siamo interessati a difendere i nostri interessi energetici nell’area, ma siamo soprattutto interessati a una de-escalation".

Ed è a questo che sta lavorando la diplomazia, come dimostra il colloquio telefonico di oggi tra il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il collega turco Mevlut Cavusoglu, durante il quale è stato ribadito l’impegno dell’Italia a facilitare il dialogo fra le parti, "perché solo con il dialogo si possono affrontare questioni così complesse, chiedendo a tutti gli attori il massimo della moderazione", sostiene Sereni. Che esorta ad "avere uno sguardo di insieme: il dialogo con la Turchia è un punto essenziale, che riguarda la Libia, ma riguarda complessivamente la stabilità e la sicurezza nel Mediterraneo". E "il confronto deve essere franco - dice la vice ministra - mettendo sul tavolo tutti i punti di tensione ma anche l’agenda positiva" del rapporto con Ankara, con cui "non abbiamo mai nascosto i punti di criticità e di difficoltà".

Anche rispetto alla Libia e al sostegno della Turchia al governo di Tripoli, che ci vede su posizioni coincidenti, Sereni ricorda che "noi molto spesso abbiamo discusso con Ankara, abbiamo espresso le nostre perplessità sull’accordo tra la Turchia ed il governo di accordo nazionale libico" sui confini marittimi, salvo "al tempo stesso riconoscere che un attore come la Turchia debba essere pienamente coinvolta nei negoziati sul cessate il fuoco e sull’embargo sulle armi".

Ma l’Ue è ’ostaggio’ di Ankara? "Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è consapevole del ruolo che ha conquistato e che sta svolgendo in questo momento: più l’Europa sarà unita e capace di interlocuzione con la Turchia, migliori saranno i risultati". "Stiamo lavorando" a questo obiettivo, conclude Sereni, ribadendo che "il nostro punto di partenza e la nostra priorità è avere condizioni per una de-escalation della tensione".

Redazione

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