MOSCA SOLA CONTRO TUTTI

Forte dell’appoggio di Nato e Ue, Biden accusa formalmente la Russia e dà il via a una pioggia di sanzioni

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Sembrava essere giunta l’alba di una nuova tregua, ma l’ultima mossa di Biden ha ribaltato le carte in tavola. Parliamo del conflitto Russia-Usa, che ormai si consuma toccando diversi punti nevralgici del rapporto tra le due superpotenze. Procediamo con ordine: solo lo scorso 13 aprile Biden aveva proposto un incontro distensivo, in un Paese terzo, al corrispettivo russo, il quale dal canto suo aveva acconsentito alla richiesta. “I due presidenti intendono perseguire un dialogo sulla stabilità strategica in merito a diverse questioni di sicurezza emergenti e del controllo degli armamenti, partendo dall’estensione del Nuovo trattato Start” faceva sapere, appunto, la Casa Bianca. Una stretta di mano “virtuale”, colma di significati, che non ha però trattenuto lo “zio buono d’America” dal disporre nuove sanzioni contro la Russia, forte del supporto di Unione Europea e Nato.

Nella fattispecie, sono due gli eventi cruciali in riparazione dei quali si orientano le ammende. Il primo riguarda le interferenze nelle elezioni presidenziali americane del 2016 e del 2020: stando a un rapporto del National Intelligence Council, il governo di Mosca avrebbe manipolato strategicamente l’immagine mediatica di Hillary Clinton prima e di Joe Biden poi, al fine di favorire Trump. Questo perché il tycoon era ritenuto più malleabile nonché allineato agli obiettivi del presidente Putin, in quanto disposto a indebolire i legami con Europa e Nato.

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Il secondo “schiaffo” inferto agli Usa consiste nell’attacco hacker che ha colpito le agenzie del governo federale lo scorso 14 dicembre; offensiva che, per la prima volta, è stata esplicitamente attribuita dalla Casa Bianca a un servizio di intelligence russo. Già prima dello sfortunato evento, la National Security Agency aveva allertato il paese in merito alle sotterranee ed erosive attività di pirati informatici sponsorizzati dalla Russia, intenti a scorgere le falle del sistema cui si affidano gli organi istituzionali Usa. Non a caso, oggi Washington “indica formalmente i servizi russi Svr, noti anche come Apt29, CozyBear e The Dukes, come i responsabili della campagna di spionaggio ad ampio raggio che ha sfruttato la piattaforma SolarWinds Orion ed altre infrastrutture di informazione tecnologica”.

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Le molteplici intrusioni nella politica americana presentano ora a Mosca un conto “salato” da pagare. Sì, perché oltre all’espulsione di 10 diplomatici russi - tra cui diversi membri dell’intelligence, bollati come "rappresentanti dei servizi segreti" - e alle sanzioni imposte ad altri 32 soggetti che avrebbero contribuito alle offensive, Biden ha disposto misure volte a fiaccare il debito sovrano dell’avversario. Le istituzioni finanziarie americane, infatti, non saranno autorizzate a effettuare transazioni sul mercato primario di bond emessi dopo il prossimo giugno dalla Banca centrale russa, dal Fondo sovrano e dal ministero delle Finanze, nonché a scambiare titoli con gli enti suddetti. Ciliegina sulla torta sono le penali comminate a sei compagnie tecnologiche, considerate corresponsabili dei crimini informatici perpetrati dall’intelligence russa ai danni del governo Usa.

Nel delicato equilibrio delle alleanze mondiali, come accennato, ad avere la peggio è Putin. “La Russia continua a dimostrare un modello di comportamento destabilizzante con le sue violazioni della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina e della Georgia, oltre che con l’elusione di numerosi obblighi e impegni internazionali, compreso il Memorandum di Budapest” accusa la Nato in una nota diffusa nelle ultime ore. Anche l’Alto Rappresentante dell’Ue Josep Borrell ha espresso solidarietà verso l’amministrazione americana, aggiungendo che “l’uso maligno delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione mina i benefici che Internet apporta alla società, mettendo a rischio stabilità e sicurezza internazionali”. Persino la Gran Bretagna è corsa ai ripari, allertata dalla presa di posizione del governo americano: l’ambasciatore russo a Londra sarebbe stato convocato presso il Foreign Office per riferire in merito al caso SolarWinds. Stesso scenario delineatosi a 2552.86 km di distanza, dove il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha chiamato a sé l’ambasciatore Usa John Sullivan. Dal Cremlino non è giunto altro se non le parole della portavoce Maria Zakharova: “Questo atteggiamento aggressivo innescherà senza dubbio una risposta risoluta” ha affermato, riferendosi chiaramente al governo americano. Dichiarazioni lapidarie, a tratti minacciose, che lasciano presagire l’arrivo di pesanti nubi sul già logoro terreno di scontro Russa-Usa.

Federica Marocchino

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