MJRIAM BON

Love yourself

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Nata e cresciuta a Venezia, Mjriam Bon inizia giovanissima la carriera di modella.

Appena sedicenne si trasferisce a Milano dove inizia a sfilare per le più importanti case di moda arrivando, ben presto, a calcare le passerelle nazionali e internazionali.

Il “red carpet” che la vede protagonista è, allo stesso tempo, un omaggia alla sua bellezza e un banco di prova: dietro le quinte di un mondo dorato fatto di scintillii, copertine di rotocalchi e feste, si cela un mondo di regole rigide ed estenuanti sacrifici.

Ma in questo percorso, affascinante e temibile ad un tempo, Mjriam non è sola: sempre con lei l’inseparabile macchina fotografica analogica.

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Mjriam Bon

Contemporaneamente porta avanti gli studi fino all’università - perché la bellezza non è tutto e non è vero che le bionde sono stupide - iscrivendosi a Lettere Moderne ad indirizzo artistico. L’interesse per la fotografia, una delle materie principali del corso, si fa ancora più incisivo.

Mjriam ha iniziato la sua carriera come “modella regolare” - taglia 40 - paragonabile ad una 38 se consideriamo che è altra 180 cm! La sua magrezza era evidente ma queste erano le regole, anzi, SONO le regole per quanti aspirano a lavorare come mannequin.

Con l’andar del tempo, ha iniziato a prendere qualche chilo: “Noi italiane abbiamo la tendenza a mettere qualche chilo in più sui fianchi - sostiene - il nostro corpo è più morbido rispetto a quello delle donne di altre nazionalità”. E qualcuno cominciava già a guardarla di traverso. Finché scoprì che esisteva una realtà di moda “conformata” - così la chiamavano allora - oggi plus size, che diede una svolta alla sua carriera di modella.

L’anno 2000 è tutto all’insegna del cambiamento: Gianfranco Ferrè la chiama per indossare la sua linea taglia 44 e da allora e per i successivi dieci anni si dedica al mondo curvy, sfilando per Krizia, Elena Mirò, Marina Rinaldi e tanti altri rivestendosi, non soltanto dei loro abiti meravigliosi ma anche di una nuova percezione della moda e degli stereotipi.

È in questo periodo che approfondisce una nuova consapevolezza e il conseguente desiderio di divulgare l’accettazione di se stessi. Come? Con la propria testimonianza e la fotografia.

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Ritratto by MjriamB

Così nel 2010, a fine carriera, con altre sei modelle realizza il progetto COURVY CAN, un’associazione no profit contro i disturbi alimentari. Senza troppi giri di parole, Mjriam veicola il messaggio che si può essere belle e in carne senza per questo essere meno donne e attraenti. Sente crescere dentro di sé il desiderio di utilizzare la fotografia per fare del bene, così mette a punto un nuovo concept che trova la sua piena espressione nei ritratti.

Lo scatto diventa quindi lo specchio in cui il soggetto riflette un’immagine di sé inusuale, a cui non è abituato: è un invito ad accettarsi per ciò che si è realmente, predisponendosi ad accogliere una bellezza fino ad allora insospettata.

“La stragrande maggioranza delle delle persone che vengono a farsi fotografare da me iniziano la sessione affermando di non essere fotogeniche. Segue poi una litania infinita di “difetti” che sono, in realtà, proprio ciò che rende quel viso caratteristico e interessante”.

Ma Mjriam si è fatta furba: macchina fotografica a portata di mano, inizia a chiacchierare del più e del meno, riuscendo a sciogliere una tensione che è più il frutto di una non accettazione di sé che timidezza davanti all’obbiettivo. Finché ad un certo punto si sente un “click” e poi un’altro e un’altro ancora: quando meno se lo aspettano la foto è là ma ormai i muri sono caduti. Non c’è più resistenza, non ci sono più né paura né insicurezza: è in questo contesto di pura empatia e di lacher-prise che accade la magia. “Il momento in cui viene fuori la vera essenza di una persona è proprio quando, anziché essere concentrata su se stessa, vive se stessa”.

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“Attraverso i miei ritratti cerco di esaltare la personalità dei soggetti e la loro bellezza. Mi piace metterli spalle al muro, senza una via di fuga apparente, lasciando che si esprimano liberamente, per ottenere un racconto, una sfaccettatura del loro carattere o un loro lato segreto”. Così scrive Mjriam sul suo sito. Un’immagine - quella di mettere spalle al muro - che evoca ricordi dolorosi e bui ma che, fra le sue mani, diventa un gesto di redenzione e di pace.

Il progetto COURVY CAN è un importante contributo che Mjriam, insieme ad altre sei modelle, ha voluto offrire alle persone - particolarmente alle donne - che hanno una percezione sfalsata di sé. Partito come denuncia al sistema moda e all’eccessiva magrezza in passerella, si è ampliato focalizzandosi più che sul sintomo, sulla causa del malessere: l’assenza di consapevolezza. “Siamo andate nelle scuole per parlare con gli alunni, in televisione e ovunque volessero ospitarci, dicendo a tutti che la bellezza non è una questione di taglia o di peso ma di consapevolezza di sé”, racconta Mjriam. Questo messaggio è stato accolto positivamente sia dai media che dalla stampa ed è stato supportato anche da Jonas ONLUS di Milano, Centro di Ricerca Psicoanalitica per Nuovi Sintomi che si occupa anche di disturbi alimentari.

Mjriam Bon è una persona empatica e attenta a ciò che accade intorno a lei: la macchina fotografica non è che il prolungamento di un’attitudine innata che si è perfezionata con il tempo e l’esperienza. Il suo sguardo sulle necessità e sulle vicissitudini umane trova la sua massima espressione negli scatti che nascono prima dal cuore che dalla pellicola.

Come sostiene lei stessa, non ha inventato nulla ma ha certamente contribuito a dare un senso e una profondità nuova a delle immagini che vanno oltre il mero fattore estetico.

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“Giusy Versace”, trittico by MjriamB

È il 5 novembre 2019 quando Miriam Bon inaugura una mostra importante a Roma, alla Camera dei Deputati, grazie al

supporto di Giusy Versace che da anni si batte contro la violenza sulle donne.

“I muri del silenzio” - ospitata anche al Palazzo della Regione di Milano l’8 marzo 2021 - affronta una delle problematiche più sentite del nostro tempo: l’omertà e il silenzio che spesso circondano le donne vittime di violenza.

Nato per diffondere la cultura del rispetto per l’essere umano e per sensibilizzare le persone alla lotta contro ogni forma di violenza e di discriminazione, questo progetto fotografico è pura poesia in immagini.

È diventato anche un libro, in edizione limitata, che denuncia in 75 “volti” diversi, l’atteggiamento del “non vedo, non sento e non parlo” che ha portato l’umanità al più basso stato di consapevolezza mai visto.

Personaggi del mondo dello spettacolo, della politica, donne vittime di violenza che hanno voluto “metterci la faccia”, uomini e donne, tutti uniti nel dire BASTA all’abuso e al silenzio.

In un mondo che si definisce moderno ed evoluto, non è più accettabile calpestare i diritti e le libertà degli individui.

Il talento di Mjriam, supportato dalle Istituzioni, ha certamente contribuito ad abbattere parte di quel muro fatto di omertà: il tuo aiuto potrà eliminarlo definitivamente. Credici!

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L’intervista che segue è stata realizzata da “Tavoli HeArt” per la Social TV della storica Libreria Bocca di Milano, all’interno della splendida cornice di Galleria Vittorio Emanuele II.

La Libreria Bocca dal 1775 è locale Storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

L’articolo è pubblicato su “International Web Post” che, nella persona del suo fondatore e direttore Attilio Miani, si fa portavoce della partnership tra un magazine di informazione internazionale e una libreria storica unica nel suo genere.

Dove trovare Mjriam Bon:

https://www.mjriamb.com/

https://www.facebook.com/mjriamb

https://www.instagram.com/mjriamb/

Simona HeArt

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