MINO REITANO

Istantanee d’autore

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Mino Reitano era un uomo buono.

Non ci può essere nessuno che potrebbe contraddirmi.

Una volta come organizzatore, un’altra come inviato, forse non aveva capito bene che ruolo avessi nella vita, ma, incontrandoci spesso, ci salutavamo.

Poco prima che ci lasciasse, gli feci un’intervista che si trasformò quasi in una confessione.

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Lui si dimenticò completamente del microfono e io continuai a reggere il registratore anche se era finito il nastro.

Se l’avessi poggiato si sarebbe ricordato che era un’intervista e non volevo distrarlo, non volevo che intendesse quel momento come solo una prestazione.

La sua vita è stata quella di un ragazzo che voleva fortemente fare il lavoro che amava e aiutare la sua famiglia numerosa a star bene.

Sua madre morì che era ancora bambino e questo fatto ha condizionato il suo carattere.

E per questo obiettivo ha fatto molti sacrifici e ha continuato a farli anche dopo l’arrivo del successo.

Ammetteva con tristezza che la sua storia era stata possibile in una Italia del passato, della ricostruzione, ma che le cose erano cambiate e anche l’ambiente della musica era diventato un campo minato, sul quale era difficile muoversi senza ferirsi o morire.

Lui ebbe da lottare contro lo stesso nemico che aveva “ucciso” Mia Martini.

Io stesso fui presente quando, in uno studio televisivo, si dicevano battute maligne prima che entrasse in scena Mino.

Questo fatto non l’aveva reso cattivo ma lo aveva turbato molto e mi disse che per un certo periodo non riusciva più a provare piacere a cantare.

Lo consolai ricordandogli che la gente lo amava e apprezzava la sua generosità che traspariva dalle sue interpretazioni e che nessuno poteva vantare, come lui, di aver duettato con Frank Sinatra o aperto un concerto dei Beatles in Inghilterra.

Due momenti preziosi della sua carriera.

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A queste mie parole si entusiasmò, contento che lo sapessi e mi confessò che fu una forte emozione cantare con Sinatra a Miami, che era già un mito, perché quando si esibì in un locale di Londra, i Beatles ancora non erano esplosi a livello internazionale.

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Notai che non c’era nessuna presunzione in lui ma un genuino e ingenuo orgoglio perché aveva sempre presente le sue origini e i suoi sogni di ragazzo.

E poi ci tenne a precisare, per chiudere l’argomento precedente, che nell’ambiente aveva anche degli amici veri; alcuni dei loro nomi sinceramente mi meravigliarono:

non riuscivo a immaginare una stretta amicizia con Mike Bongiorno e Adriano Celentano, mentre era plausibile quella con Little Tony, Massimo Ranieri e Gianni Morandi.

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Credo che Mino fosse cosciente di essere un uomo semplice e per questo un pò snobbato da molti presunti intellettuali e su questo aspetto era anche molto autoironico. Me ne convinsi quando vidi la sua partecipazione nel film di Verdone “Sono pazzo di Iris Blond” in cui interpretava se stesso in questa chiave.

Una persona così non può non amare intensamente i bambini; per loro scrisse tante canzoni e condusse un programma televisivo.

Ha sempre avuto come punto fermo la sua famiglia, quella che si era creata con la moglie Patrizia, che amava enormemente. che gli aveva dato due figlie che seguiva con apprensione perché desiderava che trovassero la loro strada e fossero serene.

E ha dato se stesso per le famiglie dei suoi fratelli, facendo costruire un villaggio per abitare tutti vicini.

Non c’è mai stata una volta che non mi abbia salutato con il sorriso e con gioia, come se fossi un suo amico.

Questo è il maggior ricordo che ho di lui, oltre alla sua umiltà.

Non immaginava certo che l’Italia gli avrebbe dedicato un francobollo e il comune di Reggio Calabria il Piazzale della Libertà.

(Le foto sono di proprietà dell’autore)

Giacomo Carlucci

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