MASSIMILIANO FEDRIGA CARISMATICO GOVERNATORE FVG CHE LE MANDA A DIRE

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Al di là di quanto, più o meno esatto, possa essere stato tramandato come dato storico dell’inglobamento “politico” di un territorio in una complessiva unità patriottica; proprio rispetto a questa, tuttavia, può emergere il differenziarsene plasmato dal fare e pensare, nel bene o nel male, da parte della popolazione autoctona in cui prevalgono incomprimibili caratteristiche del suo DNA rivelatore di una evoluzione storica naturale più emblematica di qualsiasi “storicizzazione” politica.

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Tanto si riscontra nel Friuli Venezia Giulia il cui differenziarsi, per molti aspetti rispetto al contesto Nazionale, trova chiara espressione nella emblematica personalità del vulcanico Presidente della Regione Massimiliano Fedriga che, sebbene animato da una genuina quanto ferrea volontà di fattiva collaborazione con il Governo, gli si pone in antitesi riguardo a direttive che ritenga foriere di ricadute pregiudizievoli nel suo territorio.

In tal senso, fra l’altro, dopo avere inviato una lettera al Presidente Mattarella esponendo le criticità sottoposte anche alla Conferenza delle Regioni, ha “bocciato” l’ultimo Dpcm sull’emergenza COVID 19 contrapponendo il suo punto di vista con le differenti direttive che intende intraprendere nella sua Regione :"Sono necessari profondi cambiamenti al Dpcm. Questo Dpcm è come comprare casa senza andarla a vedere. Il problema è anticipare il virus, non inseguirlo…. In questo momento dobbiamo tenere insieme la doverosa protezione sanitaria dei cittadini con la tenuta economica e lavorativa del Paese perché la preoccupazione è che nelle piazze avremo le proteste dei cittadini che non arrivano a fine mese….

Ci sono delle contraddizioni molto importanti, come per esempio la questione delle feste, che sono vietate nel pubblico e nel privato: però, se uno va al ristorante per mangiare, può farlo; mentre se va con la torta e i regali, mangiando alla stessa maniera, in teoria non può farlo….

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Le regole devono essere comprensibili per i cittadini e da essi condivise altrimenti c’è il caos…. Il protocollo nazionale che, attualmente, prevede la necessità del tampone per qualsiasi sintomo simil-influenzale, manda letteralmente in tilt il sistema della prevenzione mentre la misura va adottata in caso di effettiva necessità, contro il coronavirus bisogna privilegiare la terapia domiciliare piuttosto che quella ospedaliera anche se, per quanto riguarda il FVG, si è ottemperato all’incremento di terapia intensiva aumentata del 40% con disponibilità di posti da 120 a 170….

Per quanto attiene alle scuole: a Trieste già eseguiti test rapidi che non ricercano l’RNA ma l’antigene (proteina virale) per una risposta in non più di 20 minuti; inoltre, sarà adottata l’alternanza della didattica digitale per le classi superiori le Università e la SISSA, con esclusione contingentamento per attività di Ricerca, terzo livello di Formazione e Master…..

Circa gli spettacoli, le disposizioni governative andrebbero applicate solo per le strutture a capienza pari o inferiore a 600 posti…..

Avevamo chiesto che il Dpcm arrivasse in concomitanza con i ristori e con le eliminazioni delle imposte per le imprese colpite dalle restrizioni.

Così non è stato e rischiamo di dare ristori utili alle aziende solo per pagare le tasse…. Necessita la verifica sulle misure riguardanti il trasporto pubblico locale….

La situazione di pericolo segnalata si è avverata riguardo ad essere fuori controllo il fenomeno dell’immigrazione irregolare che è già problematico e ancora di più allarmante e andrebbe maggiormente controllato in tempo di pandemia; per cui, il Governo provveda a fermare gli ingressi di immigranti irregolari piuttosto che occuparsi di abolire i decreti sicurezza di Salvini……

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La battaglia contro il Coronavirus non può prescindere dall’avvalersi della massima sinergia tra l’Esecutivo e i Territori, riconoscendo a questi ultimi il ruolo di cerniera nelle relazioni con lo Stato e di fedeli interpreti delle esigenze di cittadini e imprese….

Le Regioni non sono state ascoltate per cui dispiace che il contributo migliorativo offerto dalla Conferenza delle Regioni non abbia trovato accoglimento nell’ultima stesura del Dpcm……

Ritengo dunque che il testo licenziato dal Governo rappresenti un’occasione persa sia in termini di relazioni tra istituzioni che, conseguentemente, di capacità di farsi carico delle tante criticità che accompagnano questa nuova delicata fase di convivenza con il Covid-19….Alla luce della scelta dell’esecutivo nazionale di rigettare quasi tutte le condizioni dettate dalle Regioni, il parere della Conferenza sul documento approvato è pertanto negativo".

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A tale netta presa di posizione, sebbene esposta con i soliti toni di estrema compostezza del Presidente Fedriga, non è mancata l’eco di consenso dei cittadini assiepatisi a migliaia in piazza Unità dove la protesta anti Dpcm è stata innalzata intonando l’Inno di Mameli davanti alla Prefettura; a testimonianza di quella vivacità di Trieste che, pur conservando una atavica propensione patriottica per il Bel Paese in cui naturalmente è inglobata, non ha mai dismesso la tensione al differenziarsi in base al suo DNA, con inconfutabile commistione Asburgica, di Gente operosa e incline al rispetto di regole di alta civiltà ma, caratterialmente, libera e indipendente.

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Così, proprio nel porsi del carismatico Governatore quale determinato “amministratore fiduciario” del suo territorio, sembrano riverberare e contemperarsi le annose aspettative riposte dal contesto Giuliano in quella “amministrazione fiduciaria civile” da parte del Governo Italiano che, con tale ruolo, sino dal 26 Ottobre 1954 era subentrato alla compagine Anglo-Americana con relativa amministrazione militare intervenuta alla fine della seconda Guerra Mondiale quando il contesto Triestino era stato sottratto alla Sovranità Italiana.

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Anzi, anche la relativa irrisolta “questione Triestina”, che aveva avuto toni rialzati negli ultimi anni prima dell’insediamento del Presidente Fedriga, sembra avere messo da parte la annosa quanto sterile incolpazione della mancata guida, da parte del Governo Italiano, alla realizzazione del Free Territory del contesto Giuliano con capofila Trieste secondo la destinazione politica che, per questa delineata Zona A, era stata sancita dal Trattato Internazionale di pace del 1947 ritenuto non superato neanche dall’accordo Italo- Iugoslavo che, a metà degli anni 70, aveva ridefinito i limiti territoriali della zona A rispetto alla Zona B già sotto amministrazione Titina.

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Ne consegue dedurre che, se si sia trovata una pacifica valvola di compensazione persino rispetto ad una ineludibile eco di rivendicazione del mancato stigma di Sovranità, lo si deve alla grande influenza positiva della guida illuminata del giovane Governatore molto apprezzato per il suo intelligente e lungimirante attivismo e il non porsi alcun problema di “mandare a dire”, soprattutto attraverso i media, il suo pacato ma inequivocabile dissenso perché il Governo ne “colga” l’intento collaborativo ma anche quello della sua determinazione a fare riconoscere bisogni e prerogative del territorio e della popolazione che, sia pure appellandosi alle note di Fratelli d’Italia, esige il rispetto della sua individualità, comunque libera e sovrana.

Rosa Cavallo

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