MARTA JANE ALESIANI

Archeologa della moda

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Quando penso alle civiltà antiche, un’espressione greca mi affiora alla mente: “kalòs kai agathòs”, ovvero il bello e il buono fusi insieme. Bellezza e bontà si sono incontrate nel corpo e nell’anima di una donna, Marta Jane Alesiani, la più incredibile creatura che abbia mai incontrato.

Marta Jane è una donna del passato che vive nel presente ma che viaggia continuamente nel tempo grazie alle sue creazioni “fuori dal tempo”.

Ha mosso i suoi primi passi - con successo - nelle grandi case di moda finché un giorno, maledetto e benedetto ad un tempo, un incidente la costringe a fermarsi e a pensare. Siamo nel 2016.

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Marta Jane Alesiani - photo by Elena Cunene Zanotti

Lei, che fino ad allora aveva usato il suo talento per realizzare i sogni altrui, decide di sfruttare le proprie potenzialità per inseguire il SUO sogno. “Non c’è cosa peggiore che permettere ad un sogno di diventare un relitto”, afferma: come darle torto?

E di relitti Marta Jane ne sa qualcosa, lei che, in tutta verità, può essere definita l’archeologa della moda.

Tutto inizia quando, ancora bambina, passava ore ed ore sfogliando libri di storia anziché giocando con le bambole. Come il giovane protagonista de “La storia infinita”, Marta veniva totalmente risucchiata in un’altra dimensione in cui il confine tra fantasia e realtà era delineato solo dalla sua capacità di dare vita ai sogni. “Immaginavo di incontrare i grandi personaggi del passato rivestiti dei loro abiti preziosi e mi perdevo dinanzi alla bellezza dei ricami e dei dettagli”, racconta. Poi è nata la passione per il cucito, un’arte appresa in famiglia e che ha sempre percepito come magica: un pezzo di stoffa che si trasforma in qualcos’altro è pura alchimia, è arte all’ennesima potenza.

Marta Jane si butta quindi anima e corpo nello studio per dare forma al suo sogno, un sogno che ha il sapore di luoghi antichi e di antiche civiltà.

La sua creatività è una sorta di ierofania, ovvero la manifestazione di una sacralità che da tempo avvertiva dentro di sé. “È stato come se la mia anima ripercorresse i tempi antichi, con i suoi luoghi, i suoi abiti e i suoi colori: mi riferisco, in particolare, alle civiltà egizia, greca, sumera ed etrusca”, racconta.

Studiando attentamente l’arte, il ricamo e le armonie cromatiche antiche, ha approfondito il significato nascosto dei colori. Questo le ha aperto un immenso mondo creativo che, come attraverso un portale, ha trasportato il passato nel presente affinché non se ne perdesse la memoria.

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“Tutto parte dall’antico Egitto”

La sua prima collezione è interamente dedicata alla cultura egizia, al periodo amarniano in particolare, ovvero quello compreso tra il 1353 e il 1336 a.C., lasso di tempo in cui regnò il faraone Akhenaton.

Un lavoro tanto prezioso quanto impegnativo, non soltanto dal punto di vista storico ma anche artigianale, considerando che tutti i ricami sono eseguiti a mano. Trame, colori, micro pattern e simboli, tutti assolutamente fedeli allo spirito antico ma rivisitati in chiave contemporanea.

Ma cosa ha colto Marta Jane della cultura egizia? Quale aspetto l’ha colpita di più?

“Nel corso dei miei studi - racconta - ciò che mi è balzato all’occhio è stata l’importanza che veniva data agli archetipi primari, al tempo e al colore. Pensiamo al turchese: per gli antichi egizi non era semplicemente un colore, bensì un pezzo di cielo caduto sulla terra e, in quanto tale, insignito di grandi poteri.

L’attenzione che mettevano nella scelta del colore, della pietra, del disegno, della geometria non era casuale ma era il linguaggio attraverso il quale trasmettevano un preciso messaggio.”

L’abito, per quanto bello, non era finalizzato ad espletare una pura funzione estetica ma aveva un significato sociale, religioso e magico. Per gli antichi, vestirsi significava esternare la propria identità - come con una seconda pelle - e onorare gli déi; preziosità e bellezza dell’abito erano quindi più legati al concetto di devozione che a quello di ricchezza personale. Una visione quasi totalmente perduta ma che, grazie a Marta Jane Alesiani, è stata disseppellita.

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“Collezione Safari” by Marta Jane Alesiani - ph Gabriele Vinciguerra, hair Alessandro Torti, make-up Stefania Molon

Tanto per farci un’idea, guardiamo questo capo della “collezione Safari”.

L’abito nasce dopo un attento studio del copricapo dorato della regina sumera Pu-Habi . La sua articolata creazione ha dato vita agli origami in raso di seta, ricami dorati geometrici realizzati a mano con infinite ore di lavoro. Questi ricami sono talmente complessi che basta un punto sbagliato e bisogna ricominciare tutto da capo. Ciò dimostra l’importanza che gli antichi davano ai loro abiti e al fatto che non si vestivano tanto per coprirsi.

C’è anche da considerare che il concetto di valore era molto diverso, in quanto ancora intrinsecamente legato al fattore tempo: più tempo occorreva per realizzare un abito, più questo era prezioso. Oggi non si sente più pulsare il cuore dell’artigiano che, un punto dopo l’altro, mette in opera una sorta di rituale.

Sì perché colui che realizza un abito vi trasmette, vibrazionalmente, la propria essenza: cosa potrà quindi trasmetterci un capo realizzato a mano con infinito amore?

“Tutt’oggi creo e cucio solo quando la mia energia è molto alta perché sono consapevole che l’abito che sta prendendo forma tra le mie mani ne sarà impregnato - spiega. L’abito è l’habitat, l’abitazione, la casa: chi mai vorrebbe abitare in una casa con una energia negativa?”

Il suo ragionamento - è il caso di dirlo - non fa una piega.

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“Namaste - Collezione i colori dell’India” by Marta Jane Alesiani - ph Gabriele Vinciguerra, hair Alessandro Torti, make-up Stefania Molon

Altro fattore fondamentale è il colore.

“Il colore ci influenza molto sia a livello emozionale che psicologico - sostiene giustamente Marta Jane. Lo sapevano bene gli antichi che cambiavano il colore dell’abito in base alle cerimonie e ai ruoli che dovevano ricoprire in un determinato momento. Il colore doveva essere messaggio e messaggero ad un tempo: è quello che cerco di riportare nelle mie creazioni”.

L’abito “Namaste” della collezione “I colori dell’India”, nasce con l’intento di rendere grazie alla creazione. Il tessuto, jacquard in seta, crea un disegno a rilievo raffinato e regale. Le foglie verdi rappresentano l’albero della vita e la sua sacra geometria, mentre lo sfondo caldo dell’arancio ricorda il calore della madre terra. Il colore parla, comunica, veicola e, cosa non trascurabile, cura.

A questo punto ci si potrebbe chiedere qual è il bacino di utenza di Marta Jane.

I suoi abiti sono sicuramente preziosissimi, non soltanto dal punto di vista dei tessuti ma anche perché c’è dietro un lavoro manuale incredibile. Ma non crediate: fortunatamente per noi, ce n’è per tutte le tasche!

“Io creo sempre pochi abiti inarrivabili ma molti accessibili a tutti - spiega. Questo perché cerco di gestire il mio lavoro in maniera tale che possa essere veicolato il messaggio, il concept, prima che il prodotto.”

Il mercato asiatico è il più ricettivo, seguito dall’Inghilterra e dall’America, da sempre particolarmente sensibile al made in Italy.

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“Collezione Safari” by Marta Jane Alesiani - ph Gabriele Vinciguerra (dettaglio della fibbia di Andrea Nobili)

Una curiosità tutta femminile: chi è stata la donna meglio vestita dell’antichità secondo Marta Jane Alesiani?

Hatshepsut, senza dubbio, la famosa regina d’Egitto. L’ammiro perché, pur mantenendo le sembianze di una donna, si è dovuta vestire da uomo per governare il suo Paese. Ha dimostrato una grande forza di volontà - nonché iniziativa - in una società estremamente complessa e maschilista. Mi piacciono le persone visionarie che combattono per i propri ideali senza rinunciare alla propria identità.”

È bello ricordare che nel passato ci sono state donne che ci hanno aperto la strada, che hanno combattuto per noi.

“È nell’esistere che esiste il posto in cui stiamo: siamo la casa di noi stessi, siamo arte“ (cit. Jetred)

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L’intervista che segue è stata realizzata da “Tavoli HeArt” per la Social TV della storica Libreria Bocca di Milano, all’interno della splendida cornice di Galleria Vittorio Emanuele II.

La Libreria Bocca dal 1775 è locale Storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

L’articolo è pubblicato su “International Web Post” che, nella persona del suo fondatore e direttore Attilio Miani, si fa portavoce della partnership tra un magazine di informazione internazionale e una libreria storica unica nel suo genere.

#socialtvlbocca

Dove trovare Marta Jane Alesiani:

www.martajanealesiani.com

https://www.facebook.com/marta.alesiani

https://www.instagram.com/martajanealesiani/

Simona HeArt

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