MARTA FABIANI…IL ’TALENTO’ OLTRE LE RIGHE

Un’intervista “speciale”

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Se c’è una pagina che chi fa il mio lavoro vorrebbe poter scrivere all’indomani di un articolo pubblicato è quella che sto scrivendo io. Perché esordisco con queste parole è presto detto.

Tempo fa nella rubrica dedicata alla poesia contemporanea ho pubblicato un articolo a firma di Raffaele Floris dedicato alla poetessa Marta Fabiani

https://www.internationalwebpost.org/contents/RILEGGENDO_POESIA_%E2%80%93_MARTA_FABIANI_21886.html#.Yj9ajefMKUk.

cms_25378/1.jpgNell’articolo Floris descriveva riportava pochi elementi conoscitivi della Fabiani precisando che notizie più dettagliate riguardanti la sua biografia non sono facilmente reperibili.

Ricevo sempre da parte dei lettori note di consenso per la scelta redazionale di dare visibilità alla poesia contemporanea. Tra tutte una in particolare ha attratto il mio interesse. Nella sua brevità conteneva un riferimenti di rilievo su Marta Fabiani e la disponibilità a raccontare i dettagli sulla vita della poetessa “non reperibili”. Accadimenti di questo genere vellicano immediatamente la mia inveterata natura di ricercatrice costantemente al servizio della veridicità e completezza degli argomenti che curo per la rubrica di cultura. Il garbo del lettore/autore della missiva, il signor Dario Edoardo Sciacca, mi ha incoraggiata a ricercarlo confidando nella sua disponibilità. La mia determinazione al servizio dell’Informazione ha trovato magnifica corrispondenza nell’interlocutore, al quale ho avanzato qualche domanda chiedendo se mi concedesse di intervistarlo. Per il piacere di quanti amano la poetessa e, più in generale, la Poesia condivido, dunque, la mia soddisfazione e confido di incontrare analogo sentimento in chi leggerà quanto il signor Sciacca mi ha raccontato.

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Gentile signor Sciacca che cosa l’ha determinata a scrivermi?

Leggendo l’articolo recentemente apparso su Marta Fabiani sono stato colpito dal fatto che vi sono poche informazioni reperibili circa la vita della poetessa. Avendo, a vario titolo, frequentato Marta dal finire degli anni ’80 al 2013, ho ritenuto che potesse essere d’interesse dare un mio contributo.

Sono sempre felicissima di ricevere i commenti dei lettori. Nel suo caso non faccio mistero del piacere che mi ha reso la sua e-mail. Non capita facilmente che un articolo possa consentire di raggiungere un lettore che possa divenire anche preziosa fonte di approfondimenti. Interpretando un più generale sentire le sono grata se vorrà raccontare tutto ciò che ritiene.

Nel farlo devo premettere:

  1. Le informazioni circa i rapporti con la sua famiglia di origine sono un “riportato” da Marta stessa
  2. La sintesi è necessaria per descrivere Marta e la sua vita. Tuttavia, probabilmente è riduttiva per la complessità del personaggio.

cms_25378/2_1648438672.jpgMarta è nata a Pavia nel 1953. Figlia di Rossana Bossaglia (critica d’arte) e di un “padre umbro” di cui, per lungo tempo Marta ha cercato notizie (soprattutto tra il 1996 e il 2000). Ho conosciuto Marta ad un evento culturale, gestito dalla madre, a Pavia. Marta stava in fondo alla sala.

Mi ha raccontato in seguito che, stante il rapporto difficile con il genitore, quando assisteva ad eventi presieduti dalla madre cercava di non farsi notare. Era la fine degli anni ’80. Tra le prime cose che di cui mi parlò Marta vi fu proprio il rapporto molto difficile con la madre e le condizioni di difficoltà e degrado in cui è cresciuta insieme a lei.

Successivamente ho scoperto che la difficoltà nei rapporti umani sono stati una costante della poetessa.

Ha avuto due figlie da uomini diversi. Emma e Josiane (una delle due fa, o faceva sino al 2013, la tatuatrice a Voghera e in quel periodo Marta era divenuta nonna). Alla nascita di Josiane, secondo Marta a causa di un intervento della madre, fu giudicata incapace di gestire le figlie ed entrambe le vennero sottratte dal tribunale. Fino agli ultimi anni della nostra frequentazione era convinta che la madre si fosse accordata con il padre della figlia maggiore per sottrarle le bambine.

Cercò in una fase successiva di recuperare il rapporto con Emma e Josiane (mi parlava di averle portate con sé in Yemen, Birmania, India, Iran). Quando entrambe erano adolescenti ed i rapporti con i genitori delle figlie e la madre un po’ meno tesi. Negli ultimi anni della nostra frequentazione stava ricucendo con le figlie e in parte con la madre.

Preparava ogni incontro con le figlie e con la madre con cura spasmodica, investendo energie e mezzi che non aveva più. Era sfinita dalla malattia, deambulava anziché camminare. Non accettava nessun suggerimento finalizzato alla cura.

Da quanto racconta mi sembra di poter dedurre che quella di Marta Fabiani sia stato un vissuto familiare problematico.

Non solo in ambito familiare. I temi del “rapporto con il proprio corpo” e della “malattia” sono stati una costante della sua esistenza.

Dopo la nascita delle figlie si è sottoposta ad un intervento di riduzione del seno (non per un fatto estetico ma perché giudicava “ingombrante” il suo seno). Non contenta dell’esito dell’intervento si è fatta tatuare delle rose sul seno (che verso la fine della sua vita cercò di rimuovere). Dopo un paio di operazioni per un alluce valgo intentò, infruttuosamente, altrettante cause ai chirurghi. Marta era estremamente magra e preferiva gli sciamani ai medici (il capitolo “Marta e i medici” richiederebbe una penna migliore della mia).

In Messico aveva fatto alcune esperienze con l’estratto di cactus di san Pedro. La cultura sciamanica ha avuto certamente una forte influenza sul suo stile di vita. Successivamente ha visitato il Perù e letto Castaneda.

Era malata di Alzheimer, bulimica e cleptomane (è stata brevemente in carcere a Marsiglia per aver rubato un rossetto e un ombrello dopo aver speso alcune migliaia di franchi per un abito). Soprattutto rifiutava di sottoporsi ad ogni forma di cura poiché ciò avrebbe comportato il mischiarsi ad un’umanità che le faceva orrore.

Le faccio una domanda che le sembrerà banale. Ritiene che la malattia abbia avuto riflessi significativi anche nella produzione poetica? Non si senta, la prego, nell’imbarazzo di dovermi necessariamente rispondere. Capisco perfettamente…

cms_25378/3.jpgNonostante la malattia, parlando con Marta, si percepiva di essere al cospetto di una persona estremamente colta (l’ho sentita parlare fluentemente in inglese, francese, spagnolo, tedesco, l’ho vista tradurre dal greco antico senza ricorrere al Ricci e scrivere in arabo).

Circa la sua opera poetica non ho strumenti per valutare. Stava lavorando ad un poema che sosteneva essere la sua opera più importante. Scriveva tutto a mano su fogli bianchi che chiudeva con un elastico rosso in cartellette color carta da zucchero o verde. Aveva una grafia fitta e puntuta. Pur vivendo senza curarsi dell’ordine in casa, teneva con grande cura e attenzione il manoscritto con il suo ultimo poema (era tenera nel maneggiarlo). Aveva anche una macchina da scrivere Olivetti Lettera 32 ma dubito sapesse usarla.

Quali rapporti aveva con gli ambienti letterari?

Posso solo riportare che conosceva e frequentava Fernanda Pivano e Guido Ceronetti. Lamentava uno scarso interesse degli ambienti letterari italiani per la poesia e la cultura in genere. Detestava il fatto di “dover proporre la sua poesia” a soggetti che definiva, volendo utilizzare un eufemismo, incapaci.

Qualche aneddoto inedito per i lettori dell’IWP…

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Era dotata di una grande manualità (disegnava e ricamava splendidamente).

Si riconosceva molto in Sylvia Plath (di cui aveva tradotto le lettere), aveva studiato danza a New York, si era proposta senza successo come modella per Helmut Newton. Non era fiera della sua unica comparsata cinematografica (Milano rovente – 1973).

Dal 1988 al 2013 è certamente vissuta a Milano (via Beatrice d’Este, via Watt, via Cappuccio, Corso Sempione). Ha avuto una casa di proprietà in Monferrato (Fubine) ed una in affitto a Nizza in Costa Azzurra.

Grande parte del materiale di Marta era custodito nella casa in Monferrato (che fu venduta per far fronte alla sua sopravvivenza) ed è andato distrutto in un trasloco quanto meno mal gestito. La parte letteraria, compreso l’ultima opera in fase di stesura, l’ho vista l’ultima volta in corso Sempione a Milano.

Del mio rapporto con Marta e di altri aspetti della sua vita preferisco non parlare.

A distanza di tempo sono contento di averla incrociata. Ho la sensazione di essere passato di fianco ad una corazzata (anche se credo che alla fine non pesasse più di 40 kg). A volte mi manca.

Rinnovo al signor Sciacca la mia gratitudine per il tempo che mi ha dedicato e per le foto del suo archivio personale (scatti relativi al periodo 1995-2009: in interno scattate in corso Sempione, in studio a Milano in via Fantoni) che mi ha concesso di pubblicare.

Antonella Giordano

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