MARINELLA: LA CRAVATTA MADE IN NAPLES FAMOSA IN TUTTO IL MONDO

Raccontiamo oggi un’altra storia di successo: quella di Marinella cravatte, il made in Naples che fa impazzire il mondo

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La cravatta. Un accessorio di stile e d’eleganza che, sfidando il tempo e le mode, fonda le sue radici nella tradizione sartoriale italiana. Chi di voi non ha mai sentito parlare di “Marinella cravatte”? Definita come il fiore all’occhiello del made in Naples, poi made in Italy, è arrivata ad essere oggi l’emblema della moda italiana nel mondo. Chissà se il sarto Eugenio Marinella, quando nel lontano 1914 decise di aprire una bottega a Napoli, immaginava che le sue cravatte sarebbero finite nei guardaroba di personaggi come Totò, Vittorio De Sica, Luchino Visconti. Di politici come i presidenti della Repubblica Enrico De Nicola, Francesco Cossiga e Giorgio Napolitano fino ai recenti amanti del marchio, l’ex presidente USA Obama ed il leader politico Silvio Berlusconi.

cms_5124/2.jpgE soprattutto chi avrebbe mai immaginato che il fatturato di quella botteguccia sarebbe stato, per metro quadrato, il più alto al mondo... Oggi, a più di un secolo di distanza, il nome Marinella è ovunque sinonimo di cravatte. Lo stilista Maurizio Marinella (dal 2 giugno 2011 Cavaliere del Lavoro), erede della tradizione avviata dal nonno, don Eugenio, e poi dal figlio Luigi, oggi è uno dei più importanti imprenditori del made in Italy all’estero. Infatti, dal 2000, il brand Marinella dispone di diversi punti vendita, non solo in Italia, ma anche in diverse città del mondo: showroom a Milano, Londra, Lugano e Tokio, corner shop a Madrid, New York, Zurigo, Valencia, Atene, Montecarlo, Parigi e Bruxelles. Nello storico negozio aperto in Riviera di Chiaia, simbolo d’eleganza e tradizione tipicamente partenopea, nasce il suo artigianato, oggi diventato un punto di riferimento anche per VIP, uomini d’affari e capi d’industria internazionali. Un must del lusso riconosciuto e richiesto in tutto il mondo. Pensare che la nota romanziera Matilde Serao, in un suo scritto del 1914, all’indomani dell’inaugurazione della bottega, la definì “una farmacia di paese” perché troppo piccola e semplice. Mai avrebbe immaginato un successo imprenditoriale così grande ed importante per la moda mondiale.

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Diamo un occhiata al sito internet aziendale che propone un vero e proprio elenco di regole su come sfoggiare al meglio questo importante accessorio. La cravatta giusta ha una misura compresa tra gli 8,5 e i 9,5 cm nel punto più largo. Il nodo è la parte più importante: bisogna disfarlo sempre la sera e appendere la cravatta ben tesa durante la notte. Le stoffe giuste sono la seta leggera per gli stampati, la lana a righe o fantasie scozzesi per l’abbigliamento invernale sportivo. Al mattino si indossa una cravatta chiara o fantasia, la sera scura. Da evitare le cravatte con disegni troppo grandi e con un unico disegno centrale.

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Diamo un occhiata ai numeri che raccontano il fenomeno dal punto di vista economico. I primi 6 mesi del 2016 il negozio ha realizzato un più 13% di vendite rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il laboratorio produce 50 campionari l’anno e 200 cravatte al giorno. La crisi non sembra ostacolare l’avanzata del marchio. Maurizio Marinella è ottimista: “Oggi il fatturato è stimato oltre i 20 milioni di euro l’anno, le cravatte pesano al 60% ma ci dedichiamo anche alla donna per cui realizziamo 12 foulard al giorno, orologi, pelletteria”. Il tempo è passato, ma l’antico amore per l’Inghilterra non è mai finito. Anzi. Maurizio, come faceva il nonno Eugenio, fa su e giù in cerca di novità: “Pois, righe e fantasie. L’80% dei tessuti sono inglesi perché sono più corposi e morbidi”. È proprio vero: quando dietro un’attività imprenditoriale di successo ci sono passione, tradizione e “saper fare”, tutto diventa possibile. Quella della bottega sartoriale napoletana è la storia di successo di un’eccellenza italiana che affronta la crisi con una approccio aziendale che segue il “glocalismo” come perno centrale di tutta la strategia di prodotto e di marketing. Si può essere globali nella propria attività imprenditoriale solo se si riesce a mantenere intatte la propria storia e la propria fierezza di essere locali. Prima di tutto “made in Naples”. Poi l’Italia. E dunque il Mondo.

Enrico Marotta

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