Luis Sepulveda, lo scrittore combattente

Aveva lottato contro i regimi sudamericani, ma non ce l’ha fatta contro il coronavirus

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Lo hanno definito un virus “democratico”, perché non guarda in faccia a nessuno prima di aggredire gli alveoli polmonari creando infezione. Puoi essere alto, basso, brutto, bello, ricco o povero, famoso o sconosciuto, una volta contagiati bisogna solo affidarsi alla scienza o alla divina provvidenza. Il covid19 miete vittime in ogni angolo della terra, senza chiedere il permesso se fai parte di una particolar categoria sociale e/o professionale. E la pandemia si sta portando via tanta gente anche del mondo della cultura. Nella lista dei decessi illustri da coronavirus: a Ellis Marsalis, Manu Dibango e Lee Konitz, va ad aggiungersi anche Luis Sepulveda.

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Nato in Cile, sin da ragazzo s’impegna politicamente con i gruppi giovanili di sinistra, scoprendo di avere una vocazione letteraria. Dopo aver vinto nel 1969 il Premio Casa de las Americas per il suo primo libro di racconti, Crónicas de Pedro Nadie, si trasferisce a Mosca con una borsa di studio. Espulso dalla Russia, ritorna in Cile, ma la sua permanenza nel paese natio dura poco. Si arruola nell’Esercito di Liberazione Nazionale boliviano. Dopo essere tornato in Cile per sostenere Salvador Allende, entrando a far parte della Guardia personale del Presidente, viene arrestato e condannato all’ergastolo dal regime di Pinochet. Subisce torture e la condanna all’ergastolo, ma grazie ad Amnesty Internazionale ci rimarrà solo due anni in carcere, venendo costretto, però, ad andare in esilio per otto anni. Nel 1977 la Svezia gli concede asilo politico e nel 1978 si unisce alle Brigate Internazionali Simon Bolivar per combattere in Nicaragua la dittatura di Anastasio Somoza Debayle. Agli inizi degli anni ’80 inizia l’avventura di ambientalista con Green Peace. Dal 1996 viveva a Gijòn in Spagna.

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Delle sue tante opere letterarie più importanti, scritte a partire dalla fine degli anni ‘90, ricordiamo Il Vecchio che Leggeva Romanzi d’Amore e Storia di una Gabbianellla e del Gatto che le Insegnò a Volare, da cui sono stati tratti due film rispettivamente nel 2001 e nel 1998. Sempre per il grande schermo, è sceneggiatore insieme a Tonino Guerra per la pellicola Terra del Fuoco(2000)del regista cileno Miguel Littìn, mentre è regista e sceneggiatore con l’opera Nowhere del 2002. Tra i tanti riconoscimenti, riceve nel 2015 il Premio Alessandro Manzoni alla carriera, vince nel 2016 il Premio Hemingway per la Letteratura, viene insignito di una Laurea Honoris Causa in Lettere dall’Università di Urbino e di Tolone, oltre a essere Cavaliere delle Arti e delle Lettere della Repubblica francese. Aveva compiuto 70 anni nell’ottobre scorso. Da vero combattente, quale lui era, ha lottato fino alla fine dopo essere stato ricoverato all’inizio di marzo a Oviedo (Spagna) in seguito al contagio contratto durante un evento in Portogallo. La sua vita è il romanzo di un uomo che sognava di vivere un mondo migliore fatto di persone migliori, come le tante conosciute durante il suo esilio e lungo peregrinaggio. “Solo sognando e restando fedeli ai sogni riusciremo a essere migliori e, se noi saremo migliori, sarà migliore il mondo”. (cit. da Il Potere dei sogni)

Umberto De Giosa

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