Le alte temperature non debellano il coronavirus

«L’estate non farà sparire tutto quanto», secondo uno studio canadese

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Qualche settimana fa, in seguito alla divulgazione delle prime ricerche sul Covid-19, sono circolate voci su una possibile correlazione fra la diffusione del virus e le temperature, e con queste la speranza di riuscire a debellare la pandemia con l’arrivo dell’estate e le calde giornate. Uno studio condotto da un’equipe medici canadesi e pubblicato sul ‘Canadian Medical Association Journal’, ha smentito quelle che sembrano essere solo fake news circolate troppo in fretta o ricerche poco approfondite sul coronavirus. I ricercatori dell’Università di Toronto, che hanno condotto gli studi, hanno comparato 375.600 casi di virus, rispetto a 144 aree del mondo prendendo in considerazione temperature, latitudine e crescita dell’epidemia; la Cina è stata esclusa dalla ricerca perché già in fase di diminuzione.

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Come sostenuto da Peter Jüni dell’Institute for Health Policy, Management and Assessment dell’University of Toronto (Canada): "Avevamo già condotto uno studio preliminare che suggeriva come la temperatura e la latitudine potessero influire -spiega il coordinatore della ricerca-, ma quando abbiamo ripetuto lo studio usando condizioni più rigorose, abbiamo ottenuto il risultato opposto". Dai risultati della ricerca si evince che non vi è poca o nessuna associazione tra temperature, latitudine e virus; sembra esserci solamente qualche indizio tra umidità e associazione ridotta, ma meglio non arrivare a conclusioni affrettate, le ricerche continueranno. "L’estate non farà sparire tutto quanto: è importante che la gente lo sappia -, afferma la co-autrice dello studio Dionne Gesink, epidemiologa presso la Dalla Lana School of Public Health di Toronto -. D’altro canto, più tempo durano le misure di salute pubblica, maggiore è l’impatto sul rallentamento dell’epidemia. Questi interventi sono molto importanti, perché sono l’unica cosa che funziona davvero al momento", sottolinea Dionne Gesink. Riguardo al nostro Paese, le attuali misure restrittive attuate in seguito ai decreti legge, avviati con quello dell’11 marzo, che hanno chiuso in casa milioni di italiani, hanno riscontrato degli effetti positivi, dimostrandosi efficaci nella riduzione della crescita dell’epidemia. Perciò, allentare troppo in fretta il lockdown potrebbe causare una seconda ondata di contagi, che comporterebbe conseguenze devastanti per il paese, conseguenze sociali, economiche, per non parlare di quelle sanitarie.

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L’emergenza sanitaria non è ancora finita ma c’è già qualcuno che sfida le disposizioni governative riprendendo, come se fosse tutto tornato come prima, a “vegetare” in gruppo per le strade delle città e dei paesi, riempiendo i lungomari ed i bar, mettendo in grave pericolo la propria vita e quella degli altri. I casi di coronavirus in alcune nazioni sono ancora in aumento, come nel Regno Unito, il Paese con il più alto numero di infetti in tutta l’Europa. Come dicevo, siamo ancora in piena emergenza, e non c’è decreto che regga. E la responsabilità individuale, è fondamentale in questa Fase 2 di libertà vigilata. Queste le recenti parole del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con l’auspicio che vengano coscientemente ascoltate: "Come mai prima, il futuro del Paese sarà nelle nostre mani. Più saremo scrupolosi e prima potremo riconquistare altri spazi di libertà. Non sperperiamo quello che abbiamo faticosamente guadagnato".

Nicòl De Giosa

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