La piaga sociale del bullismo, tra prevenzione e terapia

La_piaga_sociale_del_bullismo.jpg

Comprendere cos’è il bullismo significa innanzitutto cogliere la gravità degli effetti che potrebbe provocare su chi lo subisce. Lo stato psicologico di mortificazione in cui vive costantemente la vittima può essere il risultato di azioni dirette ed indirette.

Il bullismo diretto si verifica quando gli attacchi nei confronti della vittima sono aperti e visibili. Possono essere offese verbali e umiliazioni, oppure attacchi fisici come spintoni, calci, pugni o forme di prevaricazione sugli oggetti personali della vittima, che vengono estorti o danneggiati.

Per bullismo indiretto si intende l’ipotesi in cui gli attacchi sono coperti, come nel caso di minacce o calunnie.

cms_13922/2.jpg

L’obiettivo di entrambe le forme resta comunque quello di isolare ed escludere. Nel privilegiare l’una o l’altra forma esistono delle tendenze legate al genere: vi è una predisposizione maschile ad utilizzare prevalentemente quelle dirette ed una inclinazione femminile verso l’aggressività indiretta.

L’età in cui il fenomeno è più frequente è quella della preadolescenza e dell’adolescenza. Alcuni studiosi la considerano una forma di mobbing che avviene tra i banchi di scuola, anziché nell’ambiente lavorativo. Dinanzi a questi episodi è inevitabile chiedersi quale sia il ruolo che ha un docente all’interno della classe, perché gli atti di bullismo a scuola non hanno conseguenze soltanto per gli attori direttamente coinvolti, gli alunni, ma possono avere risvolti anche per l’amministrazione e i docenti. L’insegnante ha una posizione giuridica molteplice, che viene regolata da varie fonti normative. Non è sufficiente per gli operatori della scuola vigilare sul comportamento dei ragazzi al fine di scongiurare episodi di violenza, ma dimostrare di adottare misure preventive. La prevenzione, quella vera, risulta essere l’arma più efficace in grado di favorire un clima culturale, sociale ed emotivo in grado di scoraggiare sul nascere i comportamenti di prevaricazione e prepotenza. Occuparsi di bullismo è oggi per i docenti una priorità per poter insegnare agli alunni l’arte di stare bene con gli altri, far sviluppare competenze relazionali e rapporti basati sul rispetto di sé e degli altri, favorire l’autostima dei ragazzi, insegnare l’apertura verso la diversità, insegnare ad affrontare i conflitti invece di negarli, spiegare l’importanza del rispetto di regole di convivenza condivise.

Conoscere le caratteristiche del bullo e della sua vittima è un primo passo per scoraggiare questo triste fenomeno. Il bullo è colui il quale ha difficoltà a calarsi nei panni degli altri, con una forte motivazione al dominio ed alla prevaricazione. E’ percepito come una persona aggressiva e spavalda, che provoca intenzionalmente sofferenza nell’altro. Le vittime invece sono ragazzi che si sentono più deboli dei coetanei. In genere non mettono in atto comportamenti assertivi; sono contrari alla violenza e, quindi, impossibilitati a difendersi. E’ possibile individuare vari comportamenti che possono considerarsi campanelli d’allarme. Il ragazzo vittima di bullismo potrebbe, per esempio, essere riluttante ad andare a scuola, anche adducendo come motivo mal di testa o mal di stomaco, avere frequenti sbalzi di umore o una ragazza potrebbe essere molto tesa o lamentosa quando torna da scuola, dormire male e/o fare brutti sogni.

cms_13922/3.jpg

Vi è poi una forma diversa di bullismo, quello della “rete”, ovvero il cyberbullismo, che viene messo in atto mediante l’uso dei media digitali e consiste nell’invio ripetuto di messaggi offensivi tramite sms, in chat o su Facebook per molestare una persona per un lungo periodo.

Gli autori offendono, minacciano o ricattano le loro vittime direttamente o facendo pressione psicologica su di loro, le diffamano, le mettono alla gogna e diffondono dicerie sul loro conto. Chi ne è vittima può subire conseguenze molto gravi, come la perdita della fiducia in se stesso, stati di ansia e depressione.

Il bullismo è un fenomeno che può essere contrastato intervenendo in maniera precoce e fino a che sussistono le condizioni per modificare gli atteggiamenti inadeguati. Tutti gli adulti possono fare qualcosa per prevenire e contrastare il bullismo, i genitori come gli insegnanti e, naturalmente, gli esperti in dinamiche relazionali. I genitori hanno un ruolo determinante, poiché hanno il compito di lavorare su importanti temi quali quelli relativi al rispetto, all’aiuto reciproco, al sostegno ed alla partecipazione sociale. Spesso sono i primi e gli unici a poter osservare l’eventuale presenza dei campanelli d’allarme e ciò ha rilievo anche in ragione del fatto che i ragazzi parleranno molto difficilmente in modo esplicito.

Leonardo Bianchi

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos