La mattonella made in Italy che genera energia

Un’idea di successo al servizio dell’ambiente

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È nata in Sardegna la mattonella innovativa che, attraverso l’utilizzo di materiale piezoelettrico (dal greco “piezein”: premere) è capace di generare energia pulita e totalmente riciclabile. Basta semplicemente calpestarla. Il progetto nasce nel 2012, quando il giovane studente sardo Alessio Calcagni sta per conseguire la laurea specialistica in Ingegneria Elettronica presso il “Laboratorio di dispositivi elettronici avanzati” dell’Università di Cagliari. La sua tesi consiste nel progettare un sensore in grado di percepire la pressione. “Quei sensori – ricorda Alessio – erano destinati alla ‘pelle’ di un robot: trasformavano la pressione in segnali che dovevano far capire alla macchina che qualcuno la stava toccando. L’idea è nata da lì, anche se non era direttamente collegata alla produzione di energia pulita”. La tecnologia di base quindi c’era. Ma nessuno aveva ancora pensato di applicarla alle mattonelle. Racconta Alessio: “Io ho concepito la mattonella intelligente osservando i fumi e l’inquinamento in giro per le città. Mi chiedevo: possibile che non ci sia un sistema per non utilizzare carbone e petrolio? Siamo in miliardi su questo pianeta, ci spostiamo camminando: perché non usare i passi per creare energia?”. Nel 2016, l’idea ha dato vita a una startup, Veranu, che in sardo barbaricino significa “primavera”. Insieme ad Alessio, i cofondatori della nuova impresa sono altri due ingegneri elettronici sardi: Simone Mastrogiacomo, 33 anni, e Giorgio Leoni, 37 anni. La startup è stata costituita nel luglio 2016 e ha sede al Clhub di Capoterra, vicino Cagliari, un incubatore di imprese innovative. Oltre ai tre fondatori si sono aggiunti anche Giovanni Sanna, che cura gli aspetti di business e finanziari, Damiano Congedo, che si occupa della comunicazione online, e Alessandro Ligas, che è pr manager. Non chiamatelo solo pavimento, perché ciò che sta realizzando la startup Veranu potrebbe essere una valida alternativa all’adozione di stili di vita più sostenibili. Il pavimento smart, che secondo le previsioni andrà sul mercato nel 2018, può essere installato in posti pubblici o privati dove ci sono molte persone in movimento: piazze, stazioni ferroviarie, centri commerciali, aeroporti, metropolitane, discoteche e così via.

cms_5209/2.jpgIl sogno di Alessio e soci è di vederlo davanti a edifici celebri. Per esempio, stando ai calcoli fatti dal team, se si posiziona un corridoio di 20 metri di mattonelle intelligenti all’entrata del Colosseo (con un flusso di 7 milioni di visitatori all’anno) e si collega a un impianto di illuminazione a strisce led a basso consumo, si potrebbe dare luce agli archi del monumento durante le ore notturne per un anno intero e il risparmio sulle emissioni di CO2 sarebbe pari a 0,24 tonnellate. Andiamo più nel dettaglio tecnico. Come funziona questa pavimentazione “intelligente”? Il principio che sfrutta la startup è simile a quello dell’energia solare, solo che in questo caso la forza non è rappresentata dai raggi, ma dai piedi in movimento; il materiale usato per l’accumulazione della tensione è invece di natura plastica, integrabile con legno o piastrelle. Ovviamente il sistema funziona con più efficacia in un luogo affollato: più gente c’è, più si crea energia. Il pavimento sarà costituito da una serie di moduli quadrati di dimensioni 50×50 cm, spessore di 3 cm e abbassamento verticale massimo di 2 mm. Sarà connesso ad un circuito sottostante che provvederà alla gestione dell’energia prodotta e accumulata. Per ogni blocco si prevede un’efficienza del 50% nella conversione da energia cinetica ad energia elettrica. Maggiore indipendenza, minor impatto e più rispetto ambientale.

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Ma ora serve di più. L’idea, per essere portata avanti, ha bisogno di investitori e di persone che credano nel progetto, nato dal talento di giovani che hanno deciso di rimanere nella loro terra per farla crescere. Questo può essere il sogno per tanti giovani sardi in cerca di occupazione. Un aiuto concreto potrebbe arrivare sia dalle istituzioni che dalle aziende private attraverso la condivisione di risorse e strumentazioni. Affrontare la crisi economica italiana è possibile se si punta maggiormente sulla green economy. Questo l’obiettivo che l’Italia deve prefiggersi per il 2017.

Enrico Marotta

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