La mancata partecipazione al mercato del lavoro in Italia

Cresce con la povertà e la precarietà

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Di seguito si prende in considerazione il valore del tasso di mancata partecipazione al lavoro. Quest’ultimo costituisce un tasso di disoccupazione rafforzato in quanto fa riferimento anche ai lavoratori scoraggiati, ovvero alle persone che non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare che sono presenti sia al numeratore- insieme con i disoccupati- che al denominatore- insieme con gli occupati ed i disoccupati. I dati fanno riferimento al database Istat-BES che è rivolto al calcolo del benessere equo sostenibile nell’ambito della riforma del PIL e della creazione di misure alternative alla misurazione della ricchezza e del reddito prodotto dalle nazioni. I dati fanno riferimento ad un periodo compreso tra il 2004 ed il 2018 con riferimento alle varie regioni italiane. Essi sono stati analizzati con il modello panel data con effetti fissi, panel data con effetti variabili e WLS. Il modello stimato è indicato di seguito:

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Figura 1. Modello econometrico stimato. Fonte: Istat-BES.

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Figura 2. Legenda delle variabili analizzate. Fonte: Istat-BES.

In base all’analisi svolta risulta che il tasso di mancata partecipazione al lavoro è associato:

  • Negativamente al tasso di occupazione: la relazione negativa tra il tasso di occupazione ed il tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro può essere facilmente intesa considerando il fatto che l’occupazione costituisce il denominatore del tasso di mancata partecipazione al lavoro. Ne deriva che, quando l’occupazione cresce, a parità di condizioni il tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro diminuisce e viceversa. Chiaramente la crescita degli occupati porta ad una riduzione del tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro, e del resto la crescita del tasso di mancata partecipazione al lavoro manifesta la riduzione del numero degli occupati.
  • Positivamente al part time involontario: il tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro cresce con il part-time involontario. Il part time involontario infatti deve essere inteso come un parametro che misura la presenza di fragilità e difficoltà allocative delle forze lavoro nel mercato del lavoro. Tale crescita è infatti connessa a dei fenomeni di crisi economica e della produttività e può essere associato ai fenomeni della riduzione dell’occupazione e della crescita dei lavoratori scoraggiati. Certamente il part-time involontario è una misura che può sembrare utile ai lavoratori nella speranza che questi tornino nel mercato del lavoro. Tuttavia, in casi di flessioni negative significative del PIL e della produttività è molto probabile che il part-time involontario diventi una forma di disoccupazione durevole facendo quindi crescere il valore della mancata partecipazione al mercato del lavoro.
  • Positivamente al rischio di povertà: il rischio di povertà è associato positivamente alla mancata partecipazione al lavoro. La motivazione anche in questo caso è molto semplice: la crescita del rischio di povertà è tipica dei periodi di riduzione del PIL e della produttività e può effettivamente comportare una condizione di crescita della disoccupazione e dei lavoratori scoraggiati. Infatti, poiché il PIL può essere definito anche come somma dei redditi, è chiaro che una riduzione del PIL comporta una riduzione dei redditi ed una crescita del rischio di povertà. La crescita del rischio di povertà tuttavia diventa sempre più difficile da valutare per il fatto che la precarizzazione del mercato del lavoro ha portato di fatto alla crescita della fragilità finanziaria, una misura assai prossima al rischio povertà.
  • Positivamente alla grave deprivazione abitativa: Anche la deprivazione abitativa è associata positivamente alla crescita del valore della mancata partecipazione al lavoro. La motivazione di tale positiva associazione è dovuta sostanzialmente al fatto che i disoccupati, i lavoratori scoraggiati ed i poveri possono avere molti problemi nell’accesso a condizione abitative che possano essere considerate come dignitose. La deprivazione abitativa è in realtà una misura della povertà che considera anche implicitamente l’inefficienza del mercato del lavoro nell’allocazione delle risorse umane.

Vi sono delle motivazioni specifiche per le quali è necessario considerare la crescita della mancata partecipazione al lavoro come un problema pubblico da risolvere attraverso delle adeguate politiche economiche e sociali. Infatti, la crescita del numero dei poveri, delle persone disoccupate, delle persone in fragilità finanziaria, non è soltanto un problema di carattere economico, quanto piuttosto può portare alla crescita dei costi per il mantenimento della sicurezza pubblica ed anche alla crescita dei costi per la salute pubblica. In modo particolare, la crescita dei lavori scoraggiati può portare alla crescita di fenomeni connessi alla criminalità ed alla riduzione di importanti fattori socialmente rilevanti come la qualità della vita e l’aspettativa di vita. Infatti, l’aspettativa di vita tende a ridursi con la crescita della disoccupazione ed anche con la crescita dei lavoratori scoraggiati. Inoltre, vi sono dei particolari problemi che riguardano i giovani, ovvero la generazione dei cosiddetti NEET, i quali avendo delle difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro potrebbero effettivamente mancare l’appuntamento con la produttività e ridurre le aspettative di crescita di lungo periodo dell’intera economia nazionale.

Le politiche economiche del lavoro, tuttavia, non possono essere semplicemente connesse ai sussidi di disoccupazione ed ai redditi di cittadinanza. Infatti, anche i sussidiati e le persone che percepiscono redditi di cittadinanza, se permangono al di fuori del mercato del lavoro a lungo, possono sviluppare delle patologie di carattere economico ed anche sanitario con una riduzione dell’aspettativa di vita. Poiché il mercato del lavoro consente la realizzazione delle attività di community building, la mancanza di lavoro potrebbe anche acuire quei fenomeni socialmente gravi come per esempio la solitudine e l’isolamento sociale che sono associati alla comparsa di molti silent killers. Per quanto le politiche economiche dei sussidi siano necessari per dare delle risorse finanziarie a delle persone che ne sono assolutamente prive, è pure necessario sottolineare che per il benessere della popolazione, sia sotto il punto di vista finanziario che sotto il punto di vista sociale e sanitario, è assolutamente necessario creare le condizioni per il lavoro. Il lavoro infatti non è solo reddito, è anche costruzione di relazioni sociali, per molte persone costituisce un elemento rilevante della ricerca di senso nell’esistenza e a livello sanitario è associato positivamente ad una crescita dell’aspettativa di vita soprattutto nel settore dei servizi. Occorrono quindi politiche del lavoro che non siano assistenzialistiche quanto al contrario produttivistiche, ovvero basate sull’idea e sui progetti di una nuova produttività che possa essere introdotta nell’economia italiana mobilitando insieme lavoratori, capitali e tecnologie.

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Angelo Leogrande

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