La difficoltà di essere diversi

In Ungheria i transgender non potranno più modificare i properi documenti per cambiare il nome o il genere

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In un mondo in continua trasformazione, dove il progresso tecnologico e culturale risultano all’avanguardia, il contesto europeo deve ancora accettare chi decide di cambiare sesso. Una scelta difficile, che va ben oltre l’ambito antropologico e che nessuno potrà mai realmente comprendere visto che si tratta di una sfera prettamente personale.

In questi anni, abbiamo assistito a storie struggenti di persone merse ai margini della società perché etichettati come diversi. L’Italia come l’Ungheria, sono gli esempi lampanti della drammaticità di questo momento. In Ungheria, il 19 maggio ha segnato una svolta negativa, infatti è stato approvato un emendamento dove si definisce il genere per sesso biologico. Grande fautore di tutto questo è il leader Victor Orban.

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Per essere più precisi, i transgender non potranno più modificare i propri documenti per cambiare il nome o il genere. Una scelta questa che vaga in un assordante silenzio in tutta Europa, mettendo in ginocchio qualsiasi forma di diritti umani. Per fortuna in Italia la situazione è diversa, ma non delle più rosee, basti pensare alla paura con cui vivono quotidianamente transgender. La storia di Agnese è emblematica perché rispecchia il concetto dell’italiano medio, che fa proclami ma nello stesso tempo denigra. Agnese nella sua vita precedente si chiamava Giuseppe, ma dopo un cammino personale e difficile ha deciso di cambiare vita per essere finalmente se stessa.

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Ad oggi le difficoltà più grandi sono a livello burocratico, perché sui documenti risulta ancora Giuseppe mentre all’università viene confermato il suo nuovo nome. L’imbarazzo che l’accompagna ogni volta non è cosa facile da gestire, ma con grande determinazione vuole far passare il suo messaggio: “In molti si sono rifiutati di darmi una stanza e inventavano scuse di ogni genere. All’università invece le donne erano più aperte dei colleghi maschi, che si rifiutavano di sedere accanto a me”.

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Parole forti che hanno tanto il sapore di un monito, con la viva speranza che ogni pregiudizio possa finalmente sparire. Purtroppo il progresso non è bastato ad aprire le menti, perché nessuno considera che la diversità (se così si può definire), è un reale motivo d’incontro e non di scontro.

Giuseppe Capano

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