La Mongolia e la veterinaria: una storia iniziata 3.000 anni fa

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Tutti noi conosciamo le imprese di Gengis Khan e del suo fedele braccio destro Subutai. Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, avrà sentito parlare della formidabile cavalleria leggera con cui l’esercito mongolo riuscì a trasformare la propria nazione, nel giro di pochi decenni, da un piccolo insieme di tribù rurali al più grande impero della storia universale. In pochi sanno però che tali imprese non sarebbero state possibili senza un’antica e preziosa scienza medica; una scienza che sembrerebbe strano, ad oggi, accostare a un popolo tribale come i mongoli dell’antichità. Ma la storia non smette mai di sorprenderci, a quanto pare. Già, perché è degli ultimi giorni la notizia secondo cui la medicina veterinaria sarebbe stata sperimentata in Mongolia già nel 1.300 a.C.

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La scoperta è giunta grazie all’infaticabile lavoro del Max Planck insitute, un’organizzazione non governativa bavarese. A dare una svolta alle ricerche è stato il ritrovamento presso la Stele del Cervo (un complesso di megaliti risalente all’epoca Kurgan) di alcuni resti di cavalli ai quali sarebbero stati estratti dalla mandibola i denti da latte, forse perché provocavano dolore all’animale o più probabilmente perché ne complicavano la masticazione. Non c’è da stupirsi se questa pratica venne sperimentata per la prima volta in Mongolia proprio sugli equini, considerati da essi l’animale più prezioso in assoluto. In modo particolare, la cura dei cavalli sarebbe stata indispensabile per i mongoli e per la propria agricoltura; non v’è dunque di che meravigliarsi se essi avevano particolarmente a cuore il benessere dei loro puledri. A distanza di molti secoli, la presenza di numerosi cavalli robusti e veloci sarebbe divenuta non solo il cardine dell’esercito di Gengis Khan, ma anche l’unico strumento possibile per mantenere rapporti d’interazione all’interno della vastissima orda d’oro. Oltre alla questione medica, le ricerche del Max Planck institute hanno anche permesso di fare luce su alcuni impianti funzionali ad imbrigliare i cavalli che, sebbene oggi possano risultare banali, all’epoca dovevano essere particolarmente complessi.

cms_9820/3.jpgAd ogni modo, i mongoli non sono stati il primo popolo della storia a scoprire l’importanza di prendersi cura dei propri animali e di tentare di guarire le loro malattie. Già nel XXIII secolo a.C. il codice di Hammurabi parlava dei “doveri dei medici verso gli animali”. Bisognò attendere quattro secoli prima che, nel vicino Egitto, venisse istituita la prima casta di veterinari munita addirittura di regole e di uno statuto interno, come ci rivelano i papiri di Kahun e di Ras Shamra. Anche in quel caso, peraltro, i veterinari dell’epoca ponevano particolare attenzione agli equini.

In India, addirittura, pare che le cure riservate agli animali siano perfino più antiche di quelle destinate agli uomini. Secondo i testi Veda del 1.800 a.C., infatti, la scienza medica ha avuto origine dall’osservazione degli uccelli e, dunque, è essa stessa derivata dalla veterinaria.

In Europa, contrariamente alla nostra impareggiabile storia e al nostro invidiabile ingegno, la veterinaria arrivò solamente più tardi. Le prime notizie di studi approfonditi e d’interventi relativi a bestie malate risalgono solamente al IV secolo a.C., quando Ippocrate prima e Senofonte poi, scrissero una serie di trattati in merito all’igiene, alle malattie e alle possibili cure per gli animali. Non occorse molto prima che tali usanze venissero adottate anche dai latini e dal famoso medico Aulo Cornelio Celso; fu proprio a Roma, anzi, che s’iniziò a parlare per la prima volta di veterinari, o meglio di “veterinarius”, un termine riferito alle vetture che all’epoca ovviamente non potevano essere trainate che dagli animali.

Vi è poi il curioso esempio dello Sri Lanka, il primo Paese dove il Re Dutha Gamani regolamentò per legge la presenza dei veterinari, imponendo che ve ne fosse almeno uno ogni dieci villaggi. E cosa dire della non distante Cina, dove ai tempi della dinastia Shang venne sperimentata per la prima volta la tecnica dell’agopuntura sui quadrupedi?

cms_9820/4.jpg Come possiamo ben vedere, i mongoli non sono stati né i primi né gli ultimi ad aver avuto a cuore le sorti dei propri animali; eppure, sono stati i primi ad eseguire delle cure mediche dentarie su di essi. Un dettaglio tutt’altro che trascurabile, se consideriamo che all’epoca la cura dei denti il più delle volte non era riservata neppure agli esseri umani; un dettaglio che ci permette di intuire il senso di venerazione che un popolo nomade come i mongoli doveva nutrire verso i propri allevamenti.

Gianmatteo Ercolino

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