LUNEGGIARE PALLIDO E AMICO

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Una curiosità intima, indescrivibile abita gli occhi di chi cerca il senso non evidente delle cose, il mistero di ogni esistenza. Si accende lo sguardo dinanzi a ogni indizio che reca, che facilita, che rende più vicina la comprensione di un oggi sempre avvolto nel mistero.

Un desiderio profondo abita dentro di noi: comprendere, collegare il senso di accadimenti diversi, spesso contrapposti tra loro, che affollano i nostri giorni, il nostro andare avanti con la vita sino all’incrocio successivo e poi, ancora oltre.

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Osservare, giocare con le differenze, stabilire comunioni e somiglianze nella quiete del nostro intimo, che custodisce memorie gelose, segreti inviolabili, spazi di libertà e di verità inaccessibili.

Quando la sera, sulla strada del ritorno, dopo una lunga giornata di affanni, gli occhi riescono a lasciarsi sorprendere dal primo frammento di luna nuova che si propone discreto ma preciso, in un cielo fresco e nuovo, il cuore si colma di un appagamento inatteso e di un’energia nuova.

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Quel filo di luna, quasi uno schizzo geometrico sospeso nel buio alto e solitario, ha la forza di liberare fantasie interiori capaci di dissolvere tutto ciò che, fino a qualche istante prima, procurava solo stanchezza, resistenza, pesantezza.

Sollevando lo sguardo verso l’alto, verso quello spicchio di luna coricata, fissata a profondità irraggiungibili, rinascono dentro inspiegabili sentimenti di serenità, di entusiasmo nuovo.

I passi, abitualmente frettolosi e impastati di quotidiane incertezze, sembrano cercare nuovi sentieri di speranza, mentre gli occhi, insaziabili, annusano nel vento segnali e primizie di primavera.

cms_20673/3v.jpgRiaffiorano alla mente momenti sereni di giochi infantili, visi sorridenti, lettere d’amore, sogni di un passato lontano. Riaffiorano come un richiamo, come un profumo che rende presente, inspiegabilmente, un lontano ricordo, un’emozione, un posto, una persona.

I nostri occhi sono intrisi di luci, colori, immagini, volti, gesti, suoni già raccolti e gelosamente, indelebilmente, custoditi uno dentro all’altro, nell’intimo di noi stessi.
Un colore o un riflesso di luce hanno la forza di evocare volti o confidenze passate, che tornano a vivere come fossero appena accadute. Un suono, un semplice accordo musicale, può far tornare a vibrare dentro una melodia dimenticata. Un profumo può schiudere farfalle di immagini e coriandoli di colori. Una parola può far rivivere il calore di una voce amica e ridonare sicurezza e serenità a un cuore inquieto.

E così, magicamente, non è difficile che accada: riuscire ad ascoltare e riconoscere emozioni vissute molto tempo addietro come se accadessero nel preciso istante in cui si è presenti in un oggi totalmente nuovo e diverso, persino lontano. Tutto, comunque, conserva una verità e credibilità che cancella qualsiasi distanza, anche temporale, e si ha l’impressione di essere tornati in una realtà che pensavamo mai più recuperabile. Eppure torna, si fa presente.

Quel cielo buio, quello sguardo di luna accolgono senza condizioni e allo stesso tempo orientano. Al contrario, lungo la strada, lo sguardo degli uomini: così facilmente incline a decidere chi meriti o no attenzione, generosità; pronto a giudicare, facile a sentenziare, esperto nel dare ammiccanti consigli.

Ogni prima luna nuova, che torna ciclicamente ad affacciarsi nel cielo, non teme di passare inosservata, non chiede di essere ammirata. Si mostra. Si dona. Solo pochi se ne accorgono e la sanno ammirare. Pochi si lasciano avvolgere, affascinare, catturare dal suo mistero, tanto ammaliante quanto fedele.

A primavera tutto torna a fiorire, ma i più se ne accorgono soltanto quando tutto è già colore.

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C’è un inizio sottile che ai più sfugge.

Dopo ogni luna nera arriva quella nuova, ma in pochi sanno cogliere il suo primo segnale nel cielo. E’ lì, è a quel principio, che si alimenta la verità del riconoscimento, della trasformazione, del compimento.

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E come tutti sanno le opere grandi sono fatte di dettagli, di piccoli dettagli. Nulla è banale. Niente è inutile.

Tanti, tanti e piccoli sono i frammenti che colmano di senso la vita. Posti uno accanto all’altro, uno dietro all’altro, lasciano affiorare meraviglia e riconoscenza. Non sono strane, né lontane, neppure diverse o speciali le vie del conforto, della fiducia, quelle che tutti cercano dappertutto.

Abitano il cielo oscuro che silente sta sopra di noi, sulle nostre impazienze sempre tese a nuovi traguardi da raggiungere. Affollano la primavera che torna ad abitare spazi assopiti dal freddo dell’inverno.

Nel silenzio, nelle pause delle parole, nella notte, nell’alba, si compie il passaggio, la trasformazione, mentre restano tracciate, indelebili… le vie di ogni nuovo inizio.

(Il servizio fotografico è stato realizzato da Marina Tarozzi)

Fausto Corsetti

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