LO STRANO CASO DI JULIAN ASSANGE

Mélenchon: “se sarò premier avrà la cittadinanza francese”

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Il grande teatro delle elezioni francesi accoglie un attore a sorpresa. Il destino del futuro premier transalpino si intreccia a quello di Julian Assange: Jean-Luc Mélenchon, in chiusura della sua campagna elettorale, ha chiaramente avanzato tutto il suo sostegno al giornalista australiano – di cui Londra ha recentemente permesso l’estradizione negli Stati Uniti.

cms_26498/0.jpg“Se lunedì sarò primo ministro, Monsieur Julian Assange – credo che ne abbia presentato domanda – sarà naturalizzato francese e liberato nel nostro Paese”. È un caso strano, quello di Assange. Il giornalista, programmatore e attivista australiano è il cofondatore e caporedattore di WikiLeaks: l’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che si occupa di pubblicare documenti da fonti anonime e informazioni che dovrebbero rimanere segrete. La nascita di una delle piattaforme più controverse e pericolose dell’era moderna, data la delicatezza e la portata di ciò che divulga, hanno reso la vita tutt’altro che facile ad Assange.

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Viene arrestato nel 2010 con l’accusa di reati sessuali, ma è soltanto la punta dell’iceberg: la Svezia presenta una richiesta di estradizione alla Gran Bretagna, dove era stato detenuto per nove giorni, per poterlo poi trasferire in America. Prima che questo accada, effettivamente più di dieci anni dopo, il viaggio comprende una tappa. Capo d’accusa: spionaggio. La questione inizia a farsi ben più seria, dato che negli USA le spie sono solitamente condannate all’ergastolo o alla pena di morte. Dopo il suo rilascio viene accolto dall’Ecuador, che lo ospita nella sua ambasciata, gli concede la cittadinanza e quasi anche l’immunità diplomatica. Passano tuttavia, almeno inizialmente, sottotraccia i sofisticati spionaggi cui era stato sottoposto. Quando la controversia viene fuori, nel 2019, si concretizza un secondo arresto.

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Essendo accusato di aver violato i termini della libertà su cauzione viene condannato a cinquanta settimane, da scontare sia nel carcere di massima sicurezza Belmarsh che in libertà condizionata. Il trattamento cui Assange viene sottoposto in carcere solleva forti polemiche sull’averlo privato dei suoi diritti umani, oltre che di adeguato sostegno medico. Nel gennaio 2021 il tribunale distrettuale britannico nega la richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti d’America, visto che il giornalista versava in condizioni di forte depressione. Poco meno di un anno dopo le misure vengono allentate, e Assange viene detenuto solo come misura preventiva finché – ad aprile 2022 – Londra non autorizza definitamente il trasferimento. Con Mélenchon che prova a mettere la parola fine a tutta la storia.

Francesco Bulzis

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