LO SCAFFALE DELLA LETTERATURA STRANIERA

Di Antonella Giordano

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Se la strada potesse parlare di James Baldwin.

Una struggente storia d’amore in un mondo fatto di dolore e ingiustizia. Attraverso gli occhi di Tish, una diciannovenne bella e innamorata, conosciamo Fonny, il giovane scultore da cui aspetta un figlio. I due sono cresciuti insieme, nello stesso quartiere, insieme hanno giocato, si sono rincorsi, hanno fatto l’amore ridendo e riso facendo l’amore. Il racconto mescola romanticismo e tristezza. Tish e Fonny avevano programmato di sposarsi ma Fonny viene accusato ingiustamente di aver stuprato una donna portoricana. Unico nero in un confronto all’americana, viene riconosciuto colpevole e incarcerato. Fonny è innocente eppure spetta a lui e alla sua famiglia dimostrare - "e pagare per dimostrare" - la sua innocenza. Tish tenta con ogni mezzo di sostenere l’uomo che ama mentre la gravidanza diventa sempre più visibile. Come il blues - dolce, malinconico e pieno di verità - questo libro ci colpisce, prima di tutto, emotivamente. Ci sono la rabbia e il dolore, ma sopra ogni altro sentimento a dominare è l’amore - l’amore potente di una donna per il suo uomo e l’amore avvolgente di una famiglia disposta a tutto, fino all’estremo sacrificio. Da "Se la strada potesse parlare" è stato tratto l’omonimo film di Barry Jenkins, regista premio Oscar per "Moonlight". Postfazione di Joyce Carol Oates.

– Come in una tomba di James Purdy

Racconto apparente di un reduce menomato, in realtà romanzo fantastico e tragedia della repressione.

– La rivolta di W. S. Reymont

Una scoperta per chi credesse che si inventa qualcosa: l’antesignano di La fattoria degli animali dove a guidare una rivolta contro gli umani è il cane Rex, magari proprio quello dei recenti telefilm polizieschi. Per chi non l’avesse mai sentito nominare, Reymont è il Premio Nobel per la Letteratura 1924 (primo polacco a vincerlo). Davvero sorprendente.

– Underground di Vladimir Makanin

Un capolavoro della letteratura russa contemporanea, il racconto della mezza età di un intellettuale appunto “sotterraneo”, ormai ridotto in povertà, commovente e comico insieme – un grandissimo atto di fede nel romanzo.

Tutto quello che fa male ti fa bene. Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti di Steven Johnson

Una riflessione brillante sul cambiamento delle strutture narrative, in vari ambiti declinate. E una specie di manifesto programmatico a difesa dell’intelligenza dello spettatore, in modo da costruire narrazioni che lo coinvolgano nel completamento delle informazioni, gratificandolo tanto più.

– Gambetto di cavallo di William Faulkner

Una raccolta di racconti polizieschi e giudiziari, perché Faulkner sapeva come si costruiscono i personaggi. E poi perché qui dentro c’è il mio racconto preferito in assoluto, Domani (da cui è stato tratto anche un film, mai doppiato in italiano, con un giovanissimo Robert Duvall).

– Amatissima di Toni Morrison

Amatissima di Toni Morrison, prima afroamericana a vincere il Premio Nobel, racconta il dramma della schiavitù. Pubblicato nel 1987, questo romanzo non smette di parlarci. Non importa che sia ambientato nel 1870, che i suoi protagonisti siano ex schiavi. Quello che importa è che ci sia al centro Sethe, i suoi trent’anni, il suo essere madre e donna: dunque il suo essere niente. Tranne quando decide di togliere la vita ai suoi figli, per sottrarli a un destino di schiavitù e di donare loro la libertà con un atto d’amore sconvolgente e terribile. Con la sua lucida disperazione e il suo rifiuto di un destino precostituito, ancora oggi Sethe parla a tutte le donne di solitudine e discriminazione.

– L’altra figlia di Annie Ernaux

Questo libro è una lettera a qualcuno che non c’è più. La protagonista, l’autrice, da bambina ascolta per caso una conversazione della madre: prima che lei nascesse c’è stata un’altra figlia, morta di malattia. La figlia buona, la figlia ideale. La morte della sorella è l’origine della sua stessa nascita. L’altra figlia è un libro sul potere magico delle parole, capaci di ridare l’esistenza a chi non c’è più. Ma non solo, questo piccolo e intensissimo libro narra di una famiglia e della scoperta enorme di come la nostra esistenza si fondi anche sulle assenze. Chi se ne va diventa imprescindibilmente qualcuno con cui misurarsi.

– I giorni e gli anni di Uwe Johnson

In quattro volumi, le vicende dell’esistenza di Gesine Cresspahl: dall’infanzia e giovinezza trascorsa nella Germania nazista alla nuova vita nella New York degli anni Sessanta, in compagnia della figlia Marie. Johnson incrocia la storia della vita di Gesine al flusso storico, mediato attraverso le pagine del New York Times, creando così un’epica in cui due luoghi, in anni differenti, convivono all’interno del medesimo spazio letterario.

American Photographs di Walker Evans

Un classico della fotografia. Gli Stati Uniti degli anni Trenta. Imprescindibile per capire non soltanto la fotografia e l’arte dei decenni seguenti, ma anche molta letteratura americana. Evans non ha avuto nemmeno bisogno di scrivere un testo o aggiungere didascalie, perché nella sequenza fotografica frammenti testuali della civiltà dei consumi riecheggiano all’interno delle fotografie stesse, innestando così un ritmo tra testo e immagine.

– Le amanti di Elfriede Jelinek

Brigitte e Paula, operaie in una fabbrica di reggiseni nelle Alpi austriache, sperano di sottrarsi alla loro vita sposandosi. Ma i mariti non faranno che peggiorare la loro condizione. Jelinek orchestra un’alternanza di voci, con un orecchio al ritmo cadenzato, frasi che ricreano le costrizioni e le autolimitazioni delle esistenze femminili in Austria. Un romanzo caustico, eppure, a suo modo e in alcune parti, divertente. Consigliatissimo a coloro che sono stanchi di tanta letteratura consolatoria, se non addirittura medicamentosa.

– Me and My Brother di Robert Frank

È tratto dal primo lungometraggio di Robert Frank, completato e presentato per la prima volta nel 1968 al Festival del Cinema di Venezia. Celebra il ritorno al saggio poetico in forma di assemblaggio, di collage. Me and My Brother intreccia abilmente gli opposti, la contraffazione in contrapposizione all’autenticità, la pornografia in contrapposizione alla poesia, il cinismo della posa Beat in contrapposizione al romanticismo hippie, il bianco e nero in contrapposizione al colore. La storia contiene bizzarri colpi di scena. Il libro include frammenti di immagini e dialoghi di Me and My Brother, insieme a un DVD del film rieditato.

– Hyperion di Dan Simmons

Romanzo di fantascienza “a cornice”: sei personaggi molto diversi tra loro raccontano un pellegrinaggio sul decadente e pericoloso pianeta Hyperion. Ognuno dei sei punti di vista contribuisce a comporre l’affresco di un lontano futuro.

La figlia di Clara Usón

Come sempre l’autrice spagnola riesce a narrare con una voce profondamente personale e intima storie che hanno una portata pubblica, universale. Qui racconta di Anna Mladic, giovane dottoressa figlia del macellaio di Srebenica, figura tragica dilaniata tra l’amore per il padre e la scoperta delle sue azioni mostruose. Il crollo di un mito che la porterà al suicidio.

– Un giorno come questo di Peter Stamm

Stamm impiega un linguaggio apparentemente semplice per creare un’atmosfera di intenso struggimento, attesa, malinconia, ma sempre alleggerita da una vena di finissima ironia.

– Le sere di Gerard Reve

Scritto nel 1947 dal ventitreenne Reve e ambientato nella sua Amsterdam, questo romanzo narra le ultime sere del 1946 del giovane Frits van Egters. Ilare e talvolta terrificante, è forse il più grande capolavoro della letteratura olandese del dopoguerra. Una lettura delirante che lascia stupito il lettore.

Antonella Giordano

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