LO SCAFFALE DELLA LETTERATURA ITALIANA E STRANIERA

Questo mese leggiamo...

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cms_20501/2.jpg"Donne, madonne, mercanti e cavalieri "di Alessandro Barbero (Laterza)

Chi erano, come pensavano, come vedevano il mondo uomini e donne del medioevo? In questo libro si incontrano un frate, un mercante, un cavaliere, la figlia di un artigiano, la figlia di un dottore, la figlia di un contadino. Fra’ Salimbene da Parma, il francescano che ha conosciuto papi e imperatori, vescovi e predicatori, e su ognuno ha da raccontare aneddoti, maldicenze e pettegolezzi; Dino Compagni, il mercante di Firenze che ha vissuto in prima persona i sussulti politici d’un comune lacerato dai conflitti al tempo di Dante; Jean de Joinville, il nobile cavaliere che ha accompagnato Luigi il Santo alla crociata, testimone imperturbabile di sacrifici, eroismi e vigliaccherie; Caterina da Siena, che parlava con Dio e le cui lettere infuocate facevano tremare papi e cardinali; Christine de Pizan (si chiamava in realtà Cristina da Pizzano), la prima donna che ha concepito se stessa come scrittrice di professione, si è guadagnata da vivere ed è diventata famosa scrivendo libri; Giovanna d’Arco, che comandò un esercito vestita da uomo e pagò con la vita quella sfida alle regole del suo tempo. È possibile incontrare uomini e donne del Medioevo, sentirli parlare a lungo e imparare a conoscerli? È possibile se hanno lasciato testimonianze scritte, in cui hanno messo molto di se stessi. È il caso di cinque su sei dei nostri personaggi; della sesta, Giovanna d’Arco, che era analfabeta o quasi, possediamo lo stesso le parole, grazie al processo di cui fu vittima e protagonista.

Avevano Spento anche la luna di Ruta Sepetys (Garzanti)

cms_20501/3.jpgLina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell’università, è sulla lista nera, insieme alle famiglie di molti altri scrittori, professori, dottori. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verrà deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all’arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno. Ma c’è qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non è costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. E l’unico modo, se c’è, per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi.

Nella fine è l’inizio di Chiara Giaccardi e Mauro Magatti (Il Mulino)

La crisi pandemica è una lente per leggere il nostro tempo, un telescopio per guardare più lontano. Non solo una sventura che interrompe una corsa da rimettere il prima possibile sui binari, ma una frattura che è anche una rivelazione, di limiti e insieme di possibilità. L’occasione per un avvenire inedito anziché per un divenire inerziale. La sfida è ora trasformare le tensioni che definivano il mondo pre-Covid in leve di cambiamento, a partire da cinque nodi cruciali che aprono altrettante vie verso equilibri più equi. Per rendere il nostro vivere insieme migliore di prima, e perché la fine di un mondo diventi un nuovo principio.

Nient’altro che polvere di Bruno Di Ciaccio (Ali Ribelli)

cms_20501/4.jpgPersino quando tutto sembra andare per il peggio, quando non puoi fuggire dai problemi e ti senti in trappola, non bisogna mai smettere di guardare il bicchiere mezzo pieno. L’autore del libro, concepito durante il lockdown, coniugando ironia e stile accattivante con il genere poliziesco, ci è riuscito.

Bruno Di Ciaccio, sapientemente calibrando dialoghi e descrizioni, ha realizzato un racconto avvincente e pieno di suggestioni dalla cui trama emerge una storia che riproduce situazioni a tratti agrodolci e a tratti ambigue, ma sempre realistiche. Straordinaria è nell’aderenza allo spaccato sociale la sua capacità di riprodurre fedelmente le sfumature emotive del protagonista senza mai cedere alla retorica o a luoghi comuni.

Chi conosce la passione inveterata dell’autore per la cucina tradizionale storica trasfusa nelle pubblicazioni che precedono questo romanzo non può non cogliere nei frequenti richiami la vena del cultore autentico, pronto sempre a condire la narrazione con le deliziose pillole gastronomiche. Particolari, questi che si snodano in un affresco espositivo che accresce il fascino della storia narrata, conferendo allo stile una mirabile dose di vivacità.

Nient’altro che polvere, pur essendo un’opera di esordio, rivela il talento originale di Bruno Di Ciaccio che ritengo abbia le doti per competere degnamente con scrittori veterani, se non addirittura oscurarne qualcuno forse eccessivamente celebrato.

Antonella Giordano

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