LE TRADIZIONI CALABRESI DELLA VIGILIA E DEL GIORNO DI NATALE

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Cucinare è un’Arte ma per la buona riuscita dei piatti, bisogna ricercare la qualità degli ingredienti di base e aggiungere la fantasia e un pizzico di creatività.

cms_20393/1.jpgIn Calabria si mangia bene tutto l’anno ma una particolare attenzione viene riservata al Natale. I preparativi iniziano il 7 dicembre, giorno in cui si prepara l’albero e non si rinuncia alla tradizione di mangiare tutti insieme i “cuddruriaddri” ossia ciambelle di patate e farina che sono accompagnate dal caciocavallo e dai sott’ olio, nell’attesa che passino i zampognari che cantano “A strina”!

Un canto augurale folkloristico calabrese di origini molto antiche che a poco a poco rischia di essere dimenticato.


“Senz’ essere chiamati simu venuti
simu venuti cari cari signori si
cari signori siete i boni truvati
e sentila cumu va’…”


Un numeroso gruppo di persone tra sonaturi e cantaturi andavano in giro per le case o le botteghe intonando la strina di Natale per ricevere in cambio doni. Man mano che camminavano, si aggiungevano altre persone. Fino ad una certa strofa si rimaneva davanti all’uscio di casa, poi i sunaturi chiedevano al padrone di casa di aprire le porte per entrare a far festa mangiando e bevendo.

Chi si rifiutava di aprire la porta, in cambio riceveva una strina d’offesa con stornelli calabresi “ma nui restamu finu a ra matina, si prima nui un mangiamu e nun vivimu!

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La cena del 24 e il pranzo del 25 si passano in famiglia, consumando tutti i rituali! Si aspetta sia la nascita di Gesù Bambino che l’arrivo di Babbo Natale.
La cena del 24 è composta da tredici portate di magro: Si inizia con gli antipasti in cui troviamo le frittelle di cavolfiore, i pomodori secchi, i funghi rositi o le melanzane sott’olio. Le olive verdi ammaccate o quelle nere infornate!
Come primo si servono linguine o spaghetti o vermicelli con mollica di pane rosolata e alici ripassate in olio con aglio e peperoncino.
Si passa poi ai secondi con il baccalà servito in vari modi: fritto o in padella con pomodoro, olive nere e patate o dopo averlo lessato e raffreddato, si condisce in insalata con olio, limone e prezzemolo.
Come contorno è d’obbligo l’insalata a mappina e i finocchi tagliati a spicchi!
Si continua con fichi secchi, noci e nocciole, prugne secche e melograno per il buon auspicio al nuovo anno.
I dolci tipici sono: turdiddri e scaliddri, fritti e ripassati nel miele o nel cioccolato.
In pochi ancora preparano i chinuliddri che vengono fritti con il ripieno di mostarda d’uva. I susumiaddri, i palloni di fichi, le crocette, l’uva sotto spirito, accompagnati da vari liquori fatti in casa come il liquore aromatizzato alla liquirizia!
Il pranzo di Natale non ha un menù fisso, di solito si prepara a sagna aru furnu con la sfoglia, il sugo di pomodoro, il caciocavallo, le uova sode, la salsiccia tagliata a pezzetti e le polpettine di carne. Non crediate che sia un piatto unico perché è seguito da vruacculi i rapa e sazizza, pollo e patate oppure involtini con pancetta. Un buon vino rosso e dolci e frutta come la vigilia.
Non mi resta che augurarvi Buon natale e Felice anno nuovo!

Elisabetta Ruffolo

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