LE INTUIZIONI DELLA MENTE

La musica nelle scuole

28_11_2019_LE_INTUIZIONI_DELLA_MENTE.jpg

«... A scuola il bambino va “tutto intero” e non soltanto “con la testa”»(Rudolf Steiner).

Le nuove indicazioni Curricolari Nazionali, pubblicate nel documento del 2007 dal Ministero della Pubblica Istruzione, recitano:

Particolare cura deve essere posta alla formazione della classe come gruppo, alla formazione di legami cooperativi tra i suoi componenti, alla gestione inevitabile dei conflitti indotti dalla socializzazione”.
Questa affermazione evidenzia la necessità di favorire i rapporti tra l’insegnante e il gruppo e tra gli alunni stessi; la classe assume una dimensione psicopedagogica, nella quale occorre sostenere le dinamiche affettive ed emozionali che accompagnano l’alunno durante il confronto quotidiano con gli altri.
Occorre, quindi, pianificare dei processi che mirino al raggiungimento del benessere comune, creando un clima di collaborazione.

cms_15075/2.jpg

Sarebbe bello pensare alla scuola come ad un centro culturale polivalente, un’isola dalle mille risorse, “che accoglie ed istruisce”, come dice la legge.

L’avventura della ricerca, i gioco dell’esplorazione, la sperimentazione, la creatività divertente, l’immaginazione, potrebbero essere i ponti su cui fondare una nuova immagine dell’ambiente scolastico attuale, questo per ogni bambino e ragazzo che si trova a intraprendere il percorso scolastico indipendentemente dalle proprie “abilità”. D’altronde, se si parla “diversabilità”, c’è ancora molta strada da fare nell’attuazione della legge n.104/92, per quanto riguarda l’istruzione dei ragazzi disabili; gli studenti con handicap sono moltissimi e in aumento. Spesso la musicoterapia viene utilizzata per l’integrazione, l’handicap e il disagio, in realtà essa può costruire anche uno strumento di confronto, discussione, di valorizzazione; non solo uno strumento di cura per problematiche già esistenti ma anche di percorsi di prevenzione e stimolazione all’interno del processo educativo. Essa diviene così, lo strumento di relazione con la classe, con l’insegnante o con “l’amico diverso”, facendo scoprire a tutti che esistono modi diversi di esprimersi e ciò costituisce un’opportunità di relazione.

L’armonizzazione delle diverse identità sonore comporta anche l’armonizzazione della propria, degli ambienti e di ciò che contribuisce a creare una pacifica collaborazione. La rivitalizzazione della scuola dovrebbe anche essere basata su un dialogo costantemente aperto fra ogni professionalità che la forma. Insegnanti, operatori, esperti e molte altre figure costituiscono le voci di un contrappunto che si muove (o perlomeno dovrebbe) a strettissimo contatto per lo stesso obiettivo: l’incontro trasformazione delle diverse identità in formazione. Al di là della tendenza personale di ogni musicoterapista, si può anche fare ricorso a quella che potrebbe sembrare, ad occhi esterni, una pseudo educazione musicale, ma le due figure non si doppiano a vicenda, avendo l’occasione di convivere per amplificare le loro azioni. La musicoterapia nella scuola molto spesso viene chiamata ad essere per l’integrazione, per l’handicap ed il disagio, per le più disperate situazioni, frequentemente anche in modo inconsapevole. Quello per cui in realtà la musicoterapia dovrebbe esistere, come elemento permanente all’interno delle strutture educative e formative attuali, è la creazione e conservazione di un ambiente “ecologicamente adatto” al confronto, alla discussione, alla valorizzazione di ciò che è diverso, alla formazione di competenze ed alla crescita: l’esperienza umana e vitale col suono deve essere patrimonio della totalità dei bambini, dei ragazzi che oggi si trovano a percorrere l’avventura del cammino scolastico, per quanto lungo esso possa essere, e, perché no, anche di chiunque lo voglia all’interno della scuola.

Si lavora, si gioca, ci si incontra con la musica e col suono in base a dove siamo, con chi siamo, nel momento presente, così il bambino o la bambina (con handicap e non) entrano in relazione con la classe, con l’insegnamento, con “l’amico musicale” in mille modi diversi e tutti scoprono le risorse di questi modi, i quali costituiscono anche opportunità di formazione, di relazione, d confronto, di contaminazione, di mutazione pacifica, creativa e non violenta. Dopotutto l’armonizzazione delle varie identità sonore di ogni persona comporta l’armonizzazione anche delle identità proprie, delle professionalità, degli ambienti e di quanto altro è necessario per una sana e pacifica collaborazione. Contemporaneamente a ciò è necessaria anche una rimessa in discussione dei canali che stabiliscono le conoscenze, le abilità già stabilite in partenza e che tutti devono acquisire con ritmi, forme e tempi prestabiliti. In questo sono importanti gli affetti, le emozioni, il principio del piacere. Le esperienze di musicoterapia all’interno della scuola nascono, come anche in quasi tutti gli altri contesti, con degli obiettivi.

cms_15075/3.jpg

Attività di composizione assistita, manipolazione di oggetti e materiali sonori, improvvisazione vocale e strumentale, G.I.M., drammatizzazioni sonore, costruzione di strumenti musicali, sperimentazioni sonore col corpo e molto altro ancora per provare a raggiungere questi obiettivi.

Esperienze emotive, relazionali ed estetiche a volte più tese all’animazione ed al coinvolgimento, altre ad un vero e proprio percorso terapeutico (anche se poi, molto spesso, è difficile stabilire un confine fra queste due frange). L’autostima, la consapevolezza, il gioco, il divertimento, lo stare insieme generati da esperienze estetiche sonore (e non) consentono al bambino/ragazzo di sperimentarsi, vedersi da molti punti di vista diversi, capire il mondo intorno a lui e le persone che lo formano.

L’interazione fra diverse professionalità all’interno dell’organigramma scolastico, come in altre occasioni lavorative, indirizza quasi obbligatoriamente a “tradurre” il linguaggio di uso comune nella musicoterapia.
Le attività sopra elencate generano schede osservative, protocolli, materiale di registrazione etc... etc...; tutto questo entra in relazione con altri elementi dello staff educativo, i quali, molto spesso, non conoscono niente o quasi della disciplina.

Perciò, il lavoro di “traduzione” di questi ausili musicoterapici è sicuramente un ottimo supporto alla comprensione dell’attività professionale del musico terapista. Importante è porsi comunque e sempre in atteggiamento di ascolto.

Porre al centro del suono le dinamiche vitali significa ri-generare questo suono, ri-animare l’individuo che lo porta dentro ed indirizzarlo verso un’ipotetica trasformazione che noi possiamo solo suggerire ed aiutare.
L’accoglienza del quotidiano, dell’improponibile, il riuscire a farne ingredienti per l’interazione, fonemi di nuovi linguaggi, ci spingono in maniera continuativa vero idee ed occasioni di cooperazioni alla luce del suono e della musica.

Leonardo Bianchi

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App