LE DENUNCE DI VIOLENZA SONO SEMPRE VERITIERE?

L’uso disinvolto e generalizzato che se ne fa nasconde, in particolari casi, opportunismo e false dichiarazioni

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I casi di violenza sulle donne sono, certamente, deprecabili, e vanno condannati, come va condannato l’uso della violenza in ogni caso. Tuttavia, quando si sfrutta la scia del "tema del momento" in modo improprio e opportunistico, il quadro cambia completamente: a quel punto occorre prestare molta attenzione nel mettere in atto misure e provvedimenti restrittivi e vessatori prima ancora di aver accertato la veridicità di quanto denunciato. A volte dietro un’accusa si nasconde (l’intento e l’insidia) di voler imporre la circostanza, l’evento, un prodotto (come avviene nell’ utilizzo massiccio di metodi di marketing commerciali), con il convincimento indotto, tramite continui e costanti messaggi volti ad ostentarne la valenza. Ciò va ben oltre la soglia del normale senso di giudizio in equilibrio ed equità assoluta, non effettuando una disamina proporzionale degli eventi. Questo metodo, come accennato, è usuale e molto radicato in una dinamica di libero mercato, per imporre, in modo artificioso, un prodotto con gli spot pubblicitari; questi ultimi riproducono effetti visivi ed acustici che tendono a rimanere impressi nella mente, e pertanto vengono assimilati come veritieri. Si tratta di una tecnica molto invasiva e ingannevole, la quale, a causa dell’uso generalizzato che se ne fa, viene ormai non solo tollerata bensì imposta con fini speculativi.

La similitudine con l’argomento in oggetto è fisiologica, perché nell’impropria consuetudine si perseguono, talvolta, scopi maldestri e opportunistici, che trascendono dalla realtà delle cose. Fermo restando che i casi di violenza conclamata vanno stigmatizzati e condannati in ogni caso (perché l’uso della violenza corrisponde alla negazione del raziocinio), occorre assicurarsi talvolta che la situazione sia limpida e ben definita, per non cadere in inganno, innescando percorsi giudiziari e burocratici di gran lunga spropositati e alquanto vessatori nei confronti del presunto carnefice, i quali finiscono essi stessi per essere aggressioni in piena regola. Ciò tenendo sempre presente che la violenza è, purtroppo, un aspetto subdolo dell’ essere umano, poiché, come precisato da espreti del mondo scientifico-didattico (psicologi, psicanalisti, sociologi, scienziati), il suo seme scorre nelle vene dell’essere umano sin dalla notte dei tempi, emergendo in determinate circostanze anche in soggetti apparentemente pacifici e razionali nella loro quotidianità.

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A tal proposito, per chi come me è un po’ avanti con gli "anta", il ricordo va a un episodio, rimasto impresso nella mente, risalente ad una bella e storica partita di calcio, ovvero la finale dei Campionati Mondiali del 2006 tra due grandi squadre di allora: la nostra nazionale e quella francese, ambedue meritevoli della vittoria del trofeo poiché caratterizzate da un’alta potenza tecnica e dal valore dei rispettivi giocatori. In quell’ incontro di grande spessore avvenne quanto richiamato prima, l’episodio-chiave che cambiò il volto della partita a nostro favore e ci consentì dunque di vincere il titolo di campioni del mondo: lo scontro violento, o per meglio dire la reazione scomposta del grande campione francese Zidane (di cui tutti noi italiani conoscevamo e apprezzavamo le grandi doti tecniche e di comportamento, per la sua militanza pluriennale nella Juventus), e il nostro portentoso-altissimo terzino Materazzi. Quest’ultimo marcava il francese in modo fin troppo ossessionante, con contrasti al di là del consentito, anche con insulti personali molto pesanti. Fu così che, all’ apice dell’ esasperazione, Zidane reagì in modo scomposto, sferrando la famosa testata nello stomaco del nostro terzino-ragazzone, il quale accentuò l’ entità del colpo, facendo la scena di buttarsi a terra. Ciò, naturalmente, provosò l’espulsione del mite (poi diventato di colpo violento) Zidane, e alla fine vincemmo la partita, in modo risicato, a rigori, conquistando l’ambito trofeo. Detto da uno sportivo non juventino, fu una vittoria con l’amaro in bocca, a causa di quell’episodio di provocazione furbesca e reazione scomposta. Il richiamo a questo episodio è solo per ribadire che, purtroppo, il seme della violenza è presente, in forma latente, nelle vene dell’essere umano, per poi essere controllato e neutralizzato tramite l’uso della ragione, sebbene sotto mediazione di attitudini personali, livello di educazione e autocontrollo, nonché dalle leggi che limitano l’uso dell’aggressione interpersonale nella società.

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Tornando all’ argomento in oggetto, fermo restando la legittima condanna della violenza alle donne o di atti di violenza in genere, si rende necessario osservare la giusta attenzione e tolleranza a casi di normalissimi contrasti (spesso fra coniugi) che vengono ingigantiti, per opportunismo, al fine di sfruttare a proprio favore i provvedimenti di taluni organismi burocratici. Come viene rilevato ed evidenziato da taluni operatori del mondo giuridico-giudiziario (avvocati, professori), anche l’uso distorto di determinati provvedimenti va stigmatizzato e rivisitato, in quanto espressione di violenza posta in atto, paradossalmente, proprio da organismi preposti a valutare la sussistenza di violazioni in tal senso. È necessario, quindi, che ci sia, da parte di questi organismi e dei loro operatori, una professionalità imparziale nonché una certa dose di "etica morale".

Antonio Iasillo

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