LESBO, INCENDIO NEL CAMPO PROFUGHI

Le fiamme costringono in migliaia alla fuga. Le reazioni

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Moria, Lesbo, Grecia. Una delle strutture più grandi d’Europa, con circa dodicimila e settecento rifugiati, è da giorni divorata dalle fiamme. Fiamme che, secondo i vigili del fuoco locali, sono ancora di natura ta. Il campo profughi dell’isola greca è uno dei crocevia più importanti dei flussi migratori, tant’è che ospita un numero di rifugiati quattro volte superiore la sua capienza massima. Per fortuna, ad ora, non risultano vittime, in quanto la struttura è stata parzialmente evacuata. Sulle prime - ecco il motivo per cui è stata usata l’espressione “natura sconosciuta” - sembrava che le fiamme fossero figlie di una protesta contro il confinamento imposto per ridurre le probabilità di contagio dal virus, circostanza smentita dalle autorità. Il lockdown era scattato dopo che un rifugiato di nazionalità somala era risultato positivo, trentacinquesimo caso totale rilevato dalle autorità sanitarie dell’isola, le quali hanno in programma dei test su gruppi più numerosi tra i residenti di Moria.

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Le reazioni, come prevedibile, sono state molteplici. La prima è stata quella di Stratos Kytelis, sindaco di Miltilene, città principale dell’isola: “Il fuoco si è diffuso all’interno e all’esterno del campo, e lo ha distrutto – dichiara alla radio privata Skaici sono più di dodicimila migranti sorvegliati dalla polizia su un’autostrada, è una situazione molto difficile perché tra coloro che sono fuggiti ci sono persone positive”. A ruota è arrivata la promessa del governo norvegese: dettosi pronto ad accogliere cinquanta migranti, con priorità data alle famiglie con bambini e minori di quattordici anni: “Abbiamo attivato le procedure – informa il premier Ena Solberg – Oslo deve accogliere i più vulnerabili, le immagini che arrivano sono orribili”. Dal social network Twitter arrivano le parole di Paolo Gentiloni: “Sono vicino a quanti hanno vissuto una notte terribile a Lesbo per l’incendio del campo di Moria che ospitava migliaia di rifugiati – scrive il Commissario Europeo per l’Economia – collaboreremo con le autorità greche per gestire l’emergenza umanitaria”.

Il governo greco, dopo una riunione che ha coinvolto il portavoce dell’esecutivo Stelios Petsas e il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, ha deciso di dichiarare sull’isola lo stato di emergenza per i prossimi quattro mesi. “Finora non è stata registrata alcuna perdita di vite umane, mentre i quattrocento otto minori rifugiati non accompagnati sono stati trasferiti in un luogo sicuro e stanno bene – asserisce Giorgos Koumoutsakos, viceministro della sanità – la priorità è proteggere i vulnerabili che vivevano a Moria, stiamo per trasferirli in hotel sicuri e in altri alloggi”. A dare manforte sono giunti anche il presidente dell’Organizzazione nazionale per la sanità pubblica Panagiotis Arkoumaneas, il ministro dell’Immigrazione Notis Mitarachi e il ministro dell’Interno Takis Theodorikakos. “Un tragedia umanitaria” viene definita da Evelien van Roemburg, capo della campagna sulle Migrazioni di Oxfam.

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Comprensibilmente anche i Medici Senza Frontiere non potevano rimanere impassibili. L’organizzazione sin dal 1996 fornisce assistenza medica e umanitaria ai richiedenti asilo e ai migranti in Grecia, e adesso stanno lavorando sulle isole di Samos e Lesbo oltre che nella capitale Atene. “Le persone a Moria vivono in condizioni disumane da anni, adesso è essenziale garantire il loro trasferimento in sistemazioni sicure – è il commento del capo progetto Marco Sandrone – Abbiamo visto il fuoco diffondersi su Moria e infuriare tutta la notte… l’intero campo è stato avvolto dalle fiamme e ha provocato una fuga di massa con bambini spaventati e genitori sotto shock, stiamo lavorando per rispondere ai loro bisogni”.

Francesco Bulzis

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