LEONARDO LOCATELLI

Quando il talento diviene "alchimia artistica"

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In tempi, come quelli che viviamo, in cui lo spirito è messo a dura prova dalla sofferenza pandemica da Covid-19 che non concede ancora varchi alla serenità, l’incontro con l’arte rappresenta la chiave alchemica verso l’Altrove (l’oltre in cui attingere la forza e la speranza espressa nella radice sanscrita della spes).

Ho scritto questa considerazione dopo aver ascoltato un’esecuzione del maestro Locatelli.

Talento precoce (nasce il 17 marzo 1984) ed eclettico Leonardo Locatelli è un’eccellenza italiana. Un pianista virtuoso, come lo si definisce nel panorama concertistico. Figlio d’arte (una famiglia di artisti con papà Giò scultore rinomato) riceve un’influenza positiva nell’approccio che lievita con esponenzialità vertiginosa già negli anni dell’infanzia. L’attuale professionalità, eleganza, raffinatezza esprimono la cifra del proprio talento e il tanto studio. E Leonardo tali attributi li ha annodati insieme all’amore per la musica fin da quando, a 7 anni, intraprende lo studio del pianoforte. Da allora ogni tappa della sua formazione è stato un traguardo grandioso: a soli 20 anni si diploma a pieni voti conseguendo il Premio Simon Mayr. Il primo di un crescendo di altri primi premi, nazionali e internazionali, e di esibizioni da solista in prestigiosi Teatri italiani (Sociale di Bergamo, Donizetti di Bergamo, La Fenice a Venezia sale apollinee, Amici del Loggione della Scala e Auditorium Verdi di Milano, Bellini di Catania, Palazzo Viceregio di Cagliari e Palazzo Gallenga a Perugia) nonchè europei (Svizzera, Germania, Paesi Bassi) e oltre Oceano (Stati Uniti).

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Non vado oltre nei richiami perché con Locatelli il rischio di incorrere in svarioni è fortissimo, tanto è vasto il repertorio della sua carriera (allo stato oltre 1000 pezzi molti dei quali si trovano anche su tutte le principali piattaforme (Spotify, Amazon, I-Tunes etc.).

Ne rassegno qualcuno in esergo ma, credetemi, ho dovuto faticare a dimensionare il piacere della bellezza con il rigore dell’esposizione.

Ho per voi incontrato il maestro Leonardo Locatelli. Alla statura del pianista sempre impegnatissimo (per restare nell’immediato vi dico solo che “Chopin Piano collection” sulla piattaforma Spotify ha registrato 120 mila ascolti in una sola settimana e che in questo mese di febbraio sulla piattaforma I-Tune Store di Aplple il brano “Allegretto D889” dell’album su Franz Schubert è arrivato al quinto posto nella classifica italiana dei brani più scaricati nella categoria musica classica) corrisponde un senso di ostinata umanità e di indescrivibile umiltà.

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In esclusiva per i lettori dell’International Web Post l’intervista al maestro Leonardo Locatelli

Leonardo, nella tua biografia si legge che il primo maestro è stato tuo padre, qual è l’insegnamento più importante che ti ha voluto trasmettere?

Uno degli insegnamenti più importanti di mio padre è riassunto in una delle sue massime che preferisco “Per sognare servono i sogni, se non li hai non fa niente, ma se li hai devi imparare a volare” che ci segna a essere determinati nel seguire i propri sogni ma soprattutto a lavorare sodo ogni giorno per realizzarli.

Hai pubblicato numerosi CD. Immagino che tu risenta la registrazione per controllarla ... come procedi?

Sì, ovviamente riascolto tutte le registrazioni e non solo… Dietro un disco c’è un lavoro immane perché magari eseguo decine di registrazioni buone ed a volte è difficile scegliere quale sia la più giusta. Di solito non decido per l’esecuzione meglio riuscita tecnicamente, ma scelgo l’interpretazione più autentica e fedele all’ispirazione del brano suonato.

Nel tuo curriculum si legge che, subito dopo aver vinto un primo premio importante, ancora giovanissimo, sei stato invitato a Philadelphia per tenere un concerto al prestigioso Kimmelcenter e un altro a Germantown. La tua vita può rappresentare un modello per tanti giovani cosa puoi dire di questa esperienza negli U.S.A.?

L’esperienza americana è stata molto entusiasmante, sia al Kimmel Center che a Germantown.

Dopo la prima volta, ci sono tornato anche l’anno dopo grazie al grande successo sia di pubblico che di critica.

Negli Stati Uniti era in programmazione un terzo recital nel 2008, ma la crisi economica ebbe conseguenze anche sulle sovvenzioni degli sponsor. Negli States e in particolare nella città di Filadelfia, che è assai europea dal punto di vista musicale, si tengono almeno due concerti al giorno, quasi al pari di Berlino e Vienna. C’è un bel fermento culturale e il pubblico è costituito da molti giovani rispetto a quello italiano che annovera gente di solito più adulta.

Sicuramente è stata un’opportunità unica: sono stato ospite del critico musicale Tom Di Nardo (per 14 anni commentatore sul Philadelphia Magazine dei Concerti diretti dal Maestro Muti) che mi ha fatto incontrare tante personalità: primo fra tutti il mio conterraneo Maestro Corrado Rovaris, in quel periodo Direttore dell’Opera House proprio a Filadelfia.

Quando componi o trascrivi un brano, ti capita mai di cantare al pianoforte? Intendo alla maniera di Glenn Gould, oppure anche solo mentalmente?

Ebbene si! Anche a me capita di cantare sottovoce quando suono o compongo. A proposito di Glenn Gould: mi pare che non abbia mai detto perché lo facesse. A me il cantare serve principalmente nelle parti liriche perché, in veste da interprete dei brani che studio, mi aiuta a capire la direzione della frase o a farmela suonare meglio. A volte però canto pure durante le mie composizioni e trascrizioni anche se devo dire che la musica parte più dalle dita che dal canto, nasce più dal mio strumento che dalla voce.

Tra i Recital che proponi al pubblico dal vivo, anche quando non li introduci come spesso fai, si coglie comunque nei brani un filo conduttore. A che cosa ti ispiri per creare questo file rouge che collega i vari pezzi del programma?

È vero! I miei programmi sono sempre legati da un fil rouge che può essere ispirato dal tema come ad esempio nel “Pianista all’opera” dove la trascrizione è quella di brani del repertorio lirico oppure; ne “ Il Pianista al cinema” dove ovviamente si tratta della musica da film. In altri programmi monografici è l’autore stesso ad ispirarmi e a guidare i miei stati d’animo. Ne è un esempio uno degli ultimi programmi dedicato al grande genio di Chopin.

Nella tua già significativa carriera, fin da piccolo ti sei dedicato al tuo amato pianoforte non solo come solista ma anche in collaborazione con altri strumenti suonando in varie formazioni (Duo, Trio, Quartetto, etc.) oltre che con i musicisti della tua famiglia, anche con professionisti. Quanto è importante per te la musica d’insieme?

Ritengo fermamente la musica da camera o comunque la musica d’insieme una tappa fondamentale per ogni musicista. Essendo io nato in una famiglia di musicisti (papà Giò tromba, zia Ebe flauto, fratello Orso corno francese, Nedo organo), fin da bambino ho avuto la fortuna di suonare in gruppo collaborando con strumenti a fiato ma non solo: ad es. in Duo con violinisti.

In veste di artista emergente ho avuto l’onore di suonare al Festival di Santa Fiora con il trombonista della Chicago’Orchestra, Charles Vernon. Attualmente mi esibisco spesso con la bravissima e famosa soprano Elizaveta Martirosyan (in "Ave Maria, Dolce Maria" al link: https://youtu.be/-uuiD_lIS2o).

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Ex multis consiglio:

Video musicali sul suo canale youtube

https://www.youtube.com/channel/UC4LcLAqW80ERPAJGY6e5HSQ

La playlist di Mussorgsky sul concerto dei "Quadri di un’esposizione"

https://www.youtube.com/playlist?list=PLAk-_NkksdVWrRfcZENBvz3zOWByl4zch

"Il volo del calabrone" di Rimsky Korsakov

https://www.youtube.com/watch?v=9ieoyvY2RcE

"La caccia" di Liszt-Paganini

https://www.youtube.com/watch?v=fLFqdSgvDUI

Dall’Opera variazioni sul tema "una furtiva lacrima" dall’Elisir d’amore di Donizetti

https://www.youtube.com/watch?v=GYe9duPWSqQ

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Antonella Giordano

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