LA VOCE DELL’OPPOSITORE

I motivi del “no” di Erdogan all’entrata nella NATO di Finlandia e Svezia

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Finché sarò a capo della Repubblica di Turchia, non diremo sì all’adesione alla NATO di Paesi che sostengono il terrorismo”. Così, perentorio e incontrovertibile, parla Recep Tayyip Erdogan a proposito della proposta di adesione alla NATO di Svezia e Finlandia. La posizione del capo di stato turco, quindi, perde gli ultimi aloni di dubbio che ancora permanevano. Ma, a dirla tutta, non è la crisi russo-ucraina il suo primo pensiero: tra poco meno di dodici mesi ci saranno le elezioni nella sua terra, e comprensibilmente non vorrà avere problemi “esteri” in prossimità delle urne. Erdogan, dunque, proseguirà sulla strada del cerchiobottismo tattico, come è stato denominato dall’opinione pubblica. Per “cerchiobottismo”, andando a scomodare le enciclopedie, si intende quel comportamento che permane nel mantenere una posizione neutra tra due antitetiche. Praticamente il riassunto del “tenere il piede in due scarpe” e il peccato associato da Dante agli ignavi.

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Questa insolita politica del presidente turco è motivata, almeno stando alle sue parole, dall’esito dei colloqui con i due Stati scandinavi: “purtroppo non si sono rivelati al livello previsto”. E senza l’unanimità dell’Alleanza atlantica non si accettano nuovi membri. La scelta di Erdogan nell’esprimere il suo dissenso è a suo modo strategica nelle tempistiche: questi sono pur sempre giorni chiave per gli sforzi dell’Occidente nel dare una forte sterzata nell’affrontare la Russia e dare man forte all’Ucraina. Il leader di Istanbul e dintorni, da una parte, accusa i due stati scandinavi di non proteggere la Turchia ospitando i terroristi turchi; dall’altra le rotte commerciali ed economiche del Bosforo, stante anche il sì agli F-16, potrebbero portare nel Vecchio Continente ulteriori tensioni per l’accaparrarsi il vantaggio su rivali e nemici.

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Le potenze occidentali, ancora una volta, trovano scuse con il presidente Recep Tayyip Erdogan – sostiene Cengiz Atar, professore di scienze politiche dell’Università di Atene – comprendendo le misteriose legittime preoccupazioni per la sicurezza della Turchia, che spesso equivalgono a una licenza di uccidere”. Praticamente, per l’accademico l’Occidente sta commettendo con Erdogan lo stesso errore fatto con Putin. “Ma accontentandolo solo al fine di mantenere il paese all’interno della Nato, non riescono a capire che il leader turco non è così diverso dal presidente russo e che, ancora una volta, una politica di pacificazione semplicemente non funzionerà”. In aggiunta a questo, e ciò potrebbe davvero essere una svolta, Erdogan stesso ha annunciato di voler sentire telefonicamente sia Zelensky che Putin. Per riuscire ad arrestare, o rallentare, la costante ondata di negatività che agita quelle acque.

Francesco Bulzis

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