LA VICENDA DEI CONIUGI ROSENBERG

Condannati alla sedia elettrica come spie sovietiche

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La vicenda dei coniugi Rosenberg, denunciati come spie sovietiche il 6 marzo del 1951, lascia ancora perplessi e dubbiosi tanto da suscitare indignazione dopo 70 anni dalla loro incriminazione.

I due ebrei americani Julius Rosenberg e sua moglie Ethel Greenglass subiscono una delle accuse più gravi della loro epoca, consistente nella trasmissione all’Unione Sovietica di informazioni riguardanti la costruzione della bomba atomica. Gli USA, infatti, non si capacitano dello sviluppo dell’ordigno atomico da parte dei Russi dopo appena sei anni dalla costruzione della bomba atomica made in USA. Cominciano così a sospettare di un complotto dovuto, probabilmente, a qualche spia infiltratasi negli Stati Uniti e, in particolare, nel reparto bellico con l’obiettivo di sviscerare informazioni sulla bomba atomica. A questo punto il generale americano David Greenglass, pur di risparmiarsi qualche anno di carcere, addita pubblicamente la sorella e il corrispettivo marito infiltrati dell’Unione Sovietica proprio a riguardo della cessione di informazioni importanti sull’arma nucleare.

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David sostiene che Julius fa parte di una cospirazione sovietica a tutti gli effetti, mentre Ethel invece supporta il marito nella compilazione dei documenti da inviare in Russia. Al processo i due coniugi, entrambi ebrei e uniti dall’appartenenza al partito comunista, si avvalgono della facoltà di non rispondere e affrontano insieme la condanna a morte sulla sedia elettrica decisa il 5 aprile dello stesso anno. Il 19 giugno del 1953, nel penitenziario di Sing Sing, Julius muore dopo tre scosse elettriche e per Ethel ne servono altre due; dopo la quinta scossa dal casco della donna fuoriesce del fumo. Insomma, una morte terribile e lungamente discussa.

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Qualche anno dopo emerge un’amara verità: David ammette che Julius, seppur implicato nello spionaggio sovietico, non ha nulla a che fare con l’invio di informazioni sul nucleare e Ethel finisce coinvolta suo malgrado, nonostante l’estraneità ai fatti. Nessun lieto fine ma solo un errore madornale dominato dagli anni bui della guerra fredda, in cui Stati Uniti e sovietici continuano a colpirsi ciecamente e in maniera silente. Negli USA in quel periodo prende piede la commissione d’indagine sulle attività antiamericane accompagnata da cittadini patriottici e guerraioli che operano con modalità aggressive chiunque appoggia il comunismo e i sovietici. A quel tempo un’accusa è sufficiente a perdere la dignità e la possibilità di lavorare per sempre, inoltre la sinistra oltre ad esser malvista è considerata puro intellettualismo antiamericano da eliminare. Infatti i dubbi su una sentenza pilotata con manomissioni e ricatti dal modus operandi dell’anticomunismo isterico sono più che ovvi. In un momento storico in cui americani e sovietici portano avanti una guerra ideologica, economica e politica latente, una sentenza di spionaggio russo non può che giungere ad un’unica soluzione, nonostante l’innocenza delle vittime, che lasciano orfani due bambini dell’età di 10 e 6 anni.

Alessia Gerletti

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