LA VERITÀ SULL’AMORE. LE MADRI SURROGATE (II^PARTE)

Diventare genitore in un Paese straniero...Prospettive bioetiche, legali e sociali

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Sulla crisi del rapporto tra comunicazione e crescita della società, bisogna innanzi tutto capire il punto di partenza di tanti fenomeni entro cui siamo. La realtà porta alla frammentazione costante, la comunicazione passa da terminati strumenti e la tecnologia configura la comunicazione sulla base delle tecnologie globali.

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Ritengo che questo dato sia estremamente importante e significativo perché spesso, soprattutto in Italia, si prova a strumentalizzare i temi legati ai diritti civili e la procreazione, legandoli esclusivamente agli omosessuali, introducendo così una distorsione che spesso rende difficile ragionare in modo produttivo sulle diverse situazioni.

La burocratizzazione, le procedure rendono difficile la concreta possibilità di personalizzare gli interventi che siano adeguati agli attuali tempi di contesto.

E’ legittimo il divieto di riconoscere il rapporto di filiazione tra un minore nato all’estero con maternità surrogata e il genitore d’intenzione?

Bisogna porre attenzione a non violare l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, sul diritto al rispetto della vita privata e familiare. Vi è sempre più la necessità di rivedere le leggi nazionali che regolano l’adozione internazionali ; “non aveva alcuna volontà di commettere l’illecito, avendo compiuto detta attività in un Paese dove tale pratica era perfettamente lecita”.

Ci stiamo avvicinando ad una cultura dell’indifferenza. Una società che non è capace di farsi carico di decisionalita’ in linea con l’attuale contesto. Una lettura psicologica della presa in carico con nuovi modelli d’intervento che rivedano le funzioni degli uffici governativi o il singolo individuo.

Tutto ciò genericamente non necessita tanto di nuove conoscenze, quanto di un diverso e più stretto rapporto tra le competenze tecniche (fase della diagnosi) e relazionali (fase della comunicazione).

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Grand Chambre, la Corte europea per i diritti dell’uomo, ha confermato che in caso di ricorso a tecniche di maternità surrogata all’estero, lo Stato di origine deve riconoscere il rapporto di filiazione, a tutela del superiore interesse dei minori.

Aldilà del mero aspetto teorico non può negarsi infatti che al proprio desiderio di genitorialità, si da luce così a un nuovo soggetto che necessita di adeguate risposte da parte dell’ordinamento innanzi all’attuale impossibilità di un’interpretazione costituzionalmente e convenzionalmente conforme.

La Cassazione rileva un conflitto con i principi d’inviolabilità dei diritti fondamentali del minore, di uguaglianza, di non discriminazione, di ragionevolezza e proporzionalità.

Nello specifico, a parere della Corte, il riconoscimento della decisione straniera non comporta il riconoscimento del contratto di "maternità surrogata" vietato dalla legge, ma ha come effetto il riconoscimento dello status e dell’identità del figlio.

Sarà necessario dunque ripensare un nuovo welfare che sia al passo con la materia puramente anche internazionale, pensato e organizzato sulla base del carattere multiculturale che la società sta sviluppando. I professionisti quanto le norme devono quindi essere in grado di recepire i nuovi bisogni e non cadere in ostacoli tipici da “gabbie burocratiche” rendendo le pratiche più flessibili e accessibili;

Centrale è la valutazione sull’impatto di genere e la competenza degli strumenti critici ed ermeneutici validi, intesa come capacità di attraversare i confini delle singole culture a partire dall’attribuzione di valore nell’altro.

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Questo cul-de-sac è frutto dell’ambiguità. Si tace sull’utero in affitto perché, nonostante l’eterosessualità di 8 coppie su 10 tra quelle che vi ricorrono, non si vuole affrontare esplicitamente il tema della genitorialità omosessuale. Ma il retropensiero è quello, tanto che la posizione anti-surrogata viene spesso etichettata come "discriminatoria" e "omofobica".

D’altronde non riusciamo a riconoscere ancora il valore di entrambi i genitori anche se biologicamente corretti, figuriamoci fare il passo avanti per riconoscere una maternità surrogata che in qualche modo accettiamo qualora la donna sia manchevole ma non accettiamo qualora lo sia la coppia.

Le mie riflessioni, vanno in due sensi dal momento che lo “stigma strutturale” ha un impatto deleterio sul benessere delle persone appartenenti alle minoranze sessuali e di genere ed in particolar modo attentano il superiore interesse del minore:

- richiedere, nelle opportune forme e sedi internazionali, il rispetto e la protezione dei diritti umani e del bambino, assumendo, nelle sedi competenti sia a livello europeo che internazionale, ogni iniziativa atta a favorire tutte le forme di integrazione dei protocolli operativi che abbattano le discriminazioni sociali e lavorino sull’educazione di nuove culture;

-assumere iniziative di competenza, con il coinvolgimento di tutte le Autorità e tutti gli Ordini Professionali, considerando gli omosessuali in termini affettivi e soggetti sociali;

Gli scenari possibili futuri presentano già una stima, la casistica presente dovrebbe essere valutata non come “numeri eccezionali”, ciò permetterebbe contemporaneamente di concentrarsi e di comprendere le nuove potenzialità, le risorse, lo sviluppo del bambino nelle “nuove acquisizioni del processo di crescita”.

Meglio interrogarsi sull’esigenza di come costruire nuovi metodi di lavoro conformi all’attuale contesto storico e progetti basati su idee che potrebbero funzionare o costruire un’ antifragilità interna che ci permetta di affrontare cambiamenti reali e rispettare, tutelare e promuovere i diritti fondamentali delle persone a livello comunitario.

Il problema di fondo non è la mancanza della norma, la norma c’è, in primo luogo c’è bisogno di contribuire al superamento del pregiudizio sociale, ad un cambiamento positivo degli atteggiamenti e dei comportamenti pubblici, anche rispetto alla mancata formazione delle coscienze nella accettazione dell’altro come essere completo indipendentemente da ciò che la società riconosce rotto.

Al momento l’urgenza sta nel come concentrarsi sull’apporto ambientale “facilitante” e come gestire il presente attraverso un atteggiamento forte,robusto e flessibile. E’ come si affronta un evento che fa la differenza, è quanto resisti all’urto e trasformi l’impatto in opportunità che si crea tras-formazione.

Come dice Kaleb "meglio essere meno previdenti ma forti che saper intuire e poi rimanere sorprendentementi schiacciati dalle proprie fragilità".

La letteratura e la casistica evidenziano come nelle varie fasi e passaggi, ognuno dei quali connotati da emozioni e atteggiamenti diversi, le condizioni esistenti non possono mai dirsi definitive in quanto le attuali procedure rimettono in discussione le nuove esperienze che si attivano e che richiedono nuovi adattamenti e nuove acquisizioni di metodo.

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Le conseguenze sociali, economiche e giuridiche che derivano dal ricorso di sempre più coppie alla surrogata sono molteplici e di difficile gestione, anche in Italia, dove la pratica trova degli ostacoli; è necessario attivarsi in tutte le sedi opportune per riconoscere e tutelare in maniera omogenea negli ordinamenti nazionali e internazionali i diritti e contrastare le discriminazioni.

La potenza di un sistema assiologico astratto, attualmente messo in discussione proprio dall’emersione massiccia di nuove genitorialità e tutt’altro che condiviso a livello legislativo da tutti gli Stati europei, può scontrarsi con la concreta lesione dei diritti dei minori, i quali rischiano di rimanere esposti a ingiustificate disparità di trattamento, dovute alla valutazione di scelte che non hanno concorso a determinare e che, di conseguenza, non dovrebbero produrre effetti discriminatori in relazione allo statuto dei diritti della persona di cui essi sono titolari per espresso riconoscimento costituzionale e convenzionale, oltre che interno.

Noi ci siamo allineati a quella che l’espressione della CEDU e ai pronunciamenti della grande camera poiché abbiamo ratificato sin dall’ 89 una convenzione che non riusciamo ancora ad applicare proprio in ragione del pregiudizio interno a riconoscere come superiore interesse del minore l’amore di due genitori qualsiasi essi siano che comunque arrivano ad avere un figlio.

Si possono esprimere dubbi sulle procedure e far prendere coscienza dei problemi e dei linguaggi? Si può dire che esistono problemi sociali generati dalla stessa norma di cui nessuno o pochi parlano? Quando il confine della responsabilità professionale evidenzia attraverso l’esperienza l’analisi di contesto? Quando si deroga non pretendendo una posizione? E più in generale quali sono le questioni deontologiche e etiche che si aprono?

C’è una parola, che pare adatta allo spirito dei tempi. Il tempo dell’ascolto, la riparazione, la tensione verso il rinnovamento e soprattutto verso la possibilità di fare del meglio per la società nel suo complesso.

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Valentina Farina

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