LA UEFA, LA FIGC E IL CALCIO ESTIVO. MA NE SIAMO SICURI?

L’EMERGENZA COVID19 E LE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE DICONO ALTRO

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Se mai ce ne fosse stato bisogno, la riunione tenutasi in conference call tra la UEFA e le 55 Federazioni, ha confermato la ferrea volontà da parte di tutti di tornare in campo, o per lo meno, la speranza di poterlo fare. E la UEFA lo ha fatto aprendo - per le eventuali gare di Champions ed Europa League - addirittura al mese di agosto, al termine, cioè, dei campionati nazionali (massimo fine luglio). Questo almeno uno degli scenari più realistici che è emerso al termine di questo meeting. Ma quanto sarà possibile e praticabile questa ipotesi? Ad oggi non è dato saperlo perché c’è un’emergenza ancora in corso e soprattutto perché non si hanno certezze sulla fine di questa pandemia mondiale. Inoltre, c’è un altro aspetto da tenere in considerazione. La pandemia è scoppiata in tempi e modi diversi non solo all’interno del Bel Paese, ma anche nel resto del mondo. Pertanto, perché le competizioni europee possano realmente svolgersi anche nei mesi estivi, il COVID19 dovrebbe scomparire contemporaneamente da tutti i paesi coinvolti. Ma alla luce delle notizie che arrivano ancora oggi dal resto d’Europa, sarà mai possibile tutto ciò? Purtroppo è iniziato un effetto domino che non fa ben sperare in tal senso. E non si può ripartire da soli, perché una componente non può fare a meno dell’altra, un paese è legato ineluttabilmente alle sorti dell’altro.

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Ma anche in Italia la situazione è similare perché c’è una contaminazione diversa nella tempistica tra il Nord e il Sud, un modo diverso di imporsi da parte del coronavirus che influenzerà, con ogni probabilità, il pallone dello stivale. Nel settentrione, per esempio, il contagio è scoppiato in anticipo, per cui si presuppone che terminerà in un periodo antecedente a quello del mezzogiorno dove la pandemia è scoppiata in un secondo momento. E anche in questo caso sorgono seri dubbi sulla data della eventuale ripresa, in quanto la stessa comunità scientifica fa fatica a capire “se” e “quando” ci sarà il picco di contagi e, soprattutto, in quali proporzioni. Come si può pensare, allora, di poter riprendere a giocare in “A” e in “B” dove ci sono squadre che provengono da tutta l’Italia?

Inoltre, a prescindere dalle parole del Presidente della Figc, Gabriele Gravina, che ha indicato nel 20 maggio la possibile data per la ripresa dei campionati bisognerebbe capire anche la situazione delle serie inferiori, fino ad arrivare alla LND (Lega Nazionale Dilettanti). Va considerato, infatti, che tutti questi campionati sono legati, tra loro, da promozioni e retrocessioni e l’uno dipende, inevitabilmente dall’altro. Pertanto le decisioni da adottare dovrebbero riguardare contemporaneamente tutte le Leghe e tutti i campionati.

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Ma l’emergenza economica, sportiva e sanitaria dei vari club di serie A, B, Lega Pro e dilettanti è completamente diversa. Di conseguenza, contrastanti sono anche i pareri all’interno (oltre che tra le stesse Leghe) dove ci sono in ballo, in effetti, interessi personali, disparati e discordanti.

In serie A, ad esempio, le società come Lazio, Napoli, Milan e Roma – per citarne alcune - che si ritrovano con obiettivi ancora raggiungibili pensano, probabilmente, alla ripresa del campionato.Viceversa, chi non ha più nulla da chiedere a questa stagione, potrebbe optare, giustamente, per la sospensione definitiva del campionato con la cristallizzazione dei risultati. Al contrario, squadre come Brescia, Spal Genoa, Lecce, Torino, Udinese e Sampdoria che stanno ancora lottando per un obiettivo, ma che, per esempio, rischiano la retrocessione avrebbero tutto l’interesse addirittura all’annullamento della stagione sportiva in corso. E lo stesso discorso vale per tutte le serie inferiori, anche se la Figc ha fatto capire che farà di tutto per assegnare sul campo i vari titoli sportivi.

Ma ammesso che si possa giocare anche a maggio o a giugno, probabilmente questo avverrà ancora a porte chiuse. Si aggiungerebbe, dunque, un altro problema soprattutto per le Leghe di C e dei dilettanti – ma non solo - che sopravvivono anche grazie ai proventi dei botteghini. Perché mai allora questi club dovrebbero pensare di riprendere a giocare sapendo di non avere i mezzi e la liquidità necessaria per coprire almeno i costi?

Ovviamente si tratta di ipotesi formulate solo per spiegare meglio le possibili posizioni che potrebbero avere le squadre nel caso in cui dovessero ragionare solo per meri interessi personali. Chiaramente - e legittimamente - ogni società guarda al proprio orticello, ma non va bene se ci si nasconde – in nome dei propri interessi - dietro una tragedia mortale come quella che sta combattendo l’intera umanità.

(foto da adnkronos.com e storiedicalcio.altervista.org)

Rino Lorusso

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