LA TRASFORMAZIONE DEI POSTI DI LAVORO DA INSTABILI A STABILI

Cresce con il part time involontario, le donne con figli in età scolare e la grande difficoltà economica

lavoro-precario-pensione-e1562681556963.jpg

Di seguito vengono indagate le determinanti della trasformazione dei lavoratori da instabili a stabili. I dati (che fanno riferimento al database dell’Istat- BES per le regioni italiane nel periodo tra il 2004 ed il 2018) vengono testati con le tecniche panel data con effetti fissi e panel data con effetti dinamici. Il modello stimato è indicato di seguito:

cms_19805/Foto_1.jpg

cms_19805/Foto_2.jpg

Modello econometrico stimato

I dati mostrano che la trasformazione da lavoratori instabili a lavoratori stabili è correlata:

  • In modo negativo nei confronti del tasso di occupazione: la crescita del tasso di occupazione diminuisce la possibilità della trasformazione dei lavoratori instabili in lavoratori stabili. Infatti, in caso di elevato tasso di occupazione sia i lavoratori che i datori di lavoro hanno una elevata probabilità di trovare un’altra occupazione, pertanto sia dal lato dell’offerta che dal lato della domanda vi sono scarsi incentivi di passare da lavoratori instabili a lavoratori stabili. In effetti i mercati del lavoro che sono dinamici hanno al loro interno un elevata componente di lavoratori instabili. Questi ultimi, inoltre, vengono spesso impiegati in settori che sono ad ampio impatto di capitale umano, come accade per esempio nel caso del turismo e della ristorazione. La dinamicità del mercato del lavoro, infatti, può in un certo senso essere proprio definita come la presenza di una elevata componente di lavoratori instabili rispetto ai lavoratori stabili. Occorre poi considerare che nei mercati del lavoro che funzionano, ovvero che mostrano un elevato tasso di occupazione, la figura stessa del lavoratore dipendente stabile tende ad essere superata in quanto nei mercati del lavoro attivi l’orientamento dei lavoratori è quello di svolgere delle attività professionali nelle forme del lavoro indipendente. Pertanto, anche se può sembrare controfattuale la circostanza che il tasso di occupazione sia negativamente associato alle trasformazioni di lavoro da instabili a stabili, nella realtà è assolutamente normale che si venga a determinare tale condizione per il fatto che è proprio nella dinamica dei mercati del lavoro efficienti incrementare la percentuale dei lavoratori che sono instabili.
  • In modo ambiguo con la presenza di occupati sovraistruiti: la presenza di occupati sovraistruiti risulta essere positivamente connessa alla variabile dipendente nei modelli del tipo panel data con effetti fissi e con effetti variabili, laddove è invece negativamente associata nel caso di panel data dinamico. Tuttavia, se regrediamo effettivamente la variabile dipendente con la variabile indipendente in oggetto tendiamo ad ottenere un risultato positivo. Del resto, anche la matrice di correlazione mostra una relazione positiva. Sicché possiamo intendere che l’effetto prevalente sia positivo. Certamente i lavoratori maggiormente istruiti tendono ad avere delle occupazioni maggiormente stabili e quindi per questa motivazione possono certamente incrementare la trasformazione dei lavoratori stabili in lavoratori instabili.
  • In modo negativo con il tasso di infortuni mortali ed inabilità permanente: la crescita degli infortuni riduce il tasso di trasformazione dei lavoratori instabili rispetto ai lavoratori stabili. Tale circostanza può essere ricondotta al fatto che i lavori rischiosi, per i quali si verificano più frequentemente infortuni, fanno parte dell’edilizia, dell’industria, dell’agricoltura, ambiti in cui effettivamente si fa ampio uso di lavoratori instabili o lavoratori stagionali. Del resto in questi settori vi sono anche dei lavoratori a bassa scolarizzazione, e sono proprio queste le caratteristiche dei lavori che possono in sintesi tradursi in una crescita degli infortuni e della inabilità permanente. I lavori eccessivamente rischiosi, o per i quali non sono richieste delle particolari caratteristiche di tipo professionale, sono anche quei lavori nei quali può essere difficile passare da lavoratori instabili a lavoratori stabili.
  • In modo positivo rispetto al Rapporto tra i tassi di occupazione (25-49 anni) delle donne con figli in età prescolare e delle donne senza figli: la crescita dell’occupazione delle donne con figli è certamente un elemento che manifesta la presenza di lavoratori stabili. Infatti, le donne che hanno dei lavori instabili possono vedersi imporre degli incentivi che scoraggiano la pianificazione di una gravidanza. I mercati del lavoro che offrono poche garanzie di stabilità alle donne tendono anche ad essere caratterizzate da un andamento demografico del paese di riferimento, che risulta essere sostanzialmente decrescente. In questo senso, sarebbe necessario aumentare le politiche economiche per l’occupazione di qualità per le donne per aumentare sia la produttività che l’andamento demografico.
  • In modo positivo al part time involontario: il part time involontario tende ad essere una scelta che spesso viene realizzata da lavoratori stabili, i quali per motivazioni legate alla produttività dell’azienda possono essere orientati a chiedere di svolgere le loro attività in part-time. Pertanto, la crescita del part-time involontario se da un lato manifesta delle crisi produttive dall’altro lato mostra la presenza di un mercato del lavoro che è orientato in senso ampio alla realizzazione di maggiore stabilizzazione per i lavoratori.
  • In modo positivo alla grande difficoltà economica: la grande difficoltà economica riguarda dei lavoratori che hanno delle difficoltà ad arrivare a “fine mese”. Chiaramente tali lavoratori tendono a cercare delle occupazioni stabili in quanto essi non potrebbero sopravvivere in condizione di lavoro instabile né tantomeno hanno i mezzi e le risorse per accedere al lavoro indipendente.

Conclusioni. In conclusione possiamo certamente dire che la trasformazione dei lavoratori instabili in lavoratori stabili può essere considerata un elemento positivo soltanto nei mercati del lavoro che sono mediamente efficienti e che hanno lavoratori con scarse risorse di carattere economico. Infatti nei mercati del lavoro che sono molto evoluti gli operatori tendono a svolgere l’attività di lavoratori autonomi tendendo a guadagnare di più, o al contrario, scelgono dei lavori instabili per poter ottenere maggiori vantaggi tra lavoro e vita individuale. Per quanto sia certamente da preferire un lavoro stabile ad un lavoro instabile, tale situazione è rappresentativa della presenza di classi sociali medio-basse, laddove invece le classi sociali medio-alte svolgono professioni liberali di tipo sostanzialmente autonomo.

cms_19805/Foto_3.jpg

cms_19805/Foto_4.jpg

cms_19805/Foto_5.jpg

cms_19805/Foto_6.jpg

cms_19805/Foto_7.jpg

cms_19805/Foto_8.jpg

cms_19805/Foto_9.jpg

cms_19805/Foto_10.jpg

cms_19805/Foto_11.jpg

cms_19805/Foto_12.jpg

cms_19805/Foto_13.jpg

cms_19805/Foto_14.jpg

Angelo Leogrande

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos