LA TORRE DEI TESCHI UMANI

Messico

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Nessuno può sotterrare la storia ed anche se sembra perdersi negli anni, in questo caso per secoli, tutto prima o poi ritorna. Ed eccola qui, dopo più di cinquecento anni, la scoperta delle scoperte, nel sito dove un tempo sorgeva la grandiosa capitale dell’Impero Azteco: Tenochtitlan.

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Quella che poi è stata soprannominata la torre dei teschi, fa parte del più complesso Huei Tzompantli, un enorme tempio consacrato al dio del sole, della guerra e dei sacrifici umani: Huitzilopochtli.

I conquistadores spagnoli, che colonizzarono il Messico nel 1521, avevano tramandato racconti al riguardo e non avendo mai rinvenuto reperti in testimonianza erano diventati quasi una leggenda. Si era pensato ad una esagerazione quando si parlava di torri macabre con migliaia di teschi, un’estremizzazione dei fatti per dare ancora più risalto alla consecutiva sottomissione. Ora siamo certi che non erano menzogne.

La cultura azteca era fondata sul sacrificio umano, non si sa se tale pratica sia stata assorbita da culture mesoamericane precedenti, ma è chiara l’intenzione con cui veniva effettuata. Rappresentava, infatti, il più alto grado di offerta tramite la quale questo popolo antico ripagava il proprio debito nei confronti degli dei, cercando di ottenere così la salute del mondo. Cani, quaglie, conigli, cervi, aquile fungevano da vittime sacrificali. Su queste colline venivano rotti anche oggetti e non potevano mancare tesori e la stessa arte. La scoperta degli oltre 600 teschi nel tempio di Mayor, chiamato anche grande piramide, è fondamentale testimonianza di tali riti religiosi.

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Il team di archeologi INAH, guidato da Raúl Barrera Rodríguez e da Lorena Vázquez Vallín, ha lavorato duramente per portare alla luce questo muro della parte occidentale del tempio sepolto a tre metri e mezzo di profondità. Il ritrovamento è stato effettuato nel 2015 durante il restauro di un altro edificio nella capitale messicana.

Le moderne tecnologie hanno permesso una datazione più o meno certa, la torre, infatti, risale all’epoca di Ahuízotl, sovrano della città tra il 1486 e il 1502. I teschi sarebbero stati depositati all’interno della torre dopo l’esposizione al pubblico su uno tzompantli, un tipo di intelaiatura in legno utilizzata proprio a tale scopo.

La scoperta di tale rastrelliera all’interno del tempio, anche se i pali di legno erano ormai crollati, ha dell’incredibile. I teschi che proprio lì erano stati immolati, erano frantumati o erano stati volutamente schiacciati dai conquistadores. Le dimensioni e la spaziatura dei fori hanno però consentito agli studiosi di stimare le dimensioni dello tzompantli: un’imponente struttura rettangolare, lunga 35 metri e larga dai 12 ai 14 metri, leggermente più grande di un campo da basket, e probabilmente alta dai 4 ai 5 metri.

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(Tzompantli rappresentato sulla destra del dipinto di un tempio Azteco dedicato a Huitzilopochtli; dal manoscritto conosciuto come Codice Ramírez)

Alcuni ricercatori ritengono anche che l’uccisione di prigionieri o di soggetti in generale sia un modo non solo di stabilire ma di rafforzare la gerarchia in società ampie e complesse. E più queste società erano potenti, più sacrifici si potevano dedicare, portando quindi, questo popolo ad estremizzare il rituale.

Tanti teschi, prima contenuti dal tzompantli, sono stati ritrovati quali offerte minori all’interno del tempio stesso, decorati e trasformati in maschere inquietanti.

Gli studi di Gomóz Valdás hanno aggiunto nuove interessanti informazioni alla storia che conosciamo: circa il 75% dei crani esaminati finora apparteneva a uomini, la maggior parte di età compresa tra i 20 ei 35 anni, la prima età dei guerrieri. Ma il 20% erano donne e il 5% apparteneva a bambini. Inoltre, la maggioranza delle vittime, prima di assurgere a questo ruolo sacro, godeva di buona salute.

Si credeva, infatti, fino a prova contraria, che i teschi appartenessero ai guerrieri tribali ma la vera scoperta consiste nel ritrovamento di teste di donne e bambini e, naturalmente, questo apre a nuovi punti interrogativi. La torre del prestigio, del potere, della grandezza di un impero votato al sacrificio, dalla morte alla vita, non risparmiava proprio nessuno.

Francesca Coppola

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