LA TECNOCRAZIA

Terreno di coltura per il populismo digitale

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Se oggi possiamo dire di vivere all’interno di una società che fa dell’efficienza delle proprie decisioni e dell’organizzazione dello stato i propri cardini, lo dobbiamo forse all’utopia tecnocratica espressa da Saint-Simon e da Comte, oggi completamente realizzatasi. L’idealtipo della società espressa dai due pensatori francesi è espressa da una gestione del potere in mano a imprenditori, ingegneri, scienziati, in una parola i tecnici. Al giorno d’oggi vediamo sempre più affidare a personale proveniente da settori di forte specializzazione tecnica, gli strumenti per la gestione politica, economica, sanitaria della società. Come aveva giustamente sottolineato Galbraith, le imprese pubbliche si sono evolute in tecnostrutture nelle quali uno staff di tecnici, programmatori ed esperti gestisce il potere di decisione. In particolar modo se parliamo di un’epoca, la nostra, di eterna incertezza sul futuro, viene naturale affidarsi alle solide certezze acquisite sul mercato, sull’esperienza e sulla competenza professionale, di manager funzionali a risolvere problemi sempre più locali ma con effetti globali.

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Sotto una lente storica il pensiero tecnocratico ha avuto sempre una sua attrattiva su tutte le forze politiche, in particolar modo durante periodi e tempi di crisi. Ciò che oggi non è cambiato sin dalle profezie saintsimoniane è stata la visione generale che nella società ogni cosa possa essere ridotta a un processo e a una questione di conoscenza tecnica: la tecnocrazia si è insediata ha conquistato spazio in campo politico, della conoscenza e nella comunicazione. Conseguenza dell’ascesa della cosiddetta politics of expertise è la progressiva e continua ricerca di soluzioni rapide fondate sul ricorso alla competenza e alla rapida delegittimazione dei principi democratici. Da ciò la stretta collaborazione e integrazione tra tecnocrazia, populismo e società dell’opinionismo, evidenza di un tempo in cui il modello comunicativo privilegiato è la relazione di e in rete.

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L’avanzata pressoché inarrestabile di un tecnopopulismo o populismo digitale legittima una corrente di pensiero che sostiene l’avanzata dell’indeterminatezza ideologica legata al populismo con l’esistenza della rete. Sarà all’interno del web che il populismo cercherà allora di incrementare a suo favore forme di identificazione attraverso forme di collaborazione, condivisione e di engagement proprie dello spirito di rete, con un’opinione pubblica divenuta sempre più opinionista. La garanzia offerta erga omnes di accedere a ogni piattaforma social è la realizzazione di un programma politico che si realizza senza iter e lungaggini burocratiche proprie delle forme politiche democratiche. La relazione, lo scambio di opinioni e di commenti è ad appannaggio di tutti, senza filtri all’ingresso e senza bisogno del confronto di idee. A prevalere sarà un profluvio di posizioni differenti e una generale sensazione di non aver colto l’essenza del dibattitto, un’uguaglianza senza uniformità di giudizio, uno spazio ideale per l’emergere di forme di leaderismo, pronte a far presa sull’orizzontalità di una comunicazione senza mediazione.

Andrea Alessandrino

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