LA SVEZIA SVOLTA A DESTRA

I risultati preliminari delle elezioni le danno la maggioranza in Parlamento

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cms_27493/0_(1).jpgMagdalena Andersson è premier svedese dal 30 novembre 2021, da quando il suo Partito Socialdemocratico ha ereditato la leadership lasciata dal suo predecessore Stefan Löfven. Praticamente dal 4 ottobre 2014 il parlamento di uno dei tre grandi big scandinavi è dominato dalla sinistra, e bisogna risalire al periodo partito il 6 ottobre 2006 per ritrovare la destra al potere – quando il primo ministro era John Frederik Reinfeldt, capo del Partito Moderato di centrodestra. I risultati preliminari delle elezioni attualmente in corso parlano chiaro: la maggioranza in Parlamento va alla destra. Piccolo successo non da poco: i componenti del Riksdag sono 349, eletti a suffragio universale e con carica quadriennale; la nomina avviene per sistema proporzionale – ovvero 310 seggi sono dati in 29 collegi plurinominali, i 39 rimanenti sono divisi tra i partiti. Tracciando la linea del totale di questi calcoli si ottiene che ogni partito, per poter ascendere alla massima carica politica, deve ottenere almeno il 4% dei suffragi.

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Sommando i dati percentuali, si ottiene che la Destra è avanti sulla Sinistra per 50% a 37%, mentre i centristi si accontentano di un 8% e con il restante 5% ad appannaggio dei Green. Tradotto in numeri non percentuali: 176 seggi su 349. Ovviamente il fautore di quella che, a posteriori, potrebbe essere definita un’impresa ha un nome e cognome: Ulf Kristensson. Se il Partito Moderato, e bisognerà attendere il 18 per scoprirlo, dovesse vincere la battaglia i Democratici svedesi di estrema destra anti-immigrazione diventerebbero il più grande gruppo politico alla guida di una nazione. Quando si parla di storia e politica, però, più che sovente accade che alla fine tutto ruoti attorno a un evento più importante come elettroni intorno il nucleo dell’atomo: il cambio ai vertici svedesi avviene nello stesso periodo in cui Stoccolma chiede l’adesione alla NATO, nell’ambito della guerra russo-ucraina.

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Chi si siederà accanto al re Gustavo XV dovrà saper gestire uno dei nodi più intricati, ovvero quello dei rapporti con la Scandinavia e l’est europeo. Il 58enne Kristensson, riscattando la sconfitta di misura del 2018, consoliderebbe una volta per tutte la sua posizione di leader moderato che riunirebbe sotto la stessa bandiera il centro-destra e i sostenitori più estremisti, questi ultimi alla ricerca della prima affermazione e con la voglia di sottrarre ai rivali il terzo mandato consecutivo. “La democrazia svedese deve fare il suo corso – dichiara – tutti i voti devono essere contati e noi aspetteremo il risultato”. Seconda domenica settembrina, come da tradizione consolidata: allo svincolo per la storia, la macchina politica svedese saprà finalmente se svoltare a destra oppure a sinistra.

Francesco Bulzis

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